Uomini e donne al volante: chi fa meno incidenti?

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Uomini e donne al volante: chi fa meno incidenti? BEST5.IT 2018-12-10 15:32:31
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Uomini e donne al volante: chi fa meno incidenti? Le donne.

Lo dicono statistiche e studi, dimostrando scientificamente che è tutta una questione di ormoni.

Gli estrogeni influenzano il comportamento stradale femminile nel segno dell’attenzione e della sicurezza, mentre il testosterone enfatizza l’istinto maschile alla trasgressione, il gusto della velocità e la litigiosità.

Ma qual’è la visione  degli uomini e delle donne su come guidare una macchina e chi fa meno incidenti? Scopriamolo insieme.

 

 

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1. Uomini e donne hanno una visione dell'auto agli antipodi

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Uomini e donne hanno una visione dell'auto agli antipodi, governata dagli ormoni e dai retaggi culturali.

Un secolo e mezzo fa, Sigmund Freud considerava l’automobile un’estensione del pene: più l’auto era potente, più l’uomo si riteneva altrettanto.

La moderna psicoanalisi ha abbandonato questa teoria sessuale assoluta, ma a livello simbolico, complice la funzione del testosterone, per l’uomo l’auto rimane ancor oggi una sorta di divisa che rappresenta la potenza maschile.

L’auto potente rispecchia le potenzialità dell’uomo un po’ aggressivo e predatore.

Si tratta di una tendenza dalle origini antiche che risale a quando l'uomo era cacciatore e che mantiene viva la cultura secondo la quale la potenza del motore, lo stile dell'auto e la sua ospitalità rispecchiano gli aspetti più profondi e non del tutto consci delle potenzialità maschili.

Nei modelli veloci, ad esempio, l’accelerazione rappresenta la ripresa delle potenzialità fisiche e sessuali dell’uomo. Dunque, per l’uomo l’auto assume molto spesso una connotazione di tipo sessuale, seppur modulata dalla cultura.

Quando gli anziani sperimentano la riduzione della loro efficienza fisica e sessuale, beneficiano dall’avere sotto il sedile un’auto con una buona ripresa, che offre loro una sensazione sostitutiva di sicurezza e potenza.

Questa componente psicologica di natura sessuale è quasi del tutto assente nelle donne, che tendono a vedere dell'auto solo come un mezzo di trasporto.

Alcune, però, alla guida si sentono simili agli uomini: attive e dinamiche, amano guidare e ingaggiano una sana competizione con l’uomo, addirittura superandolo in abilità.

 

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2. I più pericolosi sono i giovani

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Le donne causano meno incidenti automobilistici, che, secondo il Transport Scoreboard dell’Unione Europea, per la maggior parte sono da imputare ai giovani uomini.

Il dato si può ricollegare ai livelli elevati di testosterone e a una personalità euforica: sarebbe l’ormone maschile a contribuire alla guida temeraria e a stimolare la sfida ai limiti di velocità.

Questa trasgressione può rappresentare l’ostentazione inconscia della propria potenza virtuale e sessuale.

Pensiamo all’uomo di successo, a cui è richiesto di essere attivo e trasgressivo, in modo da poter sempre stupire, laddove stupire è l’equivalente di andare oltre i limiti.

La sfida ai limiti di velocità sembra simboleggi per l’uomo un attacco inconscio all’autorità e al potere in genere, ai suoi divieti e alle sue imposizioni.

Alcuni guidatori diventano così anarchici che inconsciamente competono con l’autorità in divisa, assimilando il poliziotto che li ferma per eccesso di velocità a un padre castratore.

Il quadro ormonale della donna, grazie alla maggior quantità di estrogeni, influenza invece il comportamento di guida nel segno della prudenza e dell’attenzione alla sicurezza.

Stando alle ultime acquisizioni scienti che, gli ormoni estrogenici avrebbero infatti un’azione stimolante sui lobi frontali e sull’emisfero sinistro dell’encefalo, la zona deputata ai comportamenti sociali, all’autocontrollo e al rispetto delle regole.

Gli estrogeni influenzano l’attività neuronale dei lobi temporali e frontali, legati al contenimento e alla sicurezza. Ciò rende la donna più propensa a esprimersi su basi emotive e affettive, non esibizionistiche nel senso descritto sopra.

Ecco perché, di solito, l’esibizionismo, l’anarchia e la predatorietà che si osservano nel maschio non si riscontrano nella donna. Beninteso, certi eccessi sono infantili e superficiali e rischiano di mettere a repentaglio la propria vita e quella degli altri.

 

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3. Ansia da prestazione

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Un classico maschile è prendersi gioco delle donne che faticano a parcheggiare l’auto e, a onor del vero, non è raro osservare donne in difficoltà nel “prendere le misure” di parcheggi e posti macchina.

Del fenomeno si è occupata l’Università della Ruhr di Bochum, Germania, che ha sottoposto due gruppi di confronto uomini-donne a un test di parcheggio.

Ebbene: gli uomini hanno impiegato in media 20 secondi in meno per portare a termine la manovra.

Gli studiosi ne deducono che il cervello maschile possieda una più spiccata percezione spaziale e sia maggiormente predisposto alla rapida valutazione delle manovre essenziali richieste dal parcheggio.

Tutto questo, grazie al lobo parietale destro più sviluppato. Ma molti esperti dissentono: «Il fatto che sia in gioco il lobo parietale, destinato all’emotività, fa pensare che sia proprio quest’ultima a influire nelle manovre di parcheggio.

Dopotutto, parcheggiare implica una sensazione di dominanza, di saper guidare la macchina, di esserne padroni e di saper valutare bene lo spazio.

Non è che in questo la donna sia meno capace: piuttosto, soffre spesso di un complesso di inferiorità tramandato che la rende vittima di un blocco psicologico nel momento in cui si sente osservata e giudicata mentre parcheggia.

Senza contare che in alcune donne è ancora vivo il retaggio culturale di dover essere protette dall’uomo, che in questo caso si esprime con la richiesta a un uomo di parcheggiare loro l’auto».

Per gli uomini anziani, tuttavia, il parcheggio si trasforma spesso in un affanno: ansia di non trovarlo, di dover andare lontano, ecc. A una certa età c’è una perdita di padronanza sotto tutti gli aspetti: sessuale, fisica e di funzioni cognitive.

Subentra uno stato di inadeguatezza, per cui dal punto di vista psicologico, trovare un posto libero, essere velocissimi a vederlo e parcheggiare è percepito come un test o un esame che davanti agli altri sarebbe frustrante fallire.

 

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4. L’uomo non vuole chiedere mai e come a teatro

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  • L’uomo non vuole chiedere mai
    I due sessi manifestano diversità anche nell’orientarsi in auto.
    Mentre le donne hanno una memoria più “emotiva”, che si affida ai punti di riferimento incontrati (una casa di un certo colore, un viale alberato, un monumento, ecc.), gli uomini si basano di più sulla “memoria vettoriale”, incentrata sulla direzione in cui si è mosso il loro corpo e sul tempo di spostamento.
    In generale, la donna familiarizza con i luoghi, li riconosce e riesce a orientarsi meglio in base a essi, mentre l’uomo tende a fare inconsciamente riferimento ai punti cardinali.
    Da noi se ne parla poco, ma negli Stati Uniti questo concetto dell’orientamento con i punti cardinali è scientificamente dimostrato.
    Un altro punto fermo è la mentalità dell’uomo che non deve chiedere mai. Gli uomini sono sempre restii a domandare indicazioni stradali.
    Hanno bisogno di questa autosufficienza anche se, fortunatamente, alcuni hanno superato questo retaggio.

 

  • Come a teatro
    Fa specie che persone apparentemente equilibrate – soprattutto uomini – “vadano fuori di testa” nei comportamenti stradali, fino a mettere a repentaglio la vita altrui.
    Il fenomeno è stato battezzato road rage (rabbia, collera sulla strada) e il vasto repertorio spazia dalla guida spericolata alle risse fra automobilisti.
    Per gli automobilisti, la strada ha assunto la simbologia di un teatro in cui proiettare inconsciamente il vissuto e le proprie frustrazioni.
    Questo spiega perché alla guida emergono i lati più negativi della personalità: in quel momento le persone si sentono libere e autorizzate a fare anche ciò che non è lecito.
    È un fenomeno soprattutto maschile: gli uomini vivono spesso la strada come un teatro sul quale sfogare le eventuali frustrazioni, mentre le donne vanno alla ricerca di altri teatri e scenari, come i divertimenti e gli affetti, dimostrando ancora una volta maggiore buon senso e maggiore sensibilità verso le situazioni pericolose.

 

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5. Gli uomini badano all’estetica, le donne alla funzionalità

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  • Gli uomini badano all’estetica, le donne alla funzionalità
    Secondo una ricerca di General Motors, il 74 per cento delle donne non si sente capita dai produttori d’auto.
    Infatti, se gli uomini consultano le riviste di settore, le donne amano farsi consigliare.
    Ma i target dei due sessi sono diversi: gli uomini guardano all’estetica dell’auto e ai simboli di potenza che racchiude, come il numero dei cavalli, mentre le donne mettono al primo posto la funzionalità (bagagliaio capiente, comfort degli interni ecc.).
    Fra gli accessori più richiesti dal gentil sesso vi sono i sensori di assistenza al parcheggio e la telecamera posteriore.

 

  • C’è persino chi ci fa sesso
    È normale che l’auto sia un oggetto al quale uomini e donne si affezionano. N
    egli USA, il 25 per cento degli automobilisti ha dato un nome alla propria macchina, che il 55 per cento degli uomini e l’88 delle donne percepisce di genere femminile.
    Altra cosa è fare sesso con le auto, com’è il caso del 65enne di Washington Edward Smith, che ha avuto un rapporto amoroso con oltre 700 automobili.
    Tutto cominciò con una carezza a cui seguirono degli abbracci, in un crescendo di soddisfazione sessuale. Secondo gli psichiatri, “è una perversione delirante di chi non riesce a trovare un affetto umano, finendo per erotizzare un oggetto.
    Esso diviene un feticcio, cioè un oggetto d’amore sostitutivo che attraverso uno spostamento di simbologie assume un significato sessuale.
    È una perversione tipica maschile, in quanto nella donna mancano i presupposti psicologici perché ciò accada»

 

  • Finalmente le donne saudite possono guidare
    Conquista storica per le donne saudite che, grazie a un decreto di Re Salman, dal 2018 potranno prendere la patente.
    L’Arabia Saudita era rimasto l’unico Paese al mondo in cui ciò non era possibile. In precedenza, se una donna avesse osato violare il divieto di guidare, avrebbe “meritato” una pena di 10 frustate: così aveva deciso nel 2011 il tribunale di Gedda.
    Invece negli Stati Uniti d’America le patentate hanno superato i patentati: 105 milioni contro 104.
    In Italia, infine, secondo un’indagine di Facile.it, le donne hanno ancora un minor numero di veicoli intestati.

 

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