Sicilia: le 9 poleis più famose della Magna Grecia

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Sicilia: le 9 poleis più famose della Magna Grecia BEST5.IT 2020-09-30 06:00:52
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I resti di un tempio si stagliano, decadenti e solenni, su un limpido mare che si infrange contro gli scogli. Poco più in là, altre rovine, suonate dal vento, dominano un paesaggio mozzafiato, baciato dal sole.

Tutte rievocano la grandezza e la cultura di un tempo antico, talmente maestoso da essere, seppur parzialmente, sopravvissuto all’inesorabile passare degli anni.

Queste immagini d’incanto non descrivono luoghi distanti e difficilmente raggiungibili: rappresentano alcuni degli scorci tipici che la Sicilia, profumata e vivace terra definita dallo scrittore francese Guy de Maupassant come “uno strano e divino museo di architettura” a cielo aperto, custodisce.

Questa meravigliosa isola, secoli prima dell’ascesa di Roma, fu culla di una civiltà fiorente e potente, venuta dall’altro lato del Mediterraneo.

La Sicilia è la terra in cui lo splendore e la potenza della Magna Grecia raggiunsero il loro acme e dove, ancora oggi, è possibile rivivere le atmosfere di una civiltà fondamentale per il nostro Paese.

Le straordinarie vestigia di questo passato non cessano di stupire e regalano emozioni. Ecco che cosa rimane di quel passato.

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LEGGI  Napoleone, il più grande dei grandi

1. Megara Iblea e Giardini Naxos

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- Sito Archeologico di Megara Iblea, AUGUSTA (SR) - www.regione.sicilia.it

L'antica Megara Hyblaea, una delle prime colonie greche in Sicilia, sorgeva in un'area poco distante dall'odierna Augusta. La sua fondazione risale orientativamente al 728 a.C. e fu opera di megaresi.
Il nome del centro sembra legato, oltre che alla polis attica d'origine, ad una preesistente città sicula, Ibla, e ad una omonima divinità femminile.
Il centro non fu molto fortunato e venne distrutto ben due volte. Sconfitto dal tiranno Gelone intorno al 483 a.C.. fu successivamente riedificato su un'area più ristretta alla precedente, ma non sopravvisse alla seconda guerra punica (219 a.C. - 201 a.C.).
L'esercito romano, impegnato nella conquista di Siracusa e guidato da Marco Claudio Marcello, infatti, la rase definitivamente al suolo nel 213 - 212 a.C. Il suo infelice epilogo ha permesso, però, di ricostruire in maniera approfondita la quotidianità di questa colonia, molto nota per la produzione di miele.
Oggi, passeggiando nell'area archeologica di Megara Iblea, potrete osservare i resti dell'agorà con due portici, delle mura di cinta, i ruderi di alcuni templi, dei bagni ellenistici, di diverse abitazioni, botteghe e officine e delle necropoli.
Tra le rovine più interessanti ed utili per ricostruire le tradizioni della Magna Grecia, vanno segnalati un heroon, ossia una tomba monumentale per un personaggio eroico, e il pritaneo, importantissimo edificio che custodiva il "fuoco sacro'. Nessuna città poteva esistere senza di esso: quando sorgeva una nuova colonia, la fiamma veniva addirittura trasportata dalla madrepatria.
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- Parco Archeologico e Museo Archeologico di Giardini Naxos, GIARDINI-NAXOS (ME) - www.comune.giardini-naxos.me.it

L'antica Naxos fu fondata, stando a Tucidide ed Ellanico, nel 734 a.C., da coloni calcidesi e nessi guidati da Teocle.
La città, uno dei primi insediamenti greci in Sicilia, fu conquistata e distrutta nel 403 a.C. dal potente tiranno Dionisio I di Siracusa, il quale, secondo la tradizione, fu aiutato dal tradimento di un abitante del luogo, un tale Prokles.
Molti dei suoi cittadini vennero venduti come schiavi. Dato che la polis sopravvisse solo per tre secoli, i suoi scavi sono particolarmente interessanti e utili per ricostruire l'impianto arcaico originale, non modificato da successive influenze.
Il sito del Parco Archeologico, immerso nel verde, conserva le rovine di mura, abitazioni e luoghi sacri del tempo. Anche se ormai sono visibili quasi solo le fondamenta degli edifici, è comunque spettacolare osservare le sue affascinanti rovine.
Per comprendere meglio il tutto, vi consigliamo il Museo Archeologico di Naxos, dove potrete ammirare bellissimi reperti provenienti dagli scavi, tra cui splendidi manufatti ceramici.
Nel Torrione del Fortino Borbonico, la visita prosegue con una collezione di ritrovamenti sottomarini, come ceppi d'ancora, macine e anfore.

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2. Taormina

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Taormina PROV. MESSINA - www.taormina.it 

Taormina, l'antica Tauromenion, sorge ai piedi del Monte Tauro e, secondo la tradizione, fu fondata intorno al 358 a.C. per mano dei superstiti scampati alla distruzione di Naxos (403 a.C.). guidati da Andromaco, futuro tiranno della polis.

Qui troviamo uno dei monumenti più incantevoli della Magna Grecia: il celeberrimo Teatro di Taormina.

La struttura, scenograficamente adagiata su una collina, è affacciata sul mar Jonio e sull'Etna e vi regalerà uno dei panorami più suggestivi ed emozionanti dell'intero viaggio.

Il teatro venne costruito intorno al III secolo a.C., come si deduce anche da alcune iscrizioni antiche, come quella del nome della regina Filistide. La donna, secondo autorevoli ricostruzioni, dovrebbe essere stata la moglie di Gerone II, tiranno di Siracusa dal 270-265 a.C al 215 a.C.

Ad eccezione di parte della muratura sotto la scena e del basamento di un tempio sul belvedere posto sopra alla cavea, il suo aspetto odierno, però, è prevalentemente romano. Taormina divenne provincia romana intorno al 212 a.C. e un'importante foederata civitas, ossia alleata dell'Urbe.

Florida e ricca, raggiunse il suo massimo splendore durante l'età imperiale. Dopo una prima significativa ristrutturazione avvenuta presumibilmente durante il regno di Augusto, il teatro venne ulteriormente ampliato e modificato nel II secolo d.C.. trasformandosi in un luogo privilegiato per lotte tra gladiatori e venationes con animali feroci.

Con 109 metri di diametro, poteva contenere migliaia di spettatori. La scena era abbracciata da uno sfondo di nicchie e colonne corinzie, che sono andate parzialmente distrutte nel corso dei secoli.

I loro resti romanticamente decadenti, però, rendono ancora più affascinante la struttura, che ancora oggi ospita prestigiose attività ed eventi culturali.

Ogni anno qui si svolge, ad esempio, uno dei festival cinematografici internazionali più rinomati del nostro paese, il Taormina Film Festival.

 

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3. Eraclea Minoa e Gela

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- Eraclea Minoa, CATTOLICA ERACLEA (AG) 

Eraclea Minoa, i cui resti si trovano nei pressi dell'odierna Cattolica Eraclea, fu probabilmente fondata nel VI sec. a.C. da coloni greci di Selinunte.
Particolarmente interessanti sono le leggende dietro al suo nome.
Minoa, che dovrebbe essere il nome originario, sarebbe connesso con il mitico re di Creta Minosse, il quale avrebbe trovato la morte proprio in Sicilia per mano del re Cocalo.
Eraclea deriverebbe, invece, dall'instancabile eroe e semidio Eracle.
La polis, trovandosi sul fiume Platani, nell'area di confine tra i domini punici e quelli greci, fu contesa dai due opponenti per lungo tempo, finché, nel III sec. a.C., fu conquistata da Roma.
Nell'area archeologica, meravigliosamente a picco sul mare, potrete osservare tratti delle mura difensive, resti di abitazioni, necropoli e uno scenografico teatro, anche se il fascino della struttura è in parte limitato da una copertura moderna, necessaria contro le intemperie.
L'Antiquarium all'ingresso del sito conserva molti reperti rinvenuti qui e vi aiuterà a scoprire meglio la storia di Eraclea Minoa.
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- Gela e l'Area Archeologica Demaniale Bosco Littorio, PROV. CALTANISSETTA - www.regione.sicilia.it

Gela venne fondata, stando a quanto riporta lo storico Tucidide, nel 688 a.C., da coloni originari di Rodi e Creta e fu una delle più grandi, potenti e ricche poleis della Sicilia.
Sono numerose le attrazioni legate alla Magna Grecia che qui vi aspettano. Nella zona di Capo Soprano, è possibile visitare le Mura Timoleontee, costruite con blocchi di calearenaria e mattoni crudi, lunghe circa 300 m e probabilmente risalenti al IV sec. a.C.
Notevole e possente esempio dell'architettura militare del tempo, esse portano il nome del politico e stratega Timoleonte, il quale contribuì significativamente allo sviluppo urbano del centro.
Nei vicini Bagni Ellenistici, invece, sono ancora ben visibili gli impianti e le vasche termali, disposte a ferro di cavallo. Nell'area archeologica sita in zona Molino a Vento, invece, si trovano i resti dell'Acropoli, con ciò che rimane dei templi e degli edifici.
Una delle attrazioni è una colonna dorica alta circa 8 metri. Sola, incantevole e magnifica, è l'unica ancora in piedi del Tempio di Atena. Poco distante, c'è il Museo Archeologico Regionale di Gela, che ospita, tra l'altro, una vasta collezione di monete, ceramiche a figura nera e a figura rossa, sculture e monili.
Nell'area di Bosco Littorio, invece, tra l'acropoli e il mare, si apre un grande emporio greco arcaico con i suoi numerosi resti, prevalentemente in mattoni crudi, di botteghe, officine e magazzini.
Nel complesso commerciale, che dovrebbe aver raggiunto il suo massimo sviluppo nel VI sec. a.C., sono chiaramente visibili segni di distruzione, dovuti probabilmente a una calamità, come un maremoto, registratasi intorno al 480 avanti Cristo.

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4. Selinunte e Siracusa

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- Selinunte, CASTELVETRANO (TP) - www.selinunte.net

La polis di Selinunte fu fondata, tra il 650 a.C. e il 629 a.C.. dai coloni di Megara Iblea.
Il centro fu tra i più floridi e vivaci della Magna Grecia, grazie alla sua posizione strategica e al fiorente sviluppo dei commerci, dell'artigianato e delle arti.
Almeno fino al 480 a.C., essa fu alleata dei Cartaginesi, insediati lungo le coste occidentali dell'isola, ma, durante la Battaglia di Himera, passò dalla parte di Siracusa.
Nel 409 a.C., però, subì una pesante sconfitta proprio per mano dei punici: circa 6000 uomini, guidati da Annibaie Magone, la assediarono e distrussero. Ricostruita dal politico e militare siceliota Ermocrate, fu in seguito rioccupata dai cartaginesi, ma la sua decadenza era già iniziata.
Le rovine di Selinunte sono uno dei luoghi simbolo della Sicilia. Nel parco archeologico dell'antica città, vi aspetta la magnifica acropoli, che, fortificata, era posta su un altopiano che si staglia sul mare.
Qui si trovano i resti di cinque luoghi sacri, prevalentemente di ordine dorico. I templi O e A, forse dedicati a Poseidone e ai Dioscuri, dovrebbero risalire al 480-470 a.C. Sono uno a ridosso dell'altro e contavano 6 colonne sui lati brevi e 14 sui lati lunghi.
Il tempietto B, probabilmente di età ellenistica (circa 250 a.C.), è di dimensioni ridotte e, secondo la ricostruzione dell'archeologo J. Hittorff (1792-1867), era dedicato al filosofo e scienziato Empedocle.
Il tempio C. databile al 580- 570 a.C.. è uno dei più antichi e grandi dell'area ed era dedicato ad Eracleo ad Apollo. Parte dell'architrave e 14 colonne del lato nord sono stati restaurati e regalano una spettacolare maestosità al complesso.
Il vicino tempio D, in onore di Atena, dovrebbe risalire al 570-550 a.C. Poco distante, si ergono le rovine di altri grandi templi. Il tempio E, dedicato ad Era e risalente al 490-480 a.C., è stato parzialmente ricostruito e, con le sue 68 fiere e incantevoli colonne e parte della trabeazione, è l'attrazione centrale.
Il tempio F, del 560-530 a.C.. era in onore di Atena e circondato da 36 colonne. Il G era una delle più grandi costruzioni religiose dell'antichità, probabilmente dedicata ad Apollo, e misurava 110,36 x 50,10 metri.
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- Siracusa - siracusaturismo.net

Siracusa fu una delle più grandi, forti e ricche città della Magna Grecia, talmente potente da sfidare e tener testa a Cartagine ed Atene.
Oltre a essere politicamente e militarmente importante, è passata alla storia per le sue bellezze architettoniche ed artistiche, tanto che il poeta greco Pindaro scrisse: "Alle Muse dirai di ricordarsi di Siracusa e Ortigia".
Della polis, che sorse per opera di coloni corinzi nel 734-733 a.C., oggi si possono ammirare numerosi resti. Sull'isola di Ortigia, si trovano le rovine del tempio dorico di Apollo, il più antico della Sicilia.
Costruito nel VI sec. a.C.. esso ha subito numerose trasformazioni, da chiesa a moschea a installazione militare. Osservate anche l'armoniosa incorporazione delle antiche colonne del tempio di Atena alle navate del Duomo, costruito nel XVIII sec. su precedenti strutture.
Anche il parco archeologico di Neapolis è una tappa essenziale, con il suo magnifico teatro, costruito nel V sec. a.C. dall'architetto Damocopos e ristrutturato durante il regno di Ierone II (III sec. a.C.).
Questo è un "luogo sacro" per la storia del Teatro perché ospitò significative rappresentazioni di eccellenti drammaturghi, tra cui Epicarmo, Formide, Deinoloco, Antifonte e, soprattutto, Sofocle.
Qui, il padre della tragedia greca mise in scena Le Etnee e I Persiani, la più antica opera teatrale giunta fino a noi. Nell'area ci sono anche l'ara di Gerone II e le Latomie, cave di pietre usate come prigioni e da cui venivano estratti ingenti blocchi di roccia a scopo edilizio.
La più celebre e caratteristica è sicuramente l'Orecchio di Dionisio.
Per completare la vostra visita, c'è il Museo Archeologico Regionale "Paolo Orsi", che ospita circa 18mila reperti, tra cui risaltano preziose opere scultoree: una statua funeraria di Megara Hyblaea, la Venere Anadiomene, la Dea in Trono e il busto di Siracusa.

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5. Agrigento e Palazzolo Acreide

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- Valle dei Templi, AGRIGENTO - www.lavalledeitempli.it

La Valle dei Templi di Agrigento, Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO dal 1997, è la più affascinante e maestosa testimonianza che la Magna Grecia ci abbia lasciato in eredità.
Definita dal poeta greco Pindaro come la "più bella città abitata dai mortali", la polis fu fondata, con il nome di Akragas, intorno al 581 a.C. da coloni provenienti da Gela.
Venne conquistata nel 210 a.C dai Romani, che la ribattezzarono Agrigentum.
Di questa potente e florida realtà rimangono ancora eccezionali e imperdibili monumenti, principalmente templi. Il Tempio di Hera Lacinia (o di Giunone, nella versione latina) fu edificato nel V secolo a.C. e, dopo essere stato incendiato dai Cartaginesi nel 406 a.C., fu ricostruito dai romani.
Oggi conserva ancora il colonnato nord con architrave e parte del fregio. Composto da 6 colonne sui lati brevi e 13 su quelli lunghi, era estremamente simile al contemporaneo Tempio della Concordia.
Questo è l'attrazione più superba dell'area archeologica e, probabilmente, rappresenta anche uno degli edifici dorici meglio conservati al mondo. Dalla pianta rettangolare allungata, il Tempio di Eracle (Ercole) risale al VI secolo a.C. e dovrebbe essere il più antico della Valle.
Delle 38 colonne che lo sorreggevano, ne sono state restaurate e ricostruite 9, possenti e pittoresche. Il Tempio di Castore e Polluce, del V secolo, ne possiede solo quattro, che si stagliano tra le rovine in maniera talmente armoniosa da essere uno degli sfondi più mozzafiato dell'area.
Del Tempio di Zeus (Giove) non è, purtroppo, rimasto quasi niente. Esso, edificato quasi sicuramente per celebrare la vittoria di Himera del 480 a.C., doveva essere uno dei più grandi del tempo.
A prova della sua imponenza, però, basta uno dei suoi reperti: un colossale Telamone, ossia una grossa scultura dalle forme maschili utilizzata con funzione di colonna, di oltre 7 m d'altezza. Il Santuario delle Divinità Ctonie, del Vl-V sec. a.C., era un'area sacra dove sorgevano tempietti, altari e recinti in onore di Demetra e Persefone.
È da visitare anche il Museo Archeologico e i resti del poco distante quartiere ellenistico-romano.
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- Sub-colonia greca Akrai, PALAZZOLO ACREIDE (SR) - www.palazzolo-acreide.it

L'antica Akrai, un'importante subcolonia fondata intorno al 664 a.C per mano dei siracusani, sorgeva su un colle che le regalava una posizione strategica invidiabile, nei pressi dell'odierna Palazzolo Acreide (SR).
Fedele alleata di Siracusa, divenne provincia romana dopo la sconfitta dell'importante centro. L'area archeologica di Akrai offre interessanti attrazioni.
All'ingresso degli scavi, ci sono un piccolo, ma scenografico teatro del III-II sec. a.C. e un bouleuterion, una struttura semicircolare che ospitava le riunioni del senato (boulé) del centro.
Continuando la vostra passeggiata, troverete delle Latomie, ossia delle cave di pietra, e le rovine di un tempio dorico in onore di Afrodite del VI sec. a.C.. all'epoca formato da 6 colonne sul fronte e 13 sui lati. I suoi resti furono spesso soggetti a saccheggio.
Assolutamente da vedere per la loro unicità sono i Santoni, un ciclo di 12 raffigurazioni scolpite nella roccia. Dedicate al culto della Grande Madre, hanno come protagonista la dea Cibele, di solito assisa in trono, circondata da leoni (suoi animali sacri), divinità minori o coricanti (suoi sacerdoti).
Nella più grande di queste sculture rupestri, invece, compare Cibele in posizione verticale, con Hermes, Marsia e i Dioscuri.

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Note

Il CONTESTO STORICO

L'immigrazione non è un fenomeno recente, ma una tendenza della natura per così dire “mobile" dell'uomo fin dall'alba dei tempi.
A partire dall'VIII secolo a.C. furono numerose le stirpi greche che abbandonarono le loro generalmente aride terre e la loro spesso instabile situazione politica e sociale.
Diverse popolazioni, tra cui Corinzi, Achei, Spartani, Focesi, Calcidesi, Rodiesi e Cretesi, solcarono i mari in cerca di una vita migliore, solitamente a bordo di navi chiamate triremi.
Lunghe e strette, tali imbarcazioni erano facili da manovrare, ma allo stesso tempo resistenti e veloci. Erano dotate di vela e composte da tre file di rematori.
Questi colonizzatori si insediarono in importanti aree, prevalentemente costiere, dell'odierno Mezzogiorno italiano e diedero origine a quell'insieme di territori noto come Magna Grecia.
La Μεγάλη Ελλάς (Megale Hellàs) viene citata per la prima volta nelle Storie di Polibio (206 a.C.-124 a.C.), ma è probabile che il nome fosse già diffuso qualche secolo prima. Le sue tante colonie crebbero floride e raggiunsero un notevole potere politico, economico e commerciale.
Cuma, Napoli, Poseidonia (Paestum), Reggio Calabria, Sibari, Crotone, Taranto, Metaponto, Siracusa, Zancle (Messina), Akragas (Agrigento) sono solo alcune delle poleis che la resero grande.
Fiorirono anche importanti centri culturali e scientifici,come l'eccezionale scuola filosofica di Pitagora a Crotone, fondata intorno al 530 a.C.
La cultura e le tradizioni magnogreche furono fortemente influenzate da un profondo legame con la madrepatria: lingua, usanze, religione furono “importate" dalla terra d'origine ed adattate alle nuove comunità, perfino a livello geografico.
La commistione con il folklore e le realtà locali fu inevitabile: si immaginò, per esempio, che le fucine del dio Efesto si trovassero sull'Etna (o anche sull'isola di Vulcano) e che le Eolie fossero la casa di Eolo, signore dei venti. Il potere ellenico nell'area rimase, però, sommariamente precario.
Le poleis della Magna Grecia dovettero affrontare, infatti, tante guerre. Nei secoli, si scontrano con le popolazioni indigene, contro i Cartaginesi, contro gli Etruschi ed altri popoli Italici.
Anche tra le stesse colonie divamparono spesso violenti contrasti: intorno al 403-402 a.C., ad esempio, il tiranno Dionigi il Vecchio di Siracusa attaccò e conquistò le città calcidesi di Nasso, Catania e Leontinoi, la quale aveva già vissuto una pesante occupazione da parte di Ippocrate di Gela nel 494 a.C.
Il tiranno Gelone di Siracusa (540 a.C.-478 a.C.), nell'intento di espandere il proprio potere a tutta l'area sud-est della Sicilia, attaccò centri come Camarina e Megara Iblea.
L'impetuosa ascesa di Roma assorbì la Magna Grecia: quando Taranto cadde, nel 272 a.C., fu la fine della Megàle Hellàs peninsulare.
La Sicilia ellenica, invece, sopravvisse fino al 212 a.C., anno in cui anche Siracusa venne conquistata dai discendenti di Romolo. In quel tempo imperversava la seconda Guerra Punica e la città aretusea era legata a Roma da un'alleanza stipulata dal tiranno Gerone II. Nel 215 a.C., però, Geronimo, suo giovane nipote e successore, ritirò il sostegno a Roma e si schierò con Cartagine.
La furia dell'alleato tradito fu inarrestabile e, nonostante le difese e le macchine da guerra ideate dal genio di Archimede (che trovò la morte durante gli scontri), dopo tre anni d'assedio, il console Marco Claudio Marcello ottenne la vittoria.
L'influenza greca sull'Italia, però, fu più forte della spada di Roma e la cultura degli sconfitti si unì, poco a poco, a quella del vincitore. Del resto, come scriveva già Ovidio nei suoi Fasti,“Ciò che chiamano Italia, era Magna Grecia".

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