Strani suicidi illustri

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Strani suicidi illustri BEST5.IT 2018-08-17 22:23:13
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Fin dall’antichità il finto suicidio è stato un modo per sbarazzarsi di qualcuno considerato scomodo o per nascondere una morte accidentale.

Ecco alcuni strani suicidi di personaggi illustri.

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1. Vincent Van Gogh - Reo confesso

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“Volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca”, così disse Van Gogh al medico che cercava di estrargli il proiettile dal petto, e aggiunse “nel caso dovessi sopravvivere, ci riproverò”.

Poco dopo, il 29 luglio 1890, il pittore olandese morì a causa di quella ferita.

Fino a qualche anno fa non sembrava esserci alcun dubbio sulle cause della morte poiché l’artista, depresso da tempo, aveva già cercato altre volte di togliersi la vita.

Le cronache narrano che, due giorni prima di morire, era uscito come sempre nella campagna di Auvers-sur-Oise (Francia del Sud) per dipingere e poi era tornato a casa sanguinante, affermando di essersi sparato al petto.

Nel 2011 la tesi del suicidio è stata però messa in discussione da una nuova biografia.

Nella ricostruzione di due storici dell’arte, Steven Naifeh e Gregory Smith, nel libro Van Gogh: The Life (Random House), il pittore sarebbe stato colpito accidentalmente da un ragazzo di 16 anni, un certo René Secrétan, che amava sparare agli animali.

Si sarebbe quindi trattato di un omicidio dovuto a un’arma difettosa. La vittima però avrebbe voluto nascondere la verità, autoincolpandosi, per non far condannare il giovane.

Secondo i due storici, l’ipotesi sarebbe dimostrata dall’angolo d’entrata del proiettile: obliquo e non dritto.

 

2. Ludovico II di Baviera - Mistero in Baviera

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La notte del 13 giugno 1886 nel lago di Starnberg, in Germania, vengono ritrovati due cadaveri: sono di Ludovico II, re di Baviera, e del suo psichiatra, Bernhard von Gudden.

Segnato da stravaganze e manie di grandezza, il regno di Ludovico aveva messo in seria crisi le casse dello Stato.

I suoi ministri lo fecero quindi sottoporre a perizia psichiatrica: il re fu giudicato paranoico, interdetto dalla carica ed esiliato nel castello di Berg.

In questo scenario si consumò il dramma: una sera Ludovico uscì a fare una passeggiata insieme al suo psichiatra, ma i due non fecero mai ritorno.

Ore dopo li ritrovarono, morti. La causa ufficiale fu suicidio per annegamento per il re, e morte accidentale nel tentativo di salvarlo, per il medico.

Nel 2007, però, lo storico dell’arte tedesco Siegfried Wichmann, nel libro Die Tötung des Königs Ludwig II von Bayern, ha ipotizzato che in realtà von Gudden fosse stato ingaggiato dai ministri per eliminare il re.

Ma dopo avergli sparato, sorpreso da qualcuno a ripulire la scena del crimine, sarebbe stato strangolato.

Anche il settimanale tedesco Der Spiegel sostenne allora l’ipotesi di Wichmann, basandosi su un testimone che ha dichiarato recentemente di aver visto, in una collezione privata, il mantello che Ludovico portava quella notte e che presentava due fori di proiettile.

 

3. Antonio Gramsci - Ictus o suicidio?

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Completamente diverso il caso di Antonio Gramsci, che qualcuno sospetta si sia suicidato ma il cui suicidio sarebbe stato mascherato da morte per ictus.

Il fondatore del Partito comunista italiano (Pci) morì in pieno regime fascista, il 27 aprile 1937 a soli 46 anni, ufficialmente per un’emorragia cerebrale mentre era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma.

Una testimone, Irene Quirico, che si trovava nella stanza attigua a quella di Gramsci in quei giorni, raccontò però per anni a parenti e amici che “quel giorno Gramsci si buttò dalla finestra”.

Si sarebbe quindi trattato di suicidio, per sfuggire forse alla polizia segreta sovietica che lo teneva d’occhio da un pezzo.

Una versione leggermente diversa è stata accreditata anche dallo storico Luigi Nieddu nel libro L’ombra di Mosca sulla tomba di Gramsci e il quaderno della Quisisana (Le Lettere), nel quale afferma che il filosofo sardo, per non finire nelle mani degli uomini di Stalin, si sarebbe buttato volontariamente giù dal balcone della sua camera, non si sa se per uccidersi o per procurarsi gravi lesioni.

Dopo il volo di sette metri le ferite furono mortali. Il regime fascista non aveva alcun interesse a divulgare la vicenda sui giornali e il suicidio potrebbe essere stato tenuto nascosto.

Nessuna autopsia fu mai eseguita sul corpo, cremato poco dopo, e sul certificato di morte, anonimo, non furono mai scritte le cause del decesso.

In molti sospettano anche che le foto scattate nella clinica il giorno della sua morte siano state ritoccate.

A ottant’anni da quel 1937 la fine del leader storico del Pci ha ancora il sapore dell’intrigo internazionale difficilmente risolvibile.

 

4. Salvador Allende - Pasticcio cileno

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Anche la morte del presidente cileno Salvador Allende, deposto dal golpe militare di Pinochet l’11 settembre 1973, per lungo tempo è stata oggetto di congetture e ipotesi.

La versione ufficiale è sempre stata quella del suicidio.

Per i testimoni, tra cui il generale Javier Palacios, che guidò l’assalto al Palazzo della Moneda (foto sotto), residenza del presidente, Allende, per non cadere nelle mani dei golpisti, si uccise con il mitragliatore Ak-47 che gli era stato regalato da Fidel Castro.

Lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez, invece, in un articolo pubblicato pochi mesi dopo i fatti, ricostruì le circostanze della morte affermando che il presidente era stato ucciso mentre combatteva disperatamente contro i militari.

La famiglia Allende accettò la versione del suicidio, tuttavia nel 2011 una delle figlie di Allende, la scrittrice Isabel, chiese il disseppellimento del cadavere del padre.

Ma le analisi che seguirono alla riesumazione sembrarono confermare la tesi del suicidio.

Tuttavia nel 2015 alcuni ricercatori, tra cui il medico Luis Ravanal Zepeda, hanno nuovamente messo in dubbio la verità ufficiale sulla base di referti medici inediti, sostenendo che Allende fu ferito mortalmente in uno scontro a fuoco.

Ma poi, per mettere in scena il suicidio, il cadavere fu colpito con il kalashnikov sotto il mento per sfigurarlo e renderlo irriconoscibile.

 

5. Giulio Cesare e Valentiniano II

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  • Giulio Cesare - Cesare voleva morire?
    Il 15 marzo del 44 a.C. morì Giulio Cesare, dictator e console di Roma, colpito da 23 colpi di daga infertigli da un gruppo di congiurati.
    E se invece di assassinio si fosse trattato di “suicidio”?
    Fonti coeve raccontano che Cesare, ormai malato, soffrisse di attacchi epilettici e dolori addominali, sintomi, secondo gli esperti, di un probabile tumore al cervello o all’intestino.
    E anche ammesso che i presagi infausti, le preghiere della moglie Calpurnia di non andare in Senato e l’avvertimento di Artemidoro di Cnido siano solo invenzioni letterarie, possiamo credere che Cesare fosse così sprovveduto da privarsi della guardia personale e non accorgersi dell’astio crescente verso di lui?
    È quello che alcuni storici si sono chiesti, arrivando a sostenere che, conscio della prossima fine, Cesare potrebbe aver deciso di non opporsi al lavoro dei congiurati e anzi di provocarli, dando loro un limite temporale: la sua prossima partenza per la campagna in Persia.
    Così invece di spegnersi in una lenta agonia, morì in modo eroico.

 

  • Valentiniano II - Ucciso per eccesso di zelo
    Era il 392 quando in una giornata di maggio, il giovane imperatore romano Valentiniano II venne trovato morto nella sua stanza del castello di Vienne, in Gallia.
    Il corpo pendeva da una fune legata al soffitto, con il capo reclinato in avanti.
    Tutto faceva pensare a un suicidio ma, considerando il suo profondo sentimento religioso, in pochi ci credettero.
    E forse fu proprio questa grande fede a ucciderlo, o meglio alcune scelte che fece in merito alla libertà di culto.
    Valentiniano era diventato imperatore a soli 4 anni, alla morte del padre, e regnò sotto la tutela della madre.
    Alla morte di questa divenne suo tutore il potente generale Arbogaste, e quando Valentiniano decise di aderire all’editto di Tessalonica, che proclamava il cristianesimo religione di Stato dell’Impero romano e allo stesso tempo proibiva i culti pagani, tra i due nacquero molti dissidi.
    ll generale chiedeva infatti al sovrano un atteggiamento più morbido nei confronti dei pagani, ma Valentiniano non volle ascoltarlo e così quando l’imperatore morì i dubbi ricaddero proprio sul suo tutore.
    Fu quindi il generale a ordinare la sua morte? O Valentiniano compì questo gesto in preda alla disperazione? Tutto fa propendere per la prima ipotesi, ma l’enigma della fine di Valentiniano II non è mai stato risolto.




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