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Gesti inconsapevoli che facciamo ogni giorno: capiamo il perché

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Gesti inconsapevoli che facciamo ogni giorno: capiamo il perché BEST5.IT 2021-04-20 02:08:57
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Siamo al telefono e intanto scarabocchiamo su un foglio. Ci sentiamo un po’ tesi e per rilassarci mastichiamo una gomma. Ci sentiamo senza energie e prendiamo un caffè.

Sono tutti gesti che ci capita quotidianamente di fare, anche se non ne capiamo bene il motivo e il significato.

Volete saperne di più? Ecco che cosa scatta nel nostro cervello mentre mettiamo in atto i nostri gesti quotidiani.

 

 

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1. Disegniamo ghirigori sui fogli

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Siamo al telefono con l’amica che ci racconta la sua ultima delusione, oppure stiamo seguendo la lezione di matematica o ancora partecipiamo all’ennesima riunione...

Senza neanche pensarci, iniziamo a scarabocchiare il foglio con la penna, realizzando ghirigori e linee senza disegnare niente di preciso.

Sintomo di noia e svogliatezza? Non proprio. Secondo i ricercatori inglesi dell’Università di Plymouth, scarabocchiare è il segnale inconscio di una ricerca di concentrazione.

Gli studiosi hanno notato che chi deve affrontare una situazione considerata noiosa e poco esaltante è più incline a farlo. E fa bene: secondo gli scienziati, disegnare senza troppa precisione aumenta di circa il 30 per cento l’attenzione e la memoria.
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Dimmi che scarabocchi fai e ti dirò chi sei:

- Figure geometriche: cubi, triangoli, scacchiere indicano propensione alla razionalità e pensiero poco istintivo.
Figure geometriche

- Spirali: se vanno dall’interno verso l’esterno, indicano il bisogno di esprimere se stessi. Al contrario, c’è bisogno di una pausa dallo stress.
Spirali

- Casetta: riporta alla mente ricordi d’infanzia ed è tipica delle donne che sognano la tranquillità e il riparo domestico.
Casetta

- Frecce: se puntano verso l’alto o destra, significano ottimismo; se la freccia è rivolta verso il basso, è sintomo di sfiducia.
Frecce

- Albero: simboleggia la vita. Il tronco è il presente, le radici il passato e la chioma il futuro. Una chioma folta su un tronco esile è tipica dei sognatori.
Albero

- Cerchi e sfere: chi li disegna ha una personalità allegra ed espansiva, socievole e predisposta al dialogo.
Cerchi

- Omini: sono proiezioni di se stessi. Se le facce sono allegre, si vive un momento positivo, se sono tristi e cupe, negativo.
Omini

- Animali: come gli omini, rappresentano proiezioni di sé. Animali disegnati con zanne ed espressioni feroci rivelano aggressività.
Animali

2. Mastichiamo abitualmente chewing gum e ricordiamo la canzone, ma non il titolo

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- Mastichiamo abitualmente chewing gum
«Credereste mai che mentre siete in fila alla cassa del supermercato vi trovate solo a poche decine di centimetri di distanza da un potente catalizzatore neurochimico che costa meno di una compressa di antidepressivo?», chiede David DiSalvo, autore del libro Il cervello in cucina (qua sotto, in offerta su Amazon) e giornalista specializzato in neuroscienze e psicologia.
I benefici della gomma da masticare sono molti: migliora la memoria, l’attenzione, l’umore, l’apprendimento, i disturbi ansiosi e riduce l’appetito.
La maggior parte dei benefici sono da ricondurre alla sua capacità di aumentare l’afflusso del sangue al cervello. In base a una ricerca condotta dall’Università di Cardiff (GB), durante la masticazione di una gomma aumentano l’attenzione e le performance intellettive. In più, masticare una gomma prima di sottoporsi a un test migliora la prestazione.
Il chewing gum “scalda” il cervello: masticare per 20 minuti (non di più, altrimenti lo sforzo dei muscoli facciali ne annulla i benefici) equivale a un blando esercizio fisico che comporta un maggiore afflusso di sangue al cervello.
Inoltre, secondo uno studio giapponese, masticare la gomma attiva una porzione del cervello (la parte ventrale della corteccia prefrontale) in grado di diminuire la percezione dei sentimenti depressivi.


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- Ricordiamo la canzone, ma non il titolo
Canticchiamo tutta la canzone, ma non ne ricordiamo il titolo. La responsabilità è del lobo temporale sinistro.
Gli scienziati della Iowa University (Usa) hanno diviso 30 volontari in tre gruppi: i primi erano soggetti sani, i secondi avevano lesioni cerebrali, i terzi danni localizzati al lobo temporale sinistro.
I volontari hanno ascoltato per circa 12 secondi 54 brani e hanno dovuto indicare il livello di familiarità e i titoli.
Conclusione: i primi due gruppi hanno ottenuto risultati positivi vicini all’80 per cento, mentre l’ultimo si è fermato al 50.
Il lobo temporale sinistro quindi non è predisposto solo al linguaggio, ma anche al riconoscimento delle melodie e dei nomi propri: chi non ricorda i titoli delle canzoni pare abbia difficoltà anche con i nomi di persone.

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3. In macchina diventiamo più aggressivi e ci appassionano i quiz televisivi

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- In macchina diventiamo più aggressivi
Trascorriamo più tempo al volante che a tavola. In media è più di un’ora al giorno, per un totale di 23 giorni in un anno.
Significa che a 85 anni avremo trascorso più di 4 anni chiusi in macchina.
È per questo che consideriamo l’auto come la nostra abitazione e da un lato ci sentiamo liberi di comportarci come vogliamo, ma dall’altro anche costretti in un luogo chiuso, come quello dell’abitacolo, come spiega lo psichiatra del Policlinico Umberto I di Roma, Roberto Delle Chiaie: «L’automobile è considerata un prolungamento del nucleo abitativo e, quindi, nostro territorio da difendere. Quando sentiamo una minaccia esterna che può essere, per esempio, un mancato rispetto delle norme che mette in pericolo noi e la nostra auto, si aziona immediatamente un meccanismo difensivo che si tramuta in aggressività. È un modulo comportamentale ereditato dal mondo animale, caratterizzato dalla necessità di pattugliare e difendere il proprio territorio».
Cosa ci fa scattare? «La causa principale è da ricondurre allo stress psicofisico accumulato che diventa insopportabile quando ci troviamo in situazioni fuori dal nostro controllo, come può essere il traffico. Bloccati in fila, non possiamo fare nulla se non aspettare che la situazione migliori, ma in quell’attesa iniziamo a pensare al tempo che stiamo perdendo e a tutte le cose che abbiamo da fare, quindi scatta la frustrazione».
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- Ci appassionano i quiz televisivi
Non a tutti, certo, ma se da oltre 60 anni la televisione continua a trasmettere i cosiddetti telequiz, un motivo c’è.
Sono milioni, infatti, gli spettatori che si sintonizzano quotidianamente per seguire le vicende dei concorrenti dei quiz (in testa ci sono L’eredità, con oltre 10 milioni di telespettatori, e Chi vuole essere milionario?, con oltre 9).
Secondo lo studio condotto dal Medical Research Council di Cambridge (Gran Bretagna), seguire i giochi a premi in tv fa attivare nel cervello le stesse aree che si attivano quando si gioca in prima persona.
Per dimostrarlo gli scienziati hanno monitorato l’attività cerebrale di alcuni volontari con risonanze magnetiche, osservando che le zone del cervello attive in situazioni di euforia e soddisfazione (corteccia prefrontale ventromediale), le stesse di quando giochiamo e vinciamo, registrano attività quando seguiamo un quiz, ma solo se il concorrente è simpatico e affabile, per effetto empatico.

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4. Beviamo il caffè pensando di tenerci svegli

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In realtà non è la caffeina, da sola, a renderci super produttivi.

Secondo David DiSalvo «ciò che fa la caffeina è spacciarsi per qualcos’altro. Nel cervello la caffeina è il sosia per antonomasia di una sostanza neurochimica chiamata adenosina, che viene prodotta in continuazione dall’attivazione dei neuroni. Più ne viene prodotta, però, più il sistema nervoso arranca».

In altre parole: quando il nostro organismo inizia a carburare, magari sottoposto a livelli di stress, si attiva l’adenosina che viene controllata dal sistema nervoso grazie a particolari recettori che sono chiamati di tipo A1.

Essi intercettano l’adenosina e quando i suoi livelli salgono eccessivamente, inviano un segnale al cervello: l’organismo ha bisogno di riposarsi e dormire per riportarli a zero.

Che cosa fa, quindi, la caffeina? «La straordinaria proprietà della caffeina è quella di legarsi ai recettori senza però attivarli. I ricettori sono, così, bloccati e il sistema di monitoraggio dei livelli di adenosina viene sabotato. In questo modo i neurotrasmettitori a effetto stimolante prodotti dal cervello, come dopamina e glutammato, possono liberamente svolgere la loro azione eccitatoria».

Quindi, non è la caffeina a stimolare, ma semplicemente tiene le porte bloccate, mentre i neurotrasmettitori che ci tengono svegli continuano ad agire indisturbati.

 

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5. Mettiamo “Mi piace” su Facebook

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Quando troviamo un post o un gruppo che condivide i nostri pensieri scatta immediatamente il click sul “Mi piace”.

Gli esperti lo chiamano processo di autocategorizzazione.

Su Facebook da una parte c’è la persona che crea una pagina o un gruppo, che ha modo di avere un riscontro di quanto una sua iniziativa possa riscuotere successo, dall’altra ci sono le persone che amano far parte del gruppo perché soddisfa il loro bisogno di appartenenza.

Un senso di appartenenza che ha effetto sulla nostra autostima e assicura molti benefici, secondo gli esperti: «Il gruppo ci offre un senso di affiliazione e di valore, ci permette di stimarci per quello che siamo. La consapevolezza di appartenere a un gruppo fa in modo che l’io diventi noi. In pratica si attua il processo di autocategorizzazione, ovvero il processo per cui si giunge a considerare se stessi come componenti di un gruppo sociale».

L’autocategorizzazione nel mondo reale si manifesta a seconda del contesto sociale in cui ci si trova, per esempio allo stadio come tifoso, o all’università come studente. E nel mondo virtuale?

Davanti a un pc l’autocategorizzazione può dare un maggiore senso di libertà grazie alla possibilità immediata di potersi iscrivere a più gruppi.

Bisogna tener conto anche di un altro aspetto importante: l’anonimato o anche l’uso di un nome diverso dal proprio, in grado di assicurare la possibilità di esprimersi a tutto tondo, senza i vincoli dettati dalla necessità di preservare la propria immagine professionale o semplicemente quella che gli altri hanno di noi.

 

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