Setter inglese (English Setter): un cane elegante, sportivo e un po’ …felino

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Setter inglese (English Setter): un cane elegante, sportivo e un po’ …felino BEST5.IT 2017-05-24 11:40:21
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Che il Setter Inglese sia super efficiente e davvero polivalente, non ha certo bisogno di essere provato, tanto i suoi stati di servizio sono al riguardo elogiativi, nella caccia come in concorso.

Questo cane, però, offre un qualcosa in più, con il suo modo, il suo stile incomparabile. Unisce alla potenza, senza pesantezza, l’eleganza delle forme.

Il suo aspetto denota grande facilità di movimenti, muscoli lunghi, ossatura non troppo forte con un aspetto particolarmente gradevole e con lo sguardo sempre dolce, attento e vivace.

Il Setter Inglese si abitua perfettamente alla vita del canile, ma è anche un meraviglioso compagno da portare sempre con sé. Ama il comfort, è molto dolce ed è sempre alla ricerca di una carezza, un po’ felino in queste sue abitudini.

Dato che è molto elegante, anzi ha decisamente della classe, un bel mantello, uno sguardo che intenerisce, è perfetto anche come cane da casa, tanto più che non è troppo ingombrante e ubbidisce senza difficoltà, ma a condizione di abitare presso un padrone molto sportivo, in quanto ha bisogno di molto esercizio.

Oggi scopriremo l’origine, la storia, il comportamento, lo standard e tante altre cose di questa straordinaria razza canina: il Setter Inglese (English Setter).

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1. Origine e storia (prima parte)

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I Setter, e il Setter Inglese in particolare, hanno per antenati i cani chiamati in Francia Chiens d’Oysels (cani da volatili), o chiens couchants, per la caratteristica di distendersi sul terreno.

Oltre Manica, i cani da caccia di questo tipo erano chiamati ‘Setting Spaniels’, prima che si affermasse il termine ‘Setter’.

Di qualsiasi paese siano, i cani da volatili, o chiens couchants o cani da rete o cani da ferma, hanno a lungo conservato il mistero che circonda la loro origine. Come per gli Epagneul, che furono anch’essi Chiens d’Oysels, non è possibile dire se i Setter provengano o meno dalla Spagna.

Il fatto che le più antiche citazioni britanniche di questi cani siano posteriori ai trattati di caccia di Gaston Phébus e di Henri de Ferrières (apparsi alla fine del XIV secolo) non indica necessariamente che siano degli Epagneul del continente.

Quello che si può comprendere, invece, è il processo che ha portato alla nascita dei cani da ferma. Il punto di partenza fu verosimilmente la falconeria. Per poter fornire la loro tavola di selvaggina di penna, i signori medievali sono stati costretti a ricorrere a un cane dotato di qualità particolari.

Anziché utilizzare un Levriero per fare alzare i volatili, si diede come aiuto al rapace un cane capace di trovare, grazie al suo fiuto, la selvaggina nascosta. Ma per prendere uno stormo di pernici il sistema più adatto non era certo il ricorso al falcone: molto più efficace era una rete munita di piombi.

Si chiese perciò al cane di assumere la posizione di ferma distesa, sia per evitare che venisse ferito dai pesi che appesantivano la rete, sia per non essere ostacolati dalla sua presenza al momento di gettare la rete stessa. Era nato il cane da ferma.

Nel corso dei secoli, furono selezionate numerose varietà di questi Setter. A rigore, non si trattava di razze distinte, ben definite, ma di stirpi allevate da o per grandi aristocratici. E stato possibile citarne una buona dozzina, distinguibili in base al mantello e alla lunghezza del pelo.

Si ebbero così i Setter di Norworth Castle e di Feather Castle, con pelo fitto, bianco e marrone, ritenuti discendenti di un’antichissima famiglia allevata dal conte di Carlisle. Quelli di lord Lovat erano neri e bianchi o anche tricolori, e si distinguevano perciò dai cani di lord Seafield e del conte di Southesk, che avevano pelo bianco ravvivato da macchie arancioni o gialle.

Quanto ai Setter di lord Ossulton, erano conosciuti per la loro livrea completamente nera, come quelli del conte di Tankerville, mentre quelli di un certo Lord avevano delle macchie bianche.  Altre stirpi rinomate di Setter erano allevate dal conte di Derby e dal conte Anson.

Vi erano anche esemplari completamente bianchi, nel Galles, mentre altri avevano un pelo estremamente folto ed erano noti come Russian Setter, per quanto la loro nazionalità russa non sia stata accertata. Agli inizi del XIX secolo, sia per eccesso di consanguineità, sia per mancanza di selezione, un certo numero di queste stirpi si indebolì o corse il rischio di scomparire.

Senza dubbio, tra quelle che riuscirono a superare questo difficile passaggio i cinofili avrebbero potuto creare parecchie razze locali o regionali di Setter, come si è verificato nella famiglia degli Spaniel. Nel caso dei Setter intervenne, però, un certo Edward Laverack... La reputazione di questo allevatore raggiunse un livello tale che si è potutto chiamare il Setter Inglese ‘Setter Laverack’.

Questa denominazione ha superato le frontiere ed è ancora impiegata al giorno d’oggi (anche se spesso in senso restrittivo per indicare i soli Setter inglesi con mantello ‘blu-belton’). Si tratta di un fenomeno piuttosto sorprendente, dato che il Setter Inglese esisteva ben prima di Laverack, come si preciserà più avanti, e ha continuato a perfezionarsi dopo di lui: ed è proprio di questo che si intende parlare.

Durante vent’anni, dal 1825 al 1845, Laverack andò alla ricerca dei migliori Setter, passando al setaccio tutto il paese. Effettuò anche numerosi tentativi di allevamento, prima di concentrarsi su una linea molto antica, salvaguardata dal reverendo

A. Harrison, dal quale acquistò due soggetti, fratello e sorella: il maschio si chiamava Ponto e la femmina Old Moli. Accoppiando questi due cani e ricorrendo sistematicamente a una consanguineità stretta, egli ottenne una propria linea (e non una razza) che divenne, nell’arco di una decina d’anni di selezione, molto rinomata.

In occasione delle prime esposizioni canine, che vennero organizzate verso il 1860 ai soli fini di confrontare i meriti dei migliori cani da ferma, Laverack vinse un gran numero di primi premi. E quando, cinque anni più tardi, vennero introdotte le prime prove di lavoro, i field-trial, continuò ad accumulare ricompense. Laverack accumulò più di trenta titoli di campione, fatto che è tanto più considerevole se si pensa che allora i concorsi erano assai meno numerosi di oggi.

Una tale egemonia ebbe una grande risonanza e i suoi Setter venivano disputati a peso d’oro ben oltre le frontiere della Gran Bretagna. Laverack fu il primo grande allevatore celebre ed è senza dubbio questo il motivo per cui il suo nome venne legato al Setter Inglese. Egli, però, non pretese mai di aver creato una nuova razza. La sua opera I Setter (1872) è esplicita a questo riguardo.

I meriti di Laverack sono enormi. Infatti, fu lui a fissare le caratteristiche del Setter Inglese nel suo tipo moderno, quello cioè di un cane dal fiuto acuto e capace di braccare con rapidità. Come allevatore, tuttavia, non riuscì più a fare progredire la sua linea, che probabilmente fu quasi sul punto di estinguersi.

Al contempo si erano moltiplicati i concorsi di bellezza e di lavoro ed era sorta una formidabile emulazione tra gli allevatori di Setter e quelli di altre razze (il Pointer aveva raggiunto nello stesso periodo di tempo una grande rinomanza).

Peraltro, la caccia con il cane da ferma si evolveva: praticata secondo un’ottica sempre più sportiva, con armi dalle prestazioni sempre più elevate, nei confronti di una selvaggina che andava rarefacendosi, esigeva cani specializzati in una cerca molto ampia e condotta in modo molto attivo, con qualità olfattive all’altezza della rapidità auspicata.

Fortunatamente, un altro allevatore, Purcell Llewelyn, stava operando per permettere al Setter Inglese di compiere un nuovo balzo in avanti. Il suo allevamento, avviato nel 1869, ebbe come base tre soggetti di Laverack.

Utilizzando altri apporti di sangue, senza trascurare un allevamento tra consanguinei, egli riuscì nell’intento di mantenere la razza nelle condizioni ottimali. Infine, un terzo allevatore si occupò di continuare l’opera di Llewelyn quando quest’ultimo si ritirò dall'attività, nel 1925: William Humphrey.

Questa trilogia di grandi allevatori prova che il destino delle razze non è simile a quello delle grandi fortune (il nonno la crea, il padrone la mantiene, il figlio la dilapida). Sembra anche che una razza di utilità sia in continua evoluzione: se la si vuole fissare in modo definitivo, muore.

L’aspetto più curioso a proposito del Setter Inglese è che il suo standard si è fissato, per certi versi, sul modello del cane di inizio secolo! Ma ritorneremo su questo argomento.

2. Origine e storia (seconda parte)

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È tuttavia certo che, se ci si ostina a voler continuamente far progredire una razza, questa può perdere la sua identità e finire ineluttabilmente per scomparire, proprio come se le mancasse la capacità di rinnovarsi.

Così, il Setter Inglese, se si fosse conformato alle esigenze delle corse di velocità in cui si erano trasformati i field-trial, avrebbe potuto diventare un Pointer a pelo lungo.

Questo pericolo non risale a ieri, dato che, in un articolo comparso nel 1889 nella rivista La Chasse illustrée (La caccia illustrata), Emile Frachon poteva scrivere:
«Se mi fosse concesso di esprimere una riserva sul modo con il quale le qualità del concorrenti vengono apprezzate, in Inghilterra e sul continente, mi limiterei a segnalare il dispiacere di vedere la velocità assumere un’importanza crescente nella mentalità dei giudici, al punto da eclissare spesso altre qualità di ordine più pratico».

Alcuni Setter Inglesi hanno allungato gli arti, mentre al contempo il peso corporeo diminuiva, la cassa toracica si restringeva, la loro opulenta pelliccia diventava misera, quando la razza deve invece essere «vicino a terra, rivestita di sete magnifiche» e brillare tanto per la resistenza quanto per la rapidità.

Beninteso, la razza non tardò a insediarsi in Francia, a partire dal 1880. L’inizio fu un po’ stentato, in parte perché veniva indicata con nomi diversi: Setter Laverack, ma anche, per un certo periodo, Épagneul Inglese. Il suo successo coincise con la comparsa dei primi field-trial in territorio francese.

Fu infatti un Setter Inglese, Prieffet Prince Fred, appartenente a un certo Grassal, a vincere il primo concorso di questo genere, organizzato nel 1887 dalla Società centrale canina a Esclimont, nell’Oise, davanti a numerosi concorrenti britannici (i quali potevano ancora recarsi in Francia perché non vi era allora quarantena al ritorno in Gran Bretagna).

Questo risultato dimostra che i cani inglesi importati in Francia erano di eccellente qualità e in mano a conoscitori, tra i quali si possono citare i signori Bellecroix, Gauthier, Mulard, Colombel; i migliori cani furono, in particolare, Champion Royal IV, Télamont, Sir Gilbert, Lord Tom, Royal Prince...

In Italia il Setter Inglese cominciò ad affermarsi ai primi del ’900 con risultati mediocri, e per vedere dei buoni soggetti bisogna attendere il primo dopoguerra e precisamente il 1924, durante lo svolgimento delle prove su selvaggina naturale a Bolgheri, dove si affermò Lingfield Felix, importato dal comm. Nasturzo di Genova.

Da questo momento la razza ha ottenuto in Italia consensi sempre maggiori, fino ad arrivare al primo riconoscimento internazionale con la vittoria di Dira del Tidone nella Coppa Europa del 1950. Oggi il Setter è la razza più diffusa dopo il pastore Tedesco.

Se il Setter Inglese si è così rapidamente e saldamente insediato, lo si deve al fatto che era un cane al contempo brillante, rapido, spettacolare — il «gentleman dei cani da ferma» — e capace di cacciare su terreni molto vari: pianura, bosco, palude, senza fatica o paura della vegetazione o delle intemperie.

Tuttavia, i difensori delle vecchie razze francesi non hanno trascurato di criticare il Setter Inglese (pur servendosene per rigenerare parecchie razze di Epagneul), al pari di altre razze britanniche (e soprattutto del Pointer). Sembra che i cacciatori abbiano ben presto rimpianto i primi Setter, più massicci, e perciò meno veloci e più resistenti, perché meglio adatti alle loro attitudini.

«Non abbiamo affatto approvato le alte ricompense attribuite ai Setter a pelo raso che sembrano essere dei Pointer travestiti da Setter... Il Setter Inglese non è più il Setter di un tempo, per lo meno nella sua grande maggioranza», scriveva Paul Mégnin nel 1934.

E proprio vero che a un certo punto si sviluppò un’incresciosa tendenza a ‘pointerizzare’ il Setter; si videro teste dalle linee superiori convergenti, formati più quadrati, mantelli quasi privi di frange. Tutto ciò era dovuto tanto a incroci con il Pointer quanto a una deviazione genetica della razza. Frattanto, gli specialisti inglesi, da parte loro, si erano divisi in due campi.

Gli uni, prendendo per modello il Setter classico, quello che era stato definito da Laverack nel suo libro, si erano orientati verso un tipo da esposizione, di grande taglia, con frange ben sviluppate, con una preferenza spiccata per i mantelli uniformemente maculati (si tenga presente che il Setter da esposizione trae beneficio dalla toelettatura).

Gli altri, facendo affidamento solo sui risultati dei field-trial, indirizzavano l’evoluzione della razza verso un animale decisamente più leggero, sportivo, molto attivo e di taglia media.

Gli appassionati francesi, fedeli alla vocazione cinofila del Setter Inglese, sono rimasti più vicini a quest’ultima categoria, sforzandosi di preservare la potenza caratteristica della razza (consentendone l’impiego effettivo nella caccia).

In Francia non vi è che un solo tipo di Setter Inglese, risultato che è stato ottenuto grazie a una politica condotta con costanza e perseveranza dai vari dirigenti del Club francese della razza, i signori Bordeau, Resnier, Guillaumin e Pilard.

Lo spirito dello standard FCI, che è la traduzione dello standard inglese di ‘bellezza’ è rispettato, a parte il capitolo relativo alle misure: in proposito, infatti, le autorità francesi raccomandano una taglia compresa tra 53 e 62 centimetri, mentre l’ideale dello standard si colloca tra 61 e 68 centimetri.

Si è riusciti, nel complesso, a evitare la divisione della razza tra due cani molto diversi, un cane di grande eleganza ma di costituzione poco sportiva, e un cane eccellente lavoratore ma di tipo spesso trascurato.

Può essere utile definire a grandi linee la ‘meccanica setter’, che non risulta evidente dal testo dello standard. Questa ‘struttura’ del cane ideale sottintende le andature caratteristiche della razza, il suo stile, che consente di distinguerla da tutte le altre razze di cani da ferma.

Il Setter Inglese deve dare l’impressione di un cane ‘vicino a terra’, con il corpo inscritto in un rettangolo, di un animale in ogni punto solido, potente, ma in nessun caso pesante.

Il dorso è saldo e orizzontale, la cassa toracica molto ampia, in larghezza (il perimetro, per un soggetto con un’altezza al garrese di 60 cm, deve raggiungere i 75 cm) e in lunghezza (ossia in profondità). Le reni sono molto muscolose, il che lo fa sembrare quasi altrettanto largo che lungo.

È, però, la conformazione del treno anteriore che richiede un’attenzione particolare: oltre al fatto che appare fortemente dotata di muscoli, ma non in modo esagerato, si constata che la lunghezza del braccio è superiore a quella dell’avam­ braccio. Ed è questa caratteristica, appunto, che consente le andature rasenti, definite ‘feline’, proprie della razza.

Quanto allo stile del Setter Inglese, lo si può riassumere in tre espressioni, corrispondenti a tre fasi della caccia. Un galoppo elastico e ‘radente’ nella cerca, un’andatura ‘serpentiforme’ quando avverte le emanazioni, uno scivolare ‘felino’ che segue una ferma a dir poco spettacolare.

Il Setter Inglese è naturalmente un galoppatore, ma non si scopre in lui alcuna traccia di frenesia. Il suo galoppo, rasente al terreno, sembra trattenuto, e il comportamento della testa è teso, a indicare come l’animale sia interamente concentrato nella ricerca dell’emanazione.

Non appena percepisce l’effluvio, si muove a zig-zag rasoterra, per localizzarlo con maggiore precisione, e la sua andatura si irrigidisce via via che si avvicina alla selvaggina.

Mettendosi in ferma, entra in uno stato di trance e, secondo un’impressione ormai consacrata dall’uso, ‘beve’ l’effluvio, rimanendone come ipnotizzato. Infine, al comando del cacciatore, ‘scivola’ verso la preda, strisciando con un’agilità impareggiabile, veramente felina.

Che il Setter Inglese sia superefficiente e davvero polivalente, non ha certo bisogno di essere provato, tanto i suoi stati di servizio sono al riguardo elogiativi, nella caccia come in concorso.

Questo cane, però, offre un qualcosa in più, con il suo modo, il suo stile incomparabile di far vibrare il meno emotivo, il più disincantato dei cacciatori. È un po’ il simbolo del cane da caccia del futuro, immagine che una parentesi sul concetto attuale della caccia potrà forse spiegare meglio.

La caccia, relativamente al suo aspetto più nobile, non ha più molto da spartire né con la tradizionale passeggiata domenicale, né con il ‘quadro’ finale. Divenuta uno sport, e più ancora un’arte, non è il suo esito finale ad avere valore, ma il piacere intenso della cerca di selvaggina autentica in un ambiente incontaminato.

Si manifesta, allora, liberato da ogni vincolo, l’istinto di predazione dell’uomo, espresso e magnificato dall’azione del cane. Pura e profonda emozione estetica per il cacciatore.
Ovviamente, questa sensazione non è un evento casuale, ma è la naturale conseguenza di una reale competenza.

Alla conoscenza dei vari tipi di selvaggina e dei relativi territori di caccia, bisogna aggiungere la rara capacità di saper ben addestrare un cane, ossia di capire e di indirizzare i suoi istinti e la sua intelligenza. Elementi che, se messi a frutto, non tarderanno a ripagarci di ogni sforzo...

3. Comportamento

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Si dice a volte del Setter Inglese che può essere difficile da addestrare. In realtà, nella maggioranza dei casi, non è assolutamente vero.

Certamente, esistono degli esemplari che non riusciranno ad esprimere il meglio delle loro potenzialità se non nelle mani di un conoscitore.

Questi possono essere meno rari che in altre razze in cui le discendenze selezionate sui field-trials sono meno numerose, ma non bisogna comunque esagerare.

In ogni caso, se non si è un addestratore più che esperto, è imprudente richiedere all’allevatore un esemplare in grado di raggiungere i più alti livelli competitivi. È preferibile acquistare un cucciolo che si addestrerà più facilmente facendolo vivere in casa.

È vero che educare un Setter Inglese richiede un po’ di finezza di spirito, un minimo di psicologia e la capacità di interrogarsi sui propri errori prima di attribuire la colpa al cane.

Data la fama straordinaria della razza, il senso innato della caccia che manifesta la maggior parte degli esemplari e la loro propensione a precedere i desideri del proprio padrone, si è facilmente tentati di bruciare le tappe dell’addestramento.

Come tutte le razze nate per la competizione e il lavoro, il Setter Inglese è un cane precoce.

Ma, come per tutti gli altri cani, il suo addestramento e la sua educazione devono essere fondati su un programma progressivo, in cui non si passa alla tappa successiva se non quando la precedente è assolutamente acquisita, dopo esercizi numerosi ma brevi, ravvicinati nel tempo, e non senza procedere a delle revisioni regolari.

Una delle fasi essenziali, sulla quale non si insisterà mai abbastanza, è il richiamo. Non esiste cane da ferma senza un richiamo perfetto.

Per quanto concerne l’addestramento alla caccia propriamente detto, è ugualmente importante non richiedere rapidamente il riporto della selvaggina.

Si tratta di un altro ‘mestiere’ che non deve essere previsto se non dopo una o due stagioni di caccia, durante le quali il cane ha potuto perfezionare la sua ricerca dimostrando di saper puntare sempre in maniera molto ferma.

Detto questo, il Setter Inglese riporta sempre molto volentieri, anche se non è stato selezionato in origine per questo compito, che effettua altrettanto bene sia sulla terra sia nell’acqua, in quanto è un buon nuotatore e dà prova di una grande resistenza qualunque siano il territorio e i rigori del clima.

La potenza del suo naso è eccezionale e gli permette di seguire degli odori difficili sulle lunghe distanze. È questo peraltro ciò che lo autorizza a mostrare tanta decisione e intraprendenza.

Da giovani, alcuni esemplari possono rivelarsi sensibili all’emanazione, puntando così in maniera sbagliata e avendo la tendenza a puntare tutto quello che sentono. Si tratta spesso di una mancanza di fiducia, di un desiderio di fare bene, ed è in questo caso che è necessario un minimo di psicologia canina.

I puristi affermano che questo cane è il grande specialista della piuma e che non bisogna fargli cacciare nient’altro. In effetti, non manca di referenze: è tra le file dei Setter Inglesi che troviamo un gran numero di cani da beccaccia senza pari e molti famosi anche per il beccaccino.

In realtà può cacciare di tutto, su tutti i terreni: negli immensi campi di barbabietole come nelle paludi nelle brughiere o nei boschi. È molto apprezzato nel sud-ovest della Francia (come in Spagna o in Italia, del resto).

È molto rapido e va molto lontano, punta aspettando che il suo padrone arrivi fino a lui, cosa che fa dire che è un cane che non conviene se non a dei cacciatori molto sportivi.

Peraltro, un cane dalla ricerca così ampia e dalla ferma così sicura sembra molto utile per battere il terreno che un cacciatore, che non ha più le gambe dei vent’anni, non può percorrere. Al contrario, questo cane non è da consigliare a coloro i quali, qualunque sia la loro età, abbiano l’abitudine di avere un cane che resti loro sempre vicino.

Il Setter Inglese si abitua perfettamente alla vita del canile, ma è anche un meraviglioso compagno da portare sempre con sé. Ama il comfort, è molto dolce ed è sempre alla ricerca di una carezza, un po’ felino in queste sue abitudini.

Dato che è molto elegante, anzi ha decisamente della classe, un bel mantello, uno sguardo che intenerisce, è perfetto anche come cane da casa, tanto più che non è troppo ingombrante e ubbidisce senza difficoltà, ma a condizione di abitare presso un padrone molto sportivo, in quanto ha bisogno di molto esercizio.

4. Al lavoro e razze affini

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  • Al lavoro
    La forza del setter inglese è quella di essere quasi esclusivamente un cane da lavoro.
    Anche se i suoi risultati nella caccia effettiva sono difficilmente quantificabili, non è per caso che la popolazione è così importante e stabile.
    Per indicare il suo posto nelle prove di lavoro, si potrebbe fare una statistica dei CACIT che la razza ha ottenuto nella 'Grande Cerca', per esempio, o contare il numero di campioni nazionali, internazionali d'Italia, d'Europa.
    Ma questo cane domina in modo così netto la competizione...
    Più significativo, forse, è il numero di libretti di lavoro (questo documento è indispensabile per partecipare a ogni prova, quale che sia il suo grado di difficoltà).
    Se si sommano tutti quelli richiesti per i cani da ferma, si nota che il setter inglese da solo se ne aggiudica quasi un quarto! Si valuta meglio, in questo modo, la sua posizione, che può essere considerata egemonica. Il Setter Inglese non è tuttavia un cane riservato agli addestratori professionali!
    il Club della razza organizza ogni anno propri field (su beccaccini, su pernici, su fagiani, su fagiani di monte, più cinque su beccacce), ma anche degli stage di avviamento all'addestramento e alla conduzione nei field’ - un'iniziativa di grande interesse per gli appassionati, e questi sono numerosi nell'associazione (che conta quasi quattromila membri).
    Segnaliamo, a questo proposito, che esiste un'opera, Èducation-dressage, redatta da un presidente del Club Francese, in grado di introdurre in modo chiaro il neofita nel mondo dei field.
  • Razze affini
    Il Setter Gallese non è mai esistito effettivamente come razza. Era un cane nero, con un pelo che aveva fa tendenza ad arricciarsi. Se ne trovano tracce nella menzione di incroci tra Setter: così, la femmina Gordon setter, Ruby il, nata nel 1866, risultava da accoppiamenti che combinavano il sangue Gordon, irlandese e gallese.
    Il limite tra i differenti setter fu, nella seconda metà del XIX secolo, ben lungi dall'essere a compartimenti stagni. È certo che l'Irlandese, l'Inglese e lo Scozzese si sono vicendevolmente arricchiti.
    La storia del Gordon setter, chiamato prima Scotch Setter o Black e Tan Setter, rivela per esempio degli apporti dei due "cugini", dato che certi canili famosi allevavano, parallelamente al Gordon, degli irlandesi o degli inglesi.
    La razza è senza dubbio nata nel corso del XVI secolo, ma è il duca di Gordon che, due secoli più tardi, l'ha fissata nelle sue caratteristiche attuali. Si è a volte ritenuto che questo cane avesse un po' del cane da pastore (Border collie), in effetti, questa affermazione sembra valida: numerosi pastori allevavano i loro cani da gregge insieme a dei setter, per poter cacciare di nascosto.
    Il Gordon si distingue per una taglia più elevata, una conformazione più solida, pur restando estremamente sportivo; la sua testa è al contempo ben sviluppata e finemente cesellata, con orecchie lunghe attaccate basse.
    Sul terreno, si caratterizza per la sua resistenza: le sue andature, sia il grande trotto, sia il piccolo galoppo, a seconda della natura del territorio, gli permettono di cacciare molto a lungo.
    È un cane da bosco e da palude, dalla ricerca non molto estesa e dal naso sicuro. Si addestra facilmente e si ambienta molto bene in casa.
    L'allevamento francese è molto antico (il Club è stato fondato nel 1892, la razza è presente in Francia dal 1870) ed è stato molto famoso.
    Ma il Gordon è stato considerato come un cane da compagnia (anche da guardia, dato che alcuni esemplari hanno delle attitudini in questo campo) per la sua statura e la sua distinzione. In seguito è tornato, e in gran numero, nelle sfere cinofile.
    Attualmente i cani francesi possiedono la potenza, la taglia, così come le attitudini alla caccia, mentre in certi paesi, come in Gran Bretagna, il cane da lavoro è di taglia più piccola e più nervoso, più vicino al Pointer o al Setter inglese.
    Anche il setter irlandese, o setter Rosso, si era allontanato dai terreni di caccia. È vero che egli ha molte scuse: si tratta infatti, per un vasto pubblico, del più bel cane che esista, di una nobiltà e di una distinzione ineguagliabili.
    Un presidente del Club francese, Robert Mauvy, ripeteva spesso che questa distinzione gli veniva in parte da un lontano apporto di Levriero Saluki, che risaliva alla fine del XIX secolo.
    Cane dalla struttura da galoppatore, si tratta di uno splendido purosangue dal mantello rosso fuoco e dal temperamento non meno focoso. Questo cane è tornato ad essere un eccellente cacciatore su tutti i terreni ed è un notevole cane d'acqua. Innegabilmente, i tre Setter, ognuno con il suo stile, sono degli atleti di gran classe.
    Il Setter Inglese è, infine, imparentato con gli Épagneul di Piccardia, il Piccardo e soprattutto il Blu di Piccardia.
    Prima dell’istituzione della quarantena, nel 1901, i cacciatori britannici attraversavano volentieri la Manica per trovare dei territori selvatici, ricchi di selvaggina, in particolare le paludi della Somme.
    I loro cani hanno lasciato delle tracce tra gli Épagneul del paese, inoltre, si fece di nuovo appello al setter inglese per certi incroci più ragionati, per dare un apporto alle razze piccarde.
    Queste ultime non per questo sono 'mezzo sangue', esse conservano uno stile tipicamente francese, pur avendo una certa intraprendenza.

5. Lo standard della razza

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FCI Standard N° 2 / 28.10.2009
ENGLISH SETTER
ORIGINE: Gran Bretagna
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 28.07.2009
UTILIZZAZIONE: Cane da ferma
CLASSIFICAZIONE F.C.I.: Gruppo 7 Cani da ferma
Sezione 2.2 cani da ferma britannici e irlandesi, Setter
Con prova di lavoro

ASPETTO GENERALE:
Di media taglia, puro nelle linee, elegante nell’aspetto e nel movimento

COMPORTAMENTO - CARATTERE
Molto attivo, con acuto senso della caccia. Molto amichevole e di buon temperamento.

TESTA: portata alta, lunga e ragionevolmente asciutta

REGIONE DEL CRANIO
Cranio: ovale da un orecchio all’altro, mostrando così una grande capienza cefalica. L’occipite è ben marcato
Stop: ben definito

REGIONE DEL MUSO
Tartufo: nero o fegato, a seconda del colore del mantello. Narici ampie.
Muso: moderatamente profondo e piuttosto quadrato; la sua lunghezza, dallo stop all’estremità del tartufo, deve essere uguale a quella del cranio, dall’occipite agli occhi.
Labbra: non troppo pendule.
Mascelle/Denti: le mascelle sono forti e di una lunghezza quasi uguale, con una perfetta, regolare e completa chiusura a forbice, cioè con gli incisivi superiori che ricoprono gli inferiori a stretto contatto e sono impiantati perpendicolarmente alle mascelle. E’auspicabile una dentatura completa.
Occhi: brillanti, dolci ed espressivi. Il colore va dal nocciola al marrone scuro; più gli occhi sono scuri, meglio è. Un occhio più chiaro è accettabile solo nei “liver belton”. L’occhio è di forma ovale e non è sporgente.
Orecchi: di media lunghezza, attaccati bassi, cadono contro le guance con pieghe ben delineate. L’estremità è vellutata; la parte superiore è fornita di un pelo fine e serico.

COLLO: è abbastanza lungo, muscoloso e asciutto, leggermente arcuato superiormente (e nettamente delineato nella sua congiunzione alla testa). Verso la spalla è più largo e molto muscoloso. Non ha mai giogaia né pelle rilassata alla gola, ma ha un aspetto elegante.

CORPO: di lunghezza moderata
Dorso: corto e orizzontale
Rene: largo, leggermente arcuato, forte e muscoloso
Torace: ben disceso nella regione sternale; buona altezza e larghezza fra le scapole. Le costole sono rotonde, ampiamente cerchiate e le ultime costole si estendono bene indietro; cioè il cane ha una buona cassa toracica.

CODA: inserita quasi sulla linea del dorso, di media lunghezza, tale da non sorpassare il garretto, non è né arrotolata né nodosa. È leggermente incurvata o a scimitarra, ma senza tendenza a girarsi verso l’alto. Le bandiere o frange pendono in lunghi fiocchi. Le frange partono generalmente un po’ più in basso dell’inserzione, e aumentano in lunghezza fino a metà della coda e poi, gradatamente, diminuiscono verso l’estremità. I peli sono lunghi, brillanti, morbidi e serici, ondulati ma non arricciati. La coda è attiva e si muove come una frusta in azione; è portata in modo da non superare il livello del dorso.

ARTI
ANTERIORI
Spalle: ben disposte all’indietro o oblique
Gomito : ben disceso aderente al corpo
Avambraccio: diritto e molto muscoloso con ossatura arrotondata
Metacarpo: corto, forte, rotondo e diritto
Piedi anteriori: provvisti di buoni cuscinetti, saldi, con dita ben arcuate e chiuse, protette dal pelo che cresce negli spazi interdigitali
POSTERIORI: gli arti posteriori sono molto muscolosi, compreso le gambe; sono lunghi dal bacino al garretto
Coscia: lunga
Ginocchio: ben angolato
Garretto: non inclinato in fuori né in dentro; è ben disceso
Piedi posteriori: provvisti di buoni cuscinetti, saldi, con dita ben arcuate e chiuse, protette dal pelo che cresce negli spazi interdigitali

ANDATURA: Movimento libero e aggraziato, che suggerisce velocità e resistenza. I garretti si muovono liberamente, rivelando la potente spinta data dal posteriore. Visti da dietro, l’anca, il ginocchio e i garretti sono sulla stessa linea. La testa è naturalmente alta.

MANTELLO
PELO: a partire dalla regione posteriore della testa, a livello degli orecchi, è leggermente ondulato ma non arricciato, lungo e serico, ciò che è caratteristico del setter. Le culotte e gli arti anteriori quasi fino ai piedi sono ben ricchi di frange
COLORE: bianco e nero (blue belton), bianco e arancio (orange belton), bianco e limone (lemon belton), bianco e fegato (liver belton) o tricolore, cioè blue belton focato, o liver belton focato, questi senza pesanti chiazze di colore sul corpo; la moschettatura (belton) su tutto il corpo è preferita.

NOTA DELLA COMMISSIONE DEGLI STANDARD
“Belton” è il termine speciale impiegato per descrivere la moschettatura caratteristica del mantello del Setter Inglese. Belton è un villaggio del Northumberland. Questo termine è stato creato e diffuso dal libro sul Setter Inglese scritto da Mr. Edward Lavarack, l’allevatore che ha esercitato una predominante influenza sull’aspetto attuale della razza.

TAGLIA
Altezza al garrese: Maschi 65 a 68 cm - Femmine 61 a 65 cm

DIFETTI: qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerato come difetto e la severità con cui verrà penalizzata deve essere proporzionata alla sua gravità e ai suoi effetti sulla salute e sul benessere del cane, e sulla sua capacità a svolgere il suo tradizionale lavoro.

DIFETTI ELIMINATORI:
- Cane aggressivo o eccessivamente timido
- Qualsiasi cane che presenti evidenti anomalie d’ ordine fisico o comportamentale, deve essere squalificato

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali, completamente discesi nello scroto.



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