Uber: il servizio alternativo al taxi

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Uber: il servizio alternativo al taxi BEST5.IT 2016-12-05 08:36:53
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Visitando la pagina Web di Uber, all’indirizzo www.uber.com/it, siamo accolti da uno slogan molto chiaro: “la tua corsa su richiesta, trasporto in pochi minuti con l’app Uber”.  

Nella parte alta della stessa pagina leggiamo invece una domanda: ” Vuoi diventare i autista con Uber?”.

Entrambe le opportunità offerte dal portale, quella di sfruttare Uber come alternativa al taxi quando abbiamo bisogno di spostarci velocemente e quella di diventare autista di Uber con la nostra macchina per i arrotondare le entrate mensili, sembrano davvero molto allettanti.

Ma come funziona esattamente Uber, il sistema che ci permette di spostarci velocemente da un luogo all’altro conoscendo in anticipo le tariffe? Ecco tutto i quello che c’è da sapere.

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1. Tutti i servizi di Uber

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Uber è un’azienda americana attiva dal 2009 specializzata in trasporto privato.

Non effettua la consegna di merci, si occupa solo del trasporto di persone e sta a metà tra il servizio taxi e il noleggio di auto private.

Negli ultimi anni si è diffusa in tutto il mondo arrivando anche in Italia.

I normali servizi di Uber pre­vedono che le macchine siano registrate per il trasporto pas­seggeri e guidate da professio­nisti dotati di licenza.

UberPop invece è un servizio che per­mette a chiunque di diventare autista e usare la propria mac­china per trasportare clienti in cambio di un pagamento.

Ha avuto un grande successo per­ché permetteva di guadagnare senza bisogno di investire in permessi e licenze che nel nostro Paese sono molto costosi.

Inoltre, i prezzi rispetto alle corse in taxi erano molto competitivi. Da qualche mese però Uber Pop è stato sospeso nelle città italiane.

2. L'Italia blocca Uber

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Lo scorso luglio (2015) il tribunale ordinario di Milano ha deciso che UberPop è illegale e lo ha sospeso in tutto il territorio italiano.

La sentenza ha stabilito che si muovono sul confine della legalità anche altri servizi di Uber e ha dettato regole più severe per la gestione dell'attività degli autisti con licenza.

Al momento in Italia non è più possibile diventare autisti di Uber senza possedere un per­messo riconosciuto dalla legge, quindi la possibilità di arrotondare le entrate è sfumata.

Qual­cosa si sta muovendo a livello legislativo, ma è difficile capire quale direzione prenderà il Go­verno, anche perché gli interes­si in gioco sono molti.

La legge che regola la mobilità in Italia risale al 1992, quando Internet e la sharing economy (economia di condivisione) non esisteva­no ancora.

L'Authority dei tra­sporti e quella per il Mercato e la Concorrenza hanno più volte ribadito che le regole andrebbe­ro aggiornate tenendo conto di nuove applicazioni tecnologi­che come Uber.

I tassisti invece non hanno alcun interesse al cambiamento e spingono per­ché tutto resti così com'è. Nel frattempo Uber è ancora attiva con i suoi autisti ufficiali e fun­ziona benissimo.

3. Tutto via app

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In pratica, quello che Uber fa è mettere in comunicazione tra loro chi ha bisogno di un mezzo di trasporto e chi guida un vei­colo autorizzato ed è disponibile ad accompagnare i passeggeri nel luogo desiderato.

Il siste­ma si serve di un’applicazione per i dispositivi mobile come smartphone e tablet.

Possiamo richiedere velocemente un tra­sporto semplicemente colle­gandoci all'app sul telefono.

Supponiamo di essere appena sbarcati da un aereo. Siamo in aeroporto e abbiamo bisogno di raggiungere rapidamente il centro città.

Invece di rivol­gerci al solito taxi possiamo consultare l’app sul nostro smartphone e metterci in contatto con un autista Uber.

L’app ci mostrerà quelli più vi­cini e prima di scegliere da chi farci accompagnare potremo anche consultare le valutazio­ni compilate dagli altri clienti.

Sfruttando la localizzazione Gps, potremo individuare la posizione dell'auto e farci ve­nire a prendere.

Non avremo nemmeno bisogno di comu­nicare con esattezza dove ci troviamo, poiché il conducente vedrà tutto sulla propria map­pa.

Naturalmente, in caso di necessità, sarà possibile chia­mare l'autista al numero indi­cato nella sua scheda.

4. Pagare la corsa

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Se abbiamo preso un taxi al­meno una volta nella vita, sap­piamo quali brutte sorprese può riservare un tassametro.

Oltre alla comodità di trovare in modo facile e veloce un'autista che ci accompagni da un punto all'altro della città, la vera rivoluzione di Uber sta proprio nei prezzi e nel modo di gestire il pagamento della corsa.

L'intera operazione è gestita via smartphone, con l'addebito diretto sulla carta di credito che abbiamo abilitato. Non sono previste mance al conducente.

Inoltre, se siamo in due o più persone e voglia­mo dividere il costo della corsa non serve fare i conti: una funzione integrata nell'app si occupa anche di questo, addebitando le singole quote alle carte di credito di tutti i partecipanti.

L'elemento più interessante dell'offerta di Uber sta forse nella trasparenza dei prezzi. I prezzi non sono a buon mercato come quelli di UberPop, ma possiamo sapere quanto spenderemo all'incirca ancora prima di salire in auto.

Attraverso l'applicazione o dal sito Web, i possiamo inserire l'indirizzo di partenza e la destinazione per avere una stima della tariffa.

Può variare in base al traffico, e al tempo impiegato ma generalmente non c'è il rischio di incappare in brutte sorprese.

Tanto per fare un esempio, partendo proprio dal centro di Milano e arrivando all'aeroporto cittadino di Linate, il più vicino, per un percorso complessivo di circa 13 km, la tariffa prevista è di 31 euro.

Infine a differenza del tradizionale servizio taxi, che solitamente non ci per­mette di scegliere quale auto verrà a prenderci, Uber propone cinque opzioni di veicolo che comprendono auto più o meno spaziose e anche macchine di lusso per le oc­casioni particolari.

La tariffa che pagheremo ovviamente varia anche in base al tipo di veicolo ma sappiamo sempre in anticipo quanto andremo a spendere. Al momento in Italia Uber è attivo a Milano, Firenze, Torino e Roma.

5. La guerra dei taxi

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Uber è in qualche modo comparabile ai servizi come AirBnB, www.airbnb.it, che permettono di affittare a qualcuno la propria casa per le vacanze.

Si tratta, chiaramente, di iniziative di sharing economy che rappresentano una forte concorrenza per i professionisti del settore.

Gli alberga­tori nel caso di AirBnB e i tassisti nel caso di Uber.

Questi ultimi combattono ormai da tempo una battaglia serrata contro Uber sia in Italia, sia in altri Paesi del mon­do.

La questione è controversa tra cause vinte, come di recente nella città di Londra, e altre perse, con la sospensione in Italia del servizio UberPop.

Ciò che è sicuro è che la normativa vigente non sembra tenere conto del progresso, facendo ancora riferi­mento a tempi in cui Internet, smartphone e tablet non esistevano ancora.



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