Per vincere nella vita bisogna imparare a perdere

Per vincere nella vita bisogna imparare a perdere
   
    

Per vincere nella vita bisogna imparare a perdere BEST5.IT 2016-12-04 16:17:56
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Walt Disney è stato licenziato per mancanza di immaginazione.

Bill Gates è fallito a inizio carriera. Il primo ha sfondato al cinema, il secondo è diventato uno degli uomini più ricchi del mondo.

Il loro segreto? Imparare dalle proprie sconfitte per essere più forti.

La Miss arrivata seconda manda tutti a quel paese. Lo sportivo che non sopporta l’idea della sconfitta si rifugia nel doping.

Non è così che si va avanti: saper perdere infatti è un requisito fondamentale per costruire un sé migliore e più forte.

Ogni compito complesso richiede infatti una serie di azioni che può portare al fallimento. Vivere implica la possibilità di sbagliare.

Lo testimonia la stessa parola errore, etimologicamente simile a errare. Come dire: solo restando immobili non si sbaglia. Ma non si va da nessuna parte.

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1. Gli anticorpi della sconfitta

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Il meccanismo è evidente nelle attività agonistiche.

Diversi psicologi spiegano: «Diabolico è rinunciare a impegnarsi, aspettare che la motivazione arrivi dall’esterno.
La sconfitta è un passo necessario. Nello sport chi vince in età giovanile perché si è sviluppato più velocemente dei coetanei ha spesso una carriera in discesa.
Così però non sviluppa gli “anticorpi” psicologici per elaborare la frustrazione»
.

Risultato: quando i coetanei lo raggiungono nelle prestazioni iniziano le delusioni, che però non è attrezzato a sopportare.

Al contrario, i veri sportivi sono consapevoli che la vittoria non è mai sicura, e riescono a trasformare la delusione in una forza propulsiva verso la vittoria futura. Fondamentale allora è porsi in un’ottica positiva, anche al di fuori dello sport.

Per esempio, di fronte a un fallimento professionale, chiediamoci cosa ci ha portato alla sconfitta, come abbiamo vissuto gli attimi in cui ci siamo accorti che stavamo sbagliando e che cosa avremmo potuto o dovuto fare per evitare la situazione. Senza colpevolizzare gli altri o noi stessi, ma solo con l’intento di capire.

Del resto che l’approccio sportivo sia applicabile con successo a ogni ambito della nostra vita lo ha capito anche Richard Wiseman, lo psicologo inglese noto per aver studiato a lungo i meccanismi della buona e della cattiva sorte.

La sua ipotesi è che gli eventi positivi dipendono solo dalla nostra capacità di calamitarli. Uno degli assunti di Wiseman è che i fortunati sono persone in grado di rialzarsi dopo una delusione, di imparare dagli errori e, soprattutto, di trasformarli in risorse.

«Senza accorgersene», spiega, «i baciati dalla sorte immaginano che le cose sarebbero potute andare peggio, guardano oltre e non rimuginano sulle disavventure. E sono convinti di poter fare qualcosa per contrastare il destino avverso e dunque non gettano la spugna».

Proprio qui sta la chiave del successo: il concetto a cui Wiseman fa riferimento è quello che gli psicologi definiscono resilienza, ovvero la capacità di assorbire i colpi della sconfitta e soprattutto di evitare di autoconvincerci che non è successo nulla. Solo così possiamo rialzarci più forti di prima.

2. Non c’è un colpevole di fronte alla sconfitta!

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Di fronte alle sventure spesso cerchiamo un colpevole.

Questo è un errore: il primo passo per stare meglio è osservare la sconfitta senza attribuire colpe, a noi o agli altri.

L’importante è rialzarci nel modo giusto: un uomo distrutto da un divorzio che sperimenta altri dieci matrimoni probabilmente non è resiliente. Cerca solo un modo per distrarsi dall’esperienza traumatica senza far fronte al suo dolore.

Qualche anno fa ricercatori dell’Università di Buffalo (Usa) hanno analizzato le storie di persone con esperienze traumatiche alle spalle, dimostrando che “ciò che non uccide fortifica”. Infatti, se alcuni reagiscono ai traumi con disturbi ansiosi, altri ne escono fortificati.

Ma quando una sconfitta diventa proficua? Quando è vissuta senza sconti. Le sfide che ci fanno crescere sono infatti quelle impegnative.

Lo vediamo nella scuola: nel 1998 l’International Association for the Evaluation of Educational Achievement di Amsterdam pubblicò uno studio che analizzava le competenze scientifiche di studenti di 23 nazioni.

Risultato: erano quelli che si ritenevano più preparati e che mostravano maggiore autostima, cioè gli americani, a mostrare le maggiori lacune. «Per non danneggiare l’autostima dei ragazzi, le scuole hanno ridotto le aspettative», spiega Maureen Stout, psicologa dell’educazione.

Con scorciatoie come queste, però, non si crea resilienza. Si diventa solo sicuri di sé in apparenza, ma si crolla di fronte a una sconfitta». «Negli Stati Uniti abbiamo un problema con la sconfitta», aggiunge Peter DeWitt, docente e divulgatore americano attivo sui temi dell’educazione.

«I genitori fanno di tutto per risparmiare ai figli questo sentimento». Proviamo quindi anche noi ad abbandonare l’atteggiamento tipico di questi ragazzi che non sanno perdere: il narcisismo.

Chi fa di tutto per risparmiarsi il sentimento della sconfitta, è infatti una persona totalmente autocentrata e pretende che il mondo si adegui alle sue aspettative.

3. I 5 punti di chi sa sempre rialzarsi

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La resilienza è la capacità di non abbattersi di fronte alle sconfitte.

Ma anzi, di rialzarsi e “ricostruire” le proprie certezze. Partendo ogni volta da zero.

Al contrario, chi non sa accettare la sconfitta è una persona tendente al perfezionismo, con scarsa autostima e una limitata fiducia in se stesso.

La sconfitta è un’importante esperienza formativa, ma solo se si è in grado di “leggerla” attraverso i filtri cognitivi tipici della personalità resiliente. Eccoli.

  1. Il resiliente è convinto che gli eventi, almeno in parte, siano dipendenti da lui e pertanto che ne possa venire a capo mettendo a frutto le risorse personali: cultura, creatività, pazienza, mediazione, ascolto, attesa.
    In questo modo, il resiliente si impegna a fondo, attribuendo successi e insuccessi principalmente a qualità e quantità dell’impegno dedicato, e non alla forza degli accadimenti esterni.
  2. Il resiliente è un buon incassatore: è dotato di un sistema di aspettative realistico. Sa cioè che imprevisti e fallimenti fanno parte del gioco, quindi soffre relativamente poco i disagi e le delusioni. Il risultato è che sperimenta un limitato numero di frustrazioni, non perde autostima, rimane lucido, positivo e capace di riprogettare l’azione.
  3. Il resiliente sa “ristrutturare cognitivamente” un evento avverso: sa cioè trarre lezioni dalle sconfitte. Ad esempio imparando nuove strategie di adattamento.
  4. Il resiliente ha speranza: non dispera perché è convinto che le difficoltà prima o poi passano e che si tratta di una sconfitta locale, legata cioè alla situazione e non a un suo problema irrisolvibile. In questo modo non mette in discussione le sue capacità.
  5. Il resiliente è autodisciplinato e organizzato: si dà obiettivi e ha la fermezza di raggiungerli, senza cadere nella tentazione del rimando e dell’approssimazione.

4. Chi la dura, la vince

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  • Bill Gates
    Gli inizi del genio del pc e fondatore della Microsoft non furono dei migliori: dopo la rinuncia agli studi ad Harvard fondò infatti un’azienda, la Traf-O-Data, che presto fallì.
  • Walt Disney
    Fu licenziato dal quotidiano in cui lavorava perché, così spiegò il direttore, «mancava di immaginazione e non aveva alcuna buona idea». Avviò quindi una serie di attività imprenditoriali, nessuna di successo.
  • Charles Darwin
    Il biologo che gettò le basi delle teorie evoluzionistiche iniziò la carriera medica per abbandonarla dopo poco. «Ero un ragazzo ben al di sotto della normale soglia di intelligenza», spiegò.
  • Winston Churchill
    Andava male a scuola, fu bocciato diverse volte e le sue prime esperienze politiche furono deludenti. Eppure il Primo ministro che guidò il Regno Unito durante la Seconda guerra mondiale vinse addirittura il Nobel per la letteratura.

5. Test: Sei capace di reagire dopo una sconfitta?

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Individua la tua capacità di resilienza, cioè di assorbire i colpi e ripartire. Rispondi alle domande, somma i punteggi e scopri di che pasta sei fatto.

  1. Tutto quello che possedete (auto, tv, lavatrice ecc.) sembra rompersi nello stesso momento. Che cosa fate?
    a. Stilate un ordine di priorità
    b. Vi sentite sopraffatti e non fate niente
    c. Vi lamentate di quanto sia stressante la vostra vita
    d. Ricorrete a un elenco di numeri di emergenza
    e. Andate in panico per quanto vi verrà a costare
    f. Ricorrete al fondo di emergenza che avete per pagare i guasti
  2. Vi rendete conto che i debiti aumentano sempre di più. Cosa fate?
    a. Tagliate le carte di credito
    b. Accettate del lavoro in più
    c. Annullate l’abbonamento alla palestra
    d. Preparate un prospetto delle entrate e delle uscite
    e. Ri utate tutti gli inviti a uscire, senza dare spiegazioni
    f. Ignorate il problema e sperate che qualcosa accada
  3. Decidete che non volete pagare un affitto per tutta la vita, ma non riuscite a mettere da parte i soldi per acquistare una casa. Che fate?
    a. Chiedete un prestito ai genitori
    b. Accettate un secondo lavoro
    c. Smettete di bere alcolici e vi portate il pranzo da casa
    d. Vendete tutto quello che potete su eBay
    e. Vi lamentate ma in realtà non fate niente
    f. Trovate il denaro con prestiti vari
  4. Volete tornare all’università per aggiornarvi, ma sono trascorsi anni da quando l’avete lasciata e il carico di lavoro è gravoso. Cosa fate?
    a. Chiedete aiuto all’università
    b. Portate comunque a termine il corso di studi
    c. Vi fate prescrivere degli antidepressivi
    d. Elaborate un piano di studio alternativo
    e. Formate un gruppo di studio con altri studenti
    f. Acquistate un libro sui metodi di studio
  5. Una serie di cose sta andando storta: fate fatica a dormire, pensate che i vostri amici vi evitino e il lavoro vi annoia. Che fate?
    a. Affrontate un problema per volta
    b. Avvisate l’ufficio che state male e vi rintanate nel letto
    c. Bevete più alcolici del normale
    d. Dite a tutti quelli che incontrate quanto siete sfortunati
    e. Sapete che ce la farete perché ce l’avete sempre fatta
    f. Parlate dei vostri problemi con i famigliari e gli amici stretti

 

Ora sommate i punteggi ottenuti e leggete il pro lo corrispondente.

 abcdef
1402315
2452310
3254310
4501432
5320154

 

Ecco come interpretare i punteggi:

PunteggioProfilo
Da 20 a 25 puntiSiete consapevoli che qualunque situazione difficile si risolverà e sapete che ce la potete fare.
Da 15 a 19 puntiImparate costantemente dalle cose che vi accadono e siete sempre aperti a nuove idee.
Da 10 a 14 puntiQualche volta permettete ai problemi di prendere il sopravvento e di soffocarvi.
Da 5 a 9 puntiIl vostro tempo è dominato da preoccupazioni e ansie per cose che potrebbero non accadere mai.
Da 0 a 4 puntiLa vostra capacità di affrontare le avversità è davvero scarsa. Dovete sforzarvi di imparare tecniche di resilienza: ne avete bisogno.



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