Thomas Alva Edison: il genio che scoprì la lampadina elettrica (e non solo…)

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Thomas Alva Edison: il genio che scoprì la lampadina elettrica (e non solo…) BEST5.IT 2019-11-20 12:50:57
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Il 21 ottobre di 140 anni fa, nel suo laboratorio in New Jersey, Thomas Alva Edison perfezionava la lampadina elettrica, una delle invenzioni più importanti della storia dell’uomo.

Non si fermò qui, ma proseguì con una lunga serie di dispositivi come il fonografo, la cinepresa e l’auto elettrica.

Ma chi era veramente Thomas Alva Edison? Scopriamolo insieme.

 

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1. Abile perfezionatore

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Esattamente 140 anni fa, il 21 ottobre 1879, fu finalmente perfezionato un oggetto che avrebbe illuminato il mondo.

Nel suo laboratorio di ricerca di Menlo Park, nel New Jersey, USA, Thomas Alva Edison era riuscito a ottenere un risultato stupefacente per quei tempi: far restare accesa per più di tredici ore una lampadina a incandescenza.

In realtà, a brevettare una lampadina a incandescenza con filamento di carbonio era stato l’anno prima l’inventore e chimico britannico Sir Joseph Wilson Swan.

La sua lampada funzionava bene per brevi dimostrazioni, però aveva parecchi difetti: il sistema di combustione, infatti, era costituito da uno spesso filamento di carbonio che, emettendo fuliggine, anneriva l’interno del bulbo. La sua bassa resistenza, inoltre, richiedeva tantissima elettricità per funzionare.

Capace non solo di produrre innovazioni tecnologiche ma anche di migliorare quelle di altri inventori meno noti, Edison riuscì a rendere funzionale la lampada a incandescenza.

I due anni impiegati per la sua realizzazione erano stati un periodo di duro lavoro alla ricerca di un filamento che diventasse incandescente nel piccolo globo di vetro senza consumarsi subito.

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Dopo aver provato senza successo un’infinità di sostanze, come platino, cotone, carta, fibre vegetali e persino i rossi peli della barba di un suo collaboratore, trovò il filamento perfetto in un semplice filo di cotone da cucire carbonizzato.

Nel frattempo aveva provveduto a creare un sistema di alimentazione per più lampade, che utilizzava una dinamo, e l’aveva dotato di tutto il “corredo” necessario: interruttori, fusibili di protezione, attacchi a vite.

Questi ultimi erano nati da un’originale modifica dei tappi a vite dei bidoni di cherosene, che consentiva di saldare al supporto le ampolle a vuoto così ermeticamente da impedire qualunque infiltrazione d’aria.

Il brevetto che Edison depositò nel 1880 accese però un contenzioso con Swan che vantava la “primogenitura” della sua lampadina, brevettata in Gran Bretagna nel 1878. L’inglese vinse la causa, costringendo l’americano a collaborare e a entrare in società con lui.

Nacque così la Edison & Swan United Light Company, il cui successo fu immediato, tanto che a partire dal 1882 arrivò a produrre 100mila lampadine all’anno.

Tuttavia, anche se è la più conosciuta, la lampadina è soltanto uno dei 1.093 brevetti depositati da Thomas Alva Edison, considerato uno degli uomini d’affari più brillanti e spregiudicati del suo tempo.

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2. Dal telegrafo al fonografo

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L’invenzione che per prima fece guadagnare grande fama a Edison era contrassegnata dalla sigla US 200521.

Un numero che apparteneva a un brevetto depositato il 19 febbraio 1878 relativo a un apparecchio messo a punto in sole 30 ore di lavoro:il fonografo, il primo strumento capace di registrare e riprodurre suoni.

L’idea gli era venuta un anno prima, dopo aver realizzato un ripetitore telegrafico in grado di incidere i punti e le linee del codice morse su un disco, disegnando una traccia a spirale con una piccola punta, in modo che un messaggio potesse essere ripetuto senza l’intervento dell’operatore.

Osservando che quando il disco ruotava a una velocità abbastanza alta la puntina emetteva vibrazioni sonore, Edison pensò che doveva esistere un modo per registrare allo stesso modo anche la voce umana.

Sfruttando quel principio, riuscì a creare un prototipo funzionante che decise di provare davanti ai suoi collaboratori. Si avvicinò all’imbuto della sua “scatola magica” e, dopo aver canticchiato “Mary had a little lamb”, girò una manovella: nel silenzio del laboratorio tutti poterono ascoltare chiaramente la sua voce ripetere la celebre filastrocca.

Quel primo apparecchio era costituito da un cilindro percorso da un solco a spirale e ricoperto da un sottile foglio di stagno. All’interno del cilindro passava un’asta alla cui estremità si trovava la manovella che serviva a mettere in moto il rullo.

Il suono entrava da un imbuto, chiuso in fondo da una membrana che vibrava per risonanza ed era collegata a un ago. A ogni vibrazione, la punta dell’ago incideva sullo stagno una traccia, imprimendovi piccoli avvallamenti che variavano di profondità in funzione delle frequenze sonore.

Per riascoltare i suoni, bastava ricoprire la stagnola con una membrana elastica, e riposizionare l’ago all’inizio del solco: girando la manovella, le variazioni di profondità facevano vibrare la membrana, restituendo all’orecchio i suoni registrati.

Edison sfruttò quella che i giornali dell’epoca avevano definito “l’invenzione del secolo” per creare insieme ad alcuni finanziatori la Edison Speaking Phonograph Company, una compagnia che aveva lo scopo di installare il fonografo nelle fiere di paese e nei luna park, dove il pubblico avrebbe potuto farlo funzionare utilizzando dei gettoni.

Questa scelta fu fatta al fine di migliorare la qualità della registrazione. Edison, infatti, sognava per il fonografo un futuro legato non tanto alla registrazione della musica, quanto alla dettatura di lettere negli uffici, alla creazione di libri per non vedenti e all’insegnamento della dizione.

Aveva addirittura scritto: «Un abbonato del telefono può installare su un apparecchio un fonografo che, a ogni chiamata, comunicherà all’ufficio centrale che è uscito e che sarà di ritorno per una certa ora. Allo stesso modo un abbonato, chiamandone un altro e non trovandolo a casa, potrà fare la sua comunicazione e registrarla sul fonografo della persona chiamata».

Senza saperlo, si era prefigurato la prima segreteria telefonica.

3. La prima auto elettrica è stata opera sua

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Fra i tanti brevetti di Edison c’è anche quello relativo a un veicolo elettrico.

Agli inizi del Novecento «l’uomo che sull’elettricità ne sapeva più di qualunque altro al mondo» realizzò tre modelli di auto elettriche spinte da un motore da 30 watt, capaci di raggiungere i 40 chilometri orari con un’autonomia di circa 170 km fornita da accumulatori composti da nichel e ferro.

Il progetto non vide mai un futuro industriale per via dei costi di produzione troppo elevati e per un incontro avvenuto con Henry Ford nel corso del quale quest’ultimo convinse Edison di avere tra le mani «una cosa vincente da portare avanti»: il motore a scoppio che, oltre a essere più leggero ed efficiente del propulsore elettrico di Edison, aveva costi molto più contenuti.

Edison fu sempre autodidatta. Nato nel 1847 a Milan, Ohio, USA, Thomas Alva Edison andò a scuola solo per pochi mesi, ma studiò da autodidatta per tutta la vita. A 21 anni decise di fare l’inventore.

Dopo un primo successo ottenuto per un’invenzione legata al telegrafo, nel 1876 riuscì a creare un proprio laboratorio di ricerca a Menlo Park, nel New Jersey: una struttura che sarebbe diventata una fabbrica di brevetti.

Sposatosi due volte, la prima nel 1871 con Mary Stilwell dalla quale ebbe tre figli, la seconda con Mina Miller che gli diede altri tre figli, morì di diabete nella sua casa di West Orange, New Jersey, il 18 ottobre 1931.

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4. La prima cinepresa

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Anche se non fu lui a “inventare” il cinema, Edison vi contribuì con due apparecchi brevettati nel 1889.

Il primo, chiamato kinetografo, era una vera e propria cinepresa capace, tramite un meccanismo a intermittenza, di scattare in rapida successione una serie di fotografie su una pellicola 35mm.

Il secondo, battezzato kinetoscopio, consentiva invece a un solo utilizzatore per volta di rivedere la successione in movimento delle immagini impresse sulla pellicola.

Si trattava di una grande cassa sulla cui sommità si trovava un oculare. Lo spettatore vi poggiava l’occhio, girava una manovella e poteva guardare, a una velocità di 48 immagini per secondo, dei brevi filmati impressi su una pellicola da 35 millimetri.

La prima dimostrazione pratica del nuovo congegno, tenutasi il 14 aprile 1894, fu voluta da Edison per intrattenere la gente che stava ascoltando la musica del suo fonografo.

In seguito, il kinetoscopio viaggiò nelle fiere di tutto il mondo, dove chiunque poteva assistere al prodigio dell’ultima meraviglia della scienza pagando un biglietto.

A quel semplice apparecchio si deve anche la ripresa del primo bacio su pellicola: un cortometraggio della durata di circa 18 secondi che vedeva protagonisti Mary Irwin e John C. Rice, due attori che interpretavano due amanti mentre si scambiavano la più innocente delle effusioni.

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5. Edison contro Tesla: una battaglia senza esclusione di colpi

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A fine Ottocento, la crescente domanda di elettricità per i nuovi sistemi d’illuminazione pose il problema del suo trasporto su grandi distanze.

Al sistema di Edison, basato sulla corrente continua, si contrappose quello della corrente alternata dell’inventore croato Nikola Tesla (nella foto a sinistra) e appoggiata dall’industriale George Westinghouse.

Sostenitore della tecnologia in cui i finanzieri dell’epoca avevano investito molto denaro, Edison allora intraprese contro Tesla una battaglia senza esclusione di colpi.

Per “demonizzare” il rivale arrivò a organizzare veri e propri spettacoli pubblici in cui sottoponeva a scariche di corrente alternata, fulminandoli, cani e gatti randagi e persino un’elefantessa.

Visto però che non sortiva gli effetti desiderati, Edison acquistò alcuni brevetti di Tesla e li usò per dimostrare la pericolosità della corrente alternata costruendo un micidiale strumento di morte per l’uomo: la sedia elettrica.

Da quella guerra Edison uscì sconfitto. Grazie al lungimirante industriale George Westinghouse, l’inventore croato riuscì a dimostrare la supremazia della sua tecnologia e ottenne un clamoroso successo nella fiera mondiale di Chicago del 1893, sfolgorante delle 200mila lampadine a luminescenza di sua invenzione e alimentate dalla corrente alternata.

A ciò seguirà la costruzione della prima centrale idroelettrica del mondo sulle cascate del Niagara.

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