Il trono di spade, i protagonisti ispirati alla storia reale

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Il trono di spade, i protagonisti ispirati alla storia reale BEST5.IT 2017-07-23 04:48:34
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Dagli eunuchi guerrieri ai misteriosi assassini, andiamo alla scoperta di uomini e donne straordinari che vissero nei Secoli Bui e che ricordano alcuni personaggi di questa saga fantasy televisiva capace di conquistare il grande pubblico.

La serie tv Il trono di spade, andata in onda per la prima volta nel 2011, e i romanzi fantasy di George R.R. Martin sui quali è basata, seguono gli scontri dinastici delle potenti famiglie che, nel continente di Westeros, tramano e combattono per conquistare il Trono di Spade.

Ma anche se l’ambientazione, la trama e i personaggi sono inventati, molti elementi della storia hanno un’aria familiare.

Martin è stato influenzato da persone ed eventi reali, in particolare di epoca medievale: si riconoscono aspetti della Guerra delle Due Rose, così come vi sono accenni che richiamano alla mente il Vallo di Adriano e le saghe islandesi.

La serie ha provocato nel pubblico un crescente interesse per il Medioevo, ma quanti dei protagonisti, dei loro alleati e i loro nemici si ispirano alla storia reale? Scopriamoli insieme.

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1. Margherita I

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Margherita I: La sovrana che usò la morte del marito e del figlio per unificare Danimarca, Norvegia e Svezia.

Se c’è un’esperienza che accomuna le regine Cersei e Daenerys - due delle protagoniste femminili de Il trono di spade - e le loro controparti medievali reali è il fatto di partecipare ai giochi di potere secondo le regole stabilite dagli uomini.

Nel Medioevo le regine derivavano la propria autorità principalmente dalle relazioni con uomini di stirpe reale - padri, mariti e figli - e per tale motivo i risultati che potevano ottenere erano assai limitati. Eppure esistevano modi per superare questi ostacoli.

Ne Il trono di spade Cersei, moglie di re Robert Baratheon, sfrutta le menzogne e la manipolazione per ottenere i suoi scopi, così come le regine medievali spesso influenzavano i loro consorti da dietro le quinte; per questo i consiglieri avevano motivo di preoccuparsi delle conversazioni private che avvenivano nelle camere da letto dei sovrani.

Una donna dell’epoca capace di sfidare tutte le difficoltà che una regnante femminile si trovava di fronte fu la regina Margherita I (1353-1412), che nel corso di una vita davvero eccezionale unificò i regni di Danimarca, Norvegia e Svezia.

Dopo la morte del padre, il re di Danimarca,e quella del marito, sovrano di Norvegia, Margherita divenne la regina madre. E quando il suo unico figlio, Olaf, morì prima dei vent’anni, Margherita tenne per sé le corone norvegese e danese.

Gli svedesi la invitarono quindi a cacciare il loro odiato monarca tedesco, Alberto di Meclemburgo, sostenendo che la donna avrebbe potuto essere “la dama regnante e legittima sovrana di Svezia fino al momento in cui si fosse sposata”.

Anziché convolare a nozze, tuttavia, Margherita adottò il suo giovane pronipote, Eric di Pomerania, come suo figlio ed erede. Il giovane fu incoronato re dei tre regni a Kalmar nel 1397.

Nonostante questo, Margherita non aveva alcuna intenzione di rinunciare al potere e rimase sovrana di fatto fino alta sua morte, nel 1412. Governò con l’approvazione dei “grandi uomini" (i principali consiglieri dei tre regni), ma si assicurò che nessun nuovo marito le togliesse il potere.

Fu forse la regina medievale più affermata, e il risultato che ottenne - la cosiddetta Unione di Kalmar tra i regni di Danimarca, Svezia e Norvegia - perdurò fino al 1523.

2. Cavalieri teutonici

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Cavalieri teutonici: L'ordine militare che massacrava i "selvaggi" in nome di Dio, ovunque li trovasse.

Ne Il trono di spade i Guardiani della Notte sono un ordine che ha giurato di difendere i Sette Regni contro le minacce che provengono dalle terre oltre la Barriera settentrionale.

La vita che conducono impedisce loro di avere una casa, una moglie o una famiglia ed esige obbedienza assoluta.

Quest’ultima era anche un mantra per tutta una serie di ordini militari dell’Europa medievale, in particolare durante le crociate: abbiamo la tendenza a credere che le crociate fossero guerre intraprese nel Mediterraneo orientale per il controllo della Terrasanta, ma in effetti si combattevano anche in molte altre aree del continente.

Uno degli ordini più importanti era quello dei cavalieri teutonici, che ebbero origine da un piccolo ospedale per pellegrini tedeschi ad Acri e si ritirarono poi dal Regno di Gerusalemme dopo la sua caduta nel 1187, trovando quindi un nuovo ruolo nel Sacro Romano Impero.

Nel 1233, con il sostegno dell’imperatore Federico II, intrapresero la conquista e la conversione dei prussiani, un’impresa che richiese cinquant’anni.

Le cronache dell’ordine offrono un resoconto dettagliato della ferocia dei loro avversari, affermando che “arrostissero vivi nella loro armatura, di fronte al santuario di una divinità locale, i fratelli catturati, come se fossero castagne”.

In seguito l’ordine fu impegnato in una campagna militare in Polonia e in Lituania, dove gli abitanti si opposero alla conversione nel corso di una guerra che durò duecento anni.

Il cavaliere che compare ne I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer (scritto tra il 1387 e il 1400) aveva prestato servizio con i teutonici, e l'autore ci spiega: “In Prussia, in Lettonia e in Russia egli aveva combattuto più di qualsiasi altro cristiano del suo grado”.

Chaucer, parlando di questo personaggio, utilizza i l verbo reyse, che deriva dal tedesco reisen (viaggiare) ed era un termine usato dai cavalieri per le loro spedizioni estive in Lituania.

L’uso di tale parola mostra quanto Chaucer fosse bene informato sulla situazione politica in questa parte d’Europa. Il ruolo dei crociati, compresi quelli appartenenti a questo ordine cavalleresco, nella lotta per imporre il cristianesimo in tutta Europa continuò fino alla fine del Medioevo.

3. Le orde mongole

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Le orde mongole: I guerrieri nomadi a cavallo che spazzarono le pianure dell'Asia e dell'Europa per saccheggiare, razziare e diffondere il terrore.

Sappiamo che i feroci Dothraki, signori dei cavalli dalla pelle color bronzo che compaiono ne Il trono di spade, sono nati per combattere e morire in sella.

La loro è una cultura ben distin­a, incentrata sui cavalli, la conquista e la razzia, e ha molto in comune con quella dei mongoli, la coalizione di tribù nomadi dell'Asia centrale che furono riunite da Gengis Khan.

Quest’ultimo fondò quello che nel XIII e nel XIV secolo sarebbe diventato il più grande impero di terre confinanti mai visto - dall’Oceano Pacifico all'Europa orientale.

Diversi viaggiatori occidentali, di solito uomini di Chiesa, si recarono tra i mongoli intorno alla metà del XIII secolo e scrissero cronache delle loro esperienze, fornendo la loro interpretazione di ciò che videro per i potenti che li avevano inviati laggiù (il papa e il sacro romano imperatore).

Uno dei primi a visitare la orda (non solo con il senso che diamo noi oggi a questa parola, ma anche in quello di corte) mongola fu Giovanni da Pian del Carpine, che nel 1245 fu inviato da papa Innocenzo IV presso il gran khan Guyuk.

Giovanni racconta delle condizioni climatiche estreme che lui e i suoi compagni affrontarono mentre viaggiavano da Kiev verso oriente: tempeste di sabbia, grandinate così intense che 160 uomini affogarono quando la grandine si sciolse, caldo torrido e gelo intenso tormentarono il frate nel corso del viaggio.

Giovanni descrisse i fuochi alimentati con sterco di cavalli e bestiame e osservò quanto poco i mongoli si lavavano. Raccontò inoltre che vivevano in gers (iurte) ed erano inclini a ubriacarsi bevendo latte di cavalla fermentato, chiamato kumis.

Un altro viaggiatore, Guglielmo di Rubruck, si recò presso la capitale mongola di Karakorum nel 1253, recando con sé alcune lettere di re Luigi IX di Francia.

Guglielmo sperava di diffondere il cattolicesimo nella corte di Mongke Khan e rimase sgomento quando scoprì di essere stato anticipato dai nestoriani, che avevano portato la loro dottrina (una variante del cristianesimo originaria della Siria) tanto a oriente da raggiungere la Cina.

I problemi di Guglielmo furono aggravati dal suo interprete, la cui comprensione della lingua mongola non era così esauriente come l’uomo affermava. “Dopo che ebbi appreso un po’ del loro linguaggio, mi resi conto che quando io affermavo una cosa, lui ne diceva una totalmente diversa”, si lamentava Guglielmo.

Gli uomini della corte di Mongke erano curiosi di sapere di più sulla sua patria. “Ed essi iniziarono a porci numerose domande sul regno di Francia, chiedendo se laggiù c’erano molte pecore, mandrie di bestiame e cavalli, e se non avrebbero fatto meglio a recarvisi subito e impadronirsi di ogni cosa”, racconta Guglielmo.

Alla fine le lotte intestine tra le diverse orde divisero l’impero mongolo, ma la sua massima estensione non ha mai avuto eguale.

4. Una società segreta di assassini

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Una società segreta di assassini: La corporazione di misteriosi sicari che eliminava i loro avversari per mezzo di pugnali avvelenati.

Se pensate che gli Uomini Senza Volto de Il trono di spade - un gruppo di assassini mercenari con la capacità di mutare il proprio aspetto a piacimento, la cui ragione di vita è servire il loro Dio dai Mille Volti - fossero troppo inverosimili per essere ispirati al Medioevo reale, allora fareste bene a ricredervi.

Lo stesso termine “assassini” deriva da una società segreta medievale: gli ismailiti nizariti, una setta islamica formatasi nel tardo XI secolo in Persia e in Siria.

I nizariti si opposero alla dinastia selgiuchide che dominava la Persia e conquistarono diverse fortezze montane, compreso l’inaccessibile rifugio di Alamut, che divenne il loro quartier generale e che si trovava in quello che oggi è l’Iran nord-occidentale.

Questi uomini giovani ed energici erano naturalmente sacrificabili, eppure, soprendentemente, quando portavano a termine i loro incarichi cercavano di evitare vittime collaterali.

Infiltrarsi nel seguito della persona presa di mira richiedeva abilità e intelligenza particolari. L’eliminazione degli avversari per mezzo di omicidi spesso commessi in luoghi pubblici terrorizzava i nemici dei nizariti e aumentava l’influenza politica della setta.

L’arma utilizzata era di solito un pugnale, che spesso veniva intinto nel veleno. La principale setta di assassini venne infine sgominata quando i mongoli distrussero il quartier generale di Alamut nel 1256, ma la sua branca siriana sopravvisse fino al XIV secolo.

Il grande viaggiatore marocchino Ibn Battuta racconta che le “Frecce del Sultano", come li chiama, portavano con sé coltelli avvelenati, e aggiunge che “quando egli desidera inviare uno di loro ad assassinare uno dei suoi nemici, lo paga con denaro insanguinato.

Se dopo aver assolto l’incarico ricevuto il sicario riesce a fuggire, il denaro è suo, ma se viene catturato allora esso va ai suoi figli”. Le leggende che nel mondo medievale fiorirono intorno a questi assassini sono ancora più appassionanti dei fatti storici.

Un autore del XIV secolo che scriveva con lo pseudonimodi “Sir John Mandeville" racconta che un capo dei nizariti, noto come il “Vecchio della Montagna", addestrava i membri nella sua fortezza. Qui egli aveva costruito un giardino cinto da mura, un vero paradiso dove si trovavano splendide vergini e bellissimi giovani.

Quando un cavaliere giungeva li, il Vecchio gli serviva una bevanda inebriante, quindi gli faceva un’offerta: il guerriero doveva uccidere una vittima prestabilita. Se fosse morto nel tentativo, sarebbe stato ammesso in un paradiso cento volte più meraviglioso dell’illusorio giardino in cima alla montagna.

Nel resoconto di Marco Polo, ugualmente poco affidabile, la sostanza inebriante è una droga: “Egli fece somministrare oppio a dieci o dodici giovani; e quando essi furono sfiniti dal sonno li fece trasportare [...] nel giardino".

I nemici della setta affermavano che gli assassini usavano l’hashish - da cui poi derivò il termine assassino. Questa parola, usata per indicare misteriosi sicari a pagamento, passò presto nelle diverse lingue europee.

5. Narsete, guerriero eunuco

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Narsete, guerriero eunuco: Il brillante generale bizantino che allontanò i barbari dall'Italia.

Per molte persone, nel Medioevo, l’idea di una formidabile armata di eunuchi capaci di travolgere ogni cosa - come fa l'esercito degli Immacolati della regina Daenerys ne Il trono di spade - sarebbe sembrata assurda.

Nella vita reale, un’armata di questo tipo sarebbe servita a poco: i maschi castrati da giovani sviluppavano pochi muscoli e tendevano a ingrassare.

Tuttavia, gli eunuchi costituivano una componente importante di molte società medievali, da Costantinopoli alla Cina, e venivano venduti a caro prezzo nei mercati degli schiavi. E anche se raramente gli eunuchi erano buoni guerrieri, spesso diventavano stimati comandanti militari.

Narsete (478 circa - 573 d.C.), generale bizantino castrato, inviato dall'imperatore Giustiniano a condurre la campagna militare contro gli Ostrogoti, era considerato dai cronisti contemporanei un abile stratega (“per essere un eunuco”, aggiungevano spesso), capace di conquistare Roma e scacciare gli Ostrogoti dall'Italia.

Il trionfo di Narsete non fu dovuto al coraggio personale, quanto piuttosto alle abilità logistiche e amministrative che il generale di mostrò nell’organizzazione delle armate, proprio come si era occupato dell’amministrazione dello Stato a Costantinopoli.

Rafforzò la disciplina tra i suoi uomini, ma altrettanto importante fu l'abilità con cui si assicurò che venissero pagati puntualmente e che ricevessero le loro razioni di cibo.

Un altro eunuco, Pietro Foca, fu il principale generale bizantino durante il regno di Niceforo II Foca (sul trono imperiale dal 963 al 969 d.C.) e lo aiutò a respingere un’invasione russa proveniente dall'Europa sud-orientale.

Secondo i cronisti fu perfino in grado di sconfiggere in combattimento il “colossale” comandante nemico: “Brandendo la lancia con entrambe le mani... [egli] la scagliò contro lo Scita [russo]. Il colpo fu tanto potente da trapassarne il corpo... e l’avversario cadde a terra senza proferire parola”.

Tuttavia, pare che in realtà furono l’intelligenza e la velocità di reazione, non la forza, a dare la vittoria a questo straordinario generale eunuco - e agli altri castrati che come lui occupavano posti di comando.



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