La Seconda Guerra Mondiale: 5 fatti importanti da conoscere

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La Seconda Guerra Mondiale: 5 fatti importanti da conoscere BEST5.IT 2016-12-09 11:38:48
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La Seconda Guerra Mondiale è il conflitto che tra il 1939 e il 1945 ha visto confrontarsi da un lato le potenze dell'Asse (Germania, Italia e Giappone) e dall'altro i paesi alleati (Inghilterra, Francia, U.S.A. e Unione Sovietica) per contrastare il disegno egemonico di Hitler. 

 Il conflitto ebbe inizio con l'invasione della Polonia da parte della Germania, e si concluse con il bombardamento atomico ai danni del Giappone e la resa di quest'ultimo.

Tra le cause del conflitto c'è l'insoddisfazione dei paesi sconfitti nella Grande Guerra su cui vengono fatti gravare gran parte dei costi del conflitto; questo negli anni crea un forte malessere economico e sociale che si aggrava con la crisi del 1929 e apre la strada a regimi totalitari come quello nazista in Germania e quello fascista in Italia.

La seconda guerra mondiale è considerato il più grande conflitto armato della storia, e costò all'umanità 6 anni di incalcolabili sofferenze, distruzioni e massacri per un totale di 55 milioni di morti.  

Nel corso della guerra si consumò anche la tragedia dell'Olocausto perpetrata dai nazisti nei confronti degli ebrei, omosessuali, rom ecc. 

Ma vediamo 5 fatti molto importanti riguardanti questo disastroso conflitto, ricordato da tutti come "la più sanguinosa ecatombe che la storia ricordi".

LEGGI  Pietro il Grande e San Pietroburgo

1. La Seconda Guerra Mondiale: 1939-1942

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Dalla metà degli anni Trenta, le convergenze ideologiche tra i regimi fascisti in Europa e il governo militarista del Giappone assumono la dimensione di alleanza strategica.

All’ormai evidente intenzione di Hitler di sferrare un’offensiva ai confini orientali per la conquista di quello che egli definisce lo ‘spazio vitale’ degli interessi tedeschi, né la debole Società delle Nazioni né le due potenze democratiche, Francia e Gran Bretagna, paiono in grado di opporre esistenza.

Così i nazisti possono mettere in atto la loro politica di annessione: nel 1938, con l’unificazione al Reich dell’Austria (Anschluss, marzo) e dei Sudeti; nel 1939, con l’occupazione di Boemia e Moravia. Mussolini tiene il passo occupando l’Albania.

Il successo delle operazioni spinge Hitler a rivendicare il territorio polacco alle porte di Danzica, coltivando un piano ben più ambizioso che presuppone l’edificazione di un nuovo ‘ordine mondiale’, di cui il Reich sarebbe diventato il supremo beneficiario.

Inglesi e francesi si impegnano a difendere l’integrità territoriale dello stato polacco. La Germania si cautela alle frontiere orientali stipulando un patto di non aggressione con l’Unione Sovietica che, presagendo l’imminente conflitto, pensa di potersi rafforzare in Europa.

Il 1° settembre del 1939 l’esercito tedesco attacca la Polonia; il 3 settembre Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra al Reich: inizia la seconda guerra mondiale, un conflitto che affonda le sue radici nello spirito di rivincita del primo dopoguerra, nella crisi economica, nella militarizzazione degli apparati produttivi e nelle ambizioni espansionistiche dei regimi totalitari.

La Germania annienta la Polonia, aggredita al contempo dai sovietici che si impossessano anche delle repubbliche baltiche e della Finlandia.

Nella primavera del 1940 Hitler sferra l’attacco a nord, contro Danimarca e Norvegia, e a ovest, avanzando nei Paesi Bassi, in Belgio e in Lussemburgo. La Francia, sorpresa dall’efficienza e dalla modernità delle armate tedesche, si arrende in breve tempo.

In tutta l’Europa occupata si instaurano regimi collaborazionisti e comincia la persecuzione contro gli ebrei, che vengono deportati nei campi di concentramento (lager).

Mussolini porta l’Italia in guerra nel giugno del 1940, ma le sconfitte in Africa e in Grecia lo costringono a un ruolo subalterno.

I fronti del conflitto si ampliano su scala mondiale con le campagne nei Balcani, in Africa, con l’attacco del Giappone agli Stati Uniti a Pearl Harbor e con l’invasione tedesca dell’URSS.

Fino alla fine del 1942 le sorti della guerra sono a favore delle potenze dell’Asse, ma alcuni importanti risultati degli Alleati lasciano prevedere un ribaltamento delle posizioni.

2. La Seconda Guerra Mondiale: la vittoria degli alleati (1942-1945)

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Nei primi mesi del 1943 le sorti del conflitto cominciano a volgere al peggio per i tedeschi e per i giapponesi.

In molti paesi europei i movimenti di esistenza, che si erano formati al momento dell’occupazione tedesca, riprendono vigore, si organizzano politicamente e militarmente e attuano azioni di propaganda, sabotaggio e guerriglia partigiana.

In Africa un corpo di spedizione alleato costringe gli italo-tedeschi a ritirarsi dall’Egitto, dalla Libia e dalla Tunisia: poco dopo avviene lo sbarco alleato in Marocco e in Algeria.

Sul fronte russo la grande battaglia di Stalingrado ribalta l’andamento del conflitto restituendo fiducia a tutte le forze impegnate nella lotta al nazismo.

Nel Pacifico i giapponesi perdono posizioni sotto l’incalzare inarrestabile degli attacchi aeronavali degli Stati Uniti.

Nel luglio del 1943 gli angloamericani sbarcano in Sicilia e iniziano a risalire la penisola italiana. Lo sbarco alleato provoca il crollo del fascismo: il re fa arrestare Mussolini e nomina capo del governo il generale Badoglio.

In risposta Hitler fa affluire in Italia nuove truppe. A questo punto la situazione precipita: l’esercito italiano è allo sbando, mentre Badoglio e il re fuggono da Roma.

Mussolini, che gli stessi tedeschi hanno liberato dal carcere, ricostituisce nel nord un governo fascista (repubblica di Salò). 

Vengono allora allo scoperto i partiti antifascisti, la cui azione dà impulso alla Resistenza che passa alla lotta armata contro l’occupazione tedesca e contro i fascisti di Mussolini.

Nel 1944 il cerchio si stringe intorno alla Germania: le truppe sovietiche, liberato il territorio dell’URSS, avanzano nei Balcani e in Polonia e successivamente cadono tutti gli stati filonazisti dell’Europa orientale.

Gli Alleati, che hanno operato un gigantesco sbarco in Normandia, liberano la Francia e solo per l’intransigenza di Hitler il conflitto si prolunga oltre ogni attesa, facendo subire alle popolazioni pesanti bombardamenti.

Nel febbraio del 1945 a Jalta i capi di stato dei tre paesi vincitori, Churchill, Roosevelt Stalin, pianificano la futura spartizione del mondo in distinte sfere di influenza.

L’epilogo del conflitto si consuma tra la primavera e l’estate del 1945: l’Italia del nord viene liberata; Hitler si suicida nel suo bunker a Berlino e la Germania firma la resa.

Il Giappone si arrende dopo aver subito due bombardamenti atomici che pongono drammaticamente fine a una guerra che ha provocato oltre 50 milioni di vittime.

3. La Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico

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Nel fronte del Pacifico la guerra scoppia quando il Giappone estende la propria zona di influenza in Asia orientale e occupa un vasto impero che comprende oltre a quasi tutte le isole poste fra Asia e Australia, anche parte della Cina e dell’Indocina.

Unica potenza disposta a contrastare l’espansionismo nipponico è l’America, che comincia con dure sanzioni economiche.

La risposta giapponese è un attacco senza preavviso contro la flotta statunitense a Pearl Harbor (nella foto).

L’ingresso in guerra degli Stati Uniti non provoca effetti immediati a causa del ritardo di preparazione del loro esercito: così fino a metà 1942 i giapponesi possono continuare a espandere i propri domini.

L’inversione di tendenza si percepisce quando una flotta nipponica viene sconfitta presso le Midway, ultimo baluardo americano nel Pacifico occidentale.

Da quel momento l’enorme potenziale industriale americano si trasforma in un apparato bellico capace di ricacciare le armate del Sol Levante sempre più vicino alla madrepatria.

Quando gli americani occupano l’isola di Guam cominciano anche terribili bombardamenti sulle città del Giappone.

Nel 1945 l’impero giapponese è ridotto allo stremo, ma ancora risoluto a resistere. Il presidente americano Truman decide di usare una nuova terribile arma: in agosto due bombe atomiche radono al suolo le città di Hiroshima e Nagasaki.

4. La Seconda Guerra Mondiale in Italia

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Il fascismo in Italia crolla nell’estate del 1943 come esito dei rovesci militari subiti su tutti i fronti.

Non appena gli angloamericani sbarcano in Sicilia (9-10 luglio 1943), Mussolini viene messo in minoranza nel Granconsiglio del fascismo e costretto alle dimissioni dal re.

Arrestato, viene sostituito dal maresciallo Pietro Badoglio, che intavola trattative segrete con gli anglo-americani per porre fine al conflitto.

L’8 settembre 1943 è annunciato l’armistizio con gli Alleati: è un momento drammatico in quanto l’esercito italiano si sfascia.

I tedeschi reagiscono occupando l’Italia fino a Napoli e costituendo un governo fascista, la Repubblica sociale italiana (repubblica di Salò). 

Gli Alleati devono così iniziare la contrastata risalita della penisola che durerà quasi due anni e porterà grandi lutti e distruzioni. Nella primavera del 1945, superano le ultime resistenze tedesche e marciano verso le grandi città del nord.

Qui, tra il 23 e il 30 aprile 1945, l’insurrezione partigiana contribuisce alla liberazione dei principali centri urbani.

Mussolini, catturato a Dongo sul lago di Como , viene fucilato e il suo corpo esposto alla folla in piazzale Loreto a Milano.

5. La cortina di ferro

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Ingenti rovine materiali sono la pesante eredità lasciata dalla guerra, a cui si aggiungono la perdita di milioni di uomini e la ferita che il genocidio degli ebrei ha inferto alla coscienza europea.

L’Europa, stremata dal conflitto, pare avviata al declino: il suo futuro è ormai nelle mani delle due grandi potenze, USA e URSS, il cui intervento militare è stato risolutivo.

Queste due grandi nazioni, le uniche in grado di trarre vantaggio dall’esito della guerra, con eserciti di livello assolutamente superiore alle altre nazioni, cominciano a indentificarsi come ‘superpotenze’ e come tali tendono a dividersi il mondo, a partire dall’Europa, in zone di influenza che ben presto si trasformeranno in veri e propri blocchi, estremamente compatti.

A differenza di quanto era avvenuto dopo la prima guerra mondiale, i mutamenti territoriali non sono nel complesso di grande entità, con la sola eccezione della Germania che viene divisa in quattro zone di occupazione militare e poi, nel 1949, in due stati: la Repubblica federale e la Repubblica democratica.

La capitale storica, Berlino, è a sua volta divisa in due settori: occidentale, sotto controllo delle truppe americane, francesi e inglesi, e orientale, tenuto dai sovietici.

L’URSS estende la sua zona di influenza dando attuazione al principio della guerra di conquista conquista di cui non aveva fatto mistero sin dal 1943: nelle zone centroorientali liberate dall’Armata rossa (Romania, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Cecoslovacchia) vengono imposti regimi comunisti. Inoltre i paesi baltici e alcune regioni dell’Ucraina, della Bielorussia e della Prussia orientale ingrandiscono il territorio dell’Unione Sovietica stessa.

Per diversi anni in tutte le zone maggiormente coinvolte nel conflitto avvengono migrazioni di milioni di uomini, usciti dalla prigionia o in fuga dai nuovi regimi alla ricerca di un luogo di libertà.

Sono tedeschi che scappano dalle zone occupate dai sovietici, ebrei sopravvissuti allo sterminio, prigionieri di guerra di tutti i paesi, esuli e profughi di ogni nazionalità. 

L’Italia viene privata delle colonie, già perse in guerra, di Rodi e del Dodecaneso, passati alla Grecia, dell’Istria e dei porti dalmati andati alla Iugoslavia, di alcune aree ai confini con la Francia.

Trieste viene dichiarata ‘territorio libero’ e divisa in due amministrazioni: italiana e iugoslava.

Le ferite più gravi si aprono ai confini orientali italiani: un grande numero di profughi proveniente dalle comunità di italiani abitanti in Istria e Dalmazia, sceglie di abbandonare la propria terra per venire a vivere in Italia.



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