Scoprire chi dice bugie: esiste un metodo sicuro al 100% ?

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Scoprire chi dice bugie: esiste un metodo sicuro al 100% ? BEST5.IT 2018-09-24 23:51:47
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A nessuno piace ammettere di essere stato, almeno a volte, sprovveduto o credulone.

Eppure, decine di ricerche scientifiche dimostrano esattamente questo, cioè quanto sia difficile, per tutti, capire quando ci stanno mentendo.

Lo psicologo Aldert Vrij, dell’Università di Portsmouth, ha esaminato 39 di questi studi, scoprendo che in media le persone riconoscono una bugia nel 56,6% dei casi: vale a dire poco più del 50% che otterrebbero tirando a indovinare.

Questo sostanziale pareggio tra “bugiardi” e “smascheratori” (o meglio: tra la capacità di mentire e quella di scoprirlo) ha probabilmente una ragione evolutiva.

La questione delle menzogne è infatti cruciale nella storia della nostra specie: gli uomini (come i primati) ingannano per massimizzare le proprie possibilità di riproduzione e di sopravvivenza. Per gli stessi motivi, però, devono anche sapere distinguere tra chi mente e chi non lo fa.

L’abilità di dire bugie e quella di smascherarle si sono evolute insieme. Ma esiste un metodo sicuro al 100% per smascherarle? Scopriamolo insieme.

 

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1. Nervosi? Anche no

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Eppure, ancora oggi si pensa che chi mente semini sempre indizi di nervosismo (aumento del battito cardiaco, sudorazione ecc.), capaci di svelare le intenzioni truffaldine...

È una convinzione antica: all’epoca dell’Inquisizione, per esempio, l’accusato doveva leccare per tre volte un attizzatoio riscaldato sul fuoco.

L’idea era che gli innocenti avrebbero avuto saliva sufficiente per impedire l’ustione, mentre ai colpevoli l’ansia avrebbe asciugato la bocca, procurando loro la giusta punizione. Non funzionava, e non funzionerebbe neanche oggi.

Tentando di misurare il nervosismo dei mentitori, lo psicologo Richard Gramzow, della Northeastern University di Boston ha intervistato un gruppo di studenti sul loro esito in alcuni esami (che in realtà già conosceva) dopo averli collegati a un’apparecchiatura che misurava la frequenza cardiaca.

Quasi la metà degli esaminati esagerava i propri successi, ma i dati sull’attività del cuore dimostravano che i bugiardi non erano più stressati degli onesti. Anzi, erano leggermente più
rilassati.

Un’altra convinzione diffusa è che chi mente tenda a lanciare occhiate verso l’alto e a destra, mentre chi è sincero guardi verso l’alto a sinistra.

Questo perché si pensa che quando recuperiamo un ricordo guardiamo verso sinistra, e dunque siamo sinceri, mentre quando inventiamo qualcosa guardiamo verso destra.

Lo psicologo Richard Wiseman della University of Hertfordshire ha messo alla prova questa affermazione, senza trovare però nessuna correlazione tra la direzione dello sguardo delle persone e le bugie o le verità che esse dicevano.

 

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2. Microespressioni e meglio non pensarci

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  • Microespressioni
    Che dire allora delle tecniche per smascherare i bugiardi scrutandone il viso, come quelle rese celebri dalla serie televisiva Lie to me?
    Paul Ekman, lo psicologo che ha ispirato il telefilm, sostiene di riuscire a individuare almeno nel 70% dei casi le microespressioni del volto, vale a dire i piccolissimi movimenti dei muscoli facciali che non sarebbe possibile controllare quando si dissimula un’emozione.
    La sua società è stata impiegata nella creazione di un software capace di riconoscere negli aeroporti gli individui potenzialmente pericolosi. I risultati?
    Finora, il sistema non ha permesso di individuare nemmeno una persona realmente coinvolta in attività terroristiche, mentre sembra incentivare il fermo di persone appartenenti a minoranze etniche.
    Per questo ne è stata chiesta la sospensione dal Dipartimento della sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

 

  • Meglio non pensarci
    E quindi, non esiste proprio modo per riconoscere le bugie? In realtà qualche indicazione c’è.
    La prima, suggerita da uno studio del 2014 dell’Università della California a Berkeley, è quella di affidarsi all’intuito.
    Nei risultati degli esperimenti degli studiosi statunitensi, infatti, il ragionamento sul comportamento altrui può allontanare dalla verità, mentre strategie di decifrazione indirette o addirittura inconsce si sono rivelate più efficaci nello smascherare i bugiardi.
    Una conclusione inaspettata, però coerente con il risultato di un’altra curiosa ricerca del 2016, svolta dall’Istituto di Tecnologia dell’Università dell’Ontario e dall’Università di Amsterdam.
    A un gruppo di volontari è stato chiesto di capire se le affermazioni fatte da una donna in una serie di filmati fossero veritiere oppure no.
    In un terzo dei video, la donna indossava un velo che lasciava scoperti solo gli occhi, in un altro terzo il hijab, che nasconde solo i capelli, nell’ultimo non aveva alcun velo.
    Sorprendentemente, i volontari si sono rivelati molto più abili nello scoprire le bugie quando la donna indossava uno dei due veli.
    Come dire che, con meno informazioni, un ipotetico “rivelatore di bugie” nel nostro cervello funzionerebbe meglio.

 

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3. Sforzo mentale e "non dirmelo, scrivilo"

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  • Sforzo mentale
    Un altro metodo parte dalla considerazione che, anche se non necessariamente è causa di stress, mentire richiede un notevole sforzo mentale.
    Occorre riflettere su ciò che gli altri sanno già o potrebbero scoprire, valutare ciò che è plausibile e combacia con quanto detto in precedenza e inoltre, in generale, chi mente deve fare un doppio lavoro di ragionamento: non solo deve creare una menzogna ma anche nascondere una verità.
    Di conseguenza, il bugiardo manifesterà comportamenti associati alla necessità di riflettere bene e ponderare ogni cosa che dice. Attenzione però: non sempre funziona.
    Come sostiene Luigi Anolli, docente di Psicologia della comunicazione e Psicologia culturale all’Università Cattolica di Milano e autore di Mentire (il Mulino), gli indizi non verbali che accompagnano le bugie sono numerosi e di diverso tipo. Inoltre sono personali: insomma, ognuno mente a modo suo.
    Non è consigliabile quindi affidarsi a teorie stereotipate, perché si rischia di sbagliare ancora di più.

 

  • Non dirmelo, scrivilo
    Riassumendo: ognuno di noi può lasciare trasparire degli indizi di bugia, ma sono diversi per ciascuno.
    Bisogna dunque prima osservare attentamente le persone per individuare i comportamenti non verbali che mettono in atto quando mentono, rispetto a quelli che manifestano quando dicono la verità... e poi fare il confronto.
    Un’alternativa però c’è. L’esperto di comunicazione Jeff Hancock della Cornell University ha chiesto ad alcuni studenti di annotare per una settimana tutte le conversazioni faccia a faccia, le telefonate, gli sms e le email, e poi di passare in rassegna la lista indicando quali contenessero una menzogna.
    Risultato: i partecipanti avevano mentito nel 14% delle email, nel 21% degli sms, nel 27% delle conversazioni faccia a faccia e nel 37% delle telefonate.
    Secondo Hancock le persone sono riluttanti a mentire nelle email perché queste ultime rimangono memorizzate, perciò le parole potrebbero ritorcersi contro il mittente.
    «Così, se volete ridurre al minimo il rischio di essere presi per i fondelli», osserva Wiseman, «chiedete di scrivervi un’email».
    Oppure, si potrebbe adottare un trucco suggerito da Aldert Vrij. Si tratta di chiedere al presunto bugiardo di raccontare la medesima storia al contrario, partendo cioè dalla fine e specificando quanti più dettagli possibile. Oppure di provare a disegnare su un foglio la scena di cui ha appena parlato, tracciando tutti i particolari indicati.
    Difficilmente chi mente prepara una versione a rovescio della bugia e di solito non presta attenzione ai dettagli spaziali, che quindi in un disegno risulterebbero imprecisi.
    Così aumentano le incongruenze e i nodi vengono al pettine.

 

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4. Attenzione ai segnali di nervosismo

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Anche se scoprire un bugiardo non è facile, si può tentare: cercando i segni dello sforzo di nascondere la verità.

Ecco, secondo lo psicologo Richard Wiseman, i 5 segnali a cui occorre prestare attenzione:

  1. I bugiardi si inventano storie mai accadute, di conseguenza tendono a prendere le distanze dalla bugia e a riferirsi di rado a se stessi, utilizzando un linguaggio impersonale.
    Usano quindi più raramente parole come “io”, “mio”, e prediligono “suo” e “sua” rispetto ai nomi propri. Possono dire, per esempio, “... visto che suo cugino pensava che ...” invece di “...visto che mio cugino...”.
  2. Poiché mentire è impegnativo, i bugiardi hanno bisogno di concentrarsi e di conseguenza tendono a non muovere troppo le braccia o le gambe e a gesticolare poco. Occorre dunque prestare attenzione se qualcuno improvvisamente diventa immobile.
  3. I bugiardi sono spesso più esitanti rispetto a chi dice la verità e tendono a inciampare nelle parole.
    Occhio a chi usa troppe volte intercalari come “mmmm...” o “eeee...” o confonde i termini tra loro.
  4. Poiché devono pensare a che cosa dire prima di parlare, i bugiardi tendono a impiegare più tempo a rispondere. Attenzione a chi fa molte pause prima di dire la sua.
  5. I bugiardi normalmente appaiono anche più evasivi, poiché evitano il più possibile di rispondere alle domande in modo esauriente, magari cambiando argomento o ponendo quesiti a loro volta.

 

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5. La macchina della verità e il siero

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La macchina della verità funziona?

Anche se in alcuni tribunali, soprattutto americani, è ancora utilizzato, il poligrafo (o “macchina della verità”) è quasi ovunque considerato non valido come test per accertare la verità.

La macchina, infatti, non fa altro che misurare i livelli di stress e ansia vissuti dalla persona interrogata partendo dal presupposto che chiunque dica bugie abbia questo tipo di reazione.

Molte ricerche, invece, hanno dimostrato che spesso i bugiardi riescono a controllare perfettamente le proprie reazioni, risultando in definitiva meno stressati di chi è innocente ma può essere intimorito dallo strumento.

... e il siero? La somministrazione di farmaci psicoattivi, come il Sodium Penthotal, noto anche come “siero della verità”, è classificata dal diritto internazionale come una forma di tortura.

Il farmaco induce uno stato prossimo al sonno, facilitando la temporanea rimozione dei filtri mentali. A chi è somministrato capita così di iniziare a parlare senza sosta, producendo tantissime informazioni.

È stato accertato però che queste notizie possono contenere in egual modo verità e bugie. Dunque, il siero non è uno strumento utile per impedire alle persone di mentire.

 

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