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Rosa Luxemburg: la grande rivoluzionaria, martire del socialismo

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Rosa Luxemburg: la grande rivoluzionaria, martire del socialismo BEST5.IT 2021-04-20 04:57:57
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Con ironia e perfidia amava definirsi “l’unico uomo del Partito socialdemocratico tedesco”.

D’altronde la sua era sempre stata un’esistenza controcorrente: giovane socialista nella Polonia zarista, irriducibile rivoluzionaria avversa a ogni revisionismo, pacifista durante la Prima guerra mondiale, marxista creativa e libertaria capace di criticare Lenin e le derive totalitarie della Rivoluzione russa.

Piccola, minuta, affetta fin dall’infanzia dalla zoppia, Rosa Luxemburg – la “Rosa Rossa”, come la definì Bertold Brecht quando scrisse il suo epitaffio – era però un concentrato di forza e determinazione al servizio di un’intelligenza lucida e di una feroce verve polemica.

Fondatrice della Lega Spartachista e poi del Partito Comunista Tedesco, filosofa, scrittrice, infaticabile attivista, la Luxemburg è stata una figura centrale nella storia del socialismo a cavallo tra Ottocento e Novecento, una voce libera e coerente, fedele al suo credo di rivoluzionaria fino al punto di trovare la morte in un’insurrezione (quella tedesca del 1919) che disapprovava ma non si sentì di tradire.

Teorica di un marxismo libertario e voce critica contro le derive autoritarie della Rivoluzione d’ottobre, venne uccisa insieme a Karl Liebknecht durante la fallita insurrezione di Berlino del 1919.

 

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1. Una fuga rocambolesca

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Quinta di cinque figli, era nata a Zamosc, nella Polonia russa e zarista, il 5 marzo del 1871 (l'anno della Comune di Parigi) in un'agiata famiglia di ebrei polacchi dove non si parlava lo yiddish ma, oltre al polacco, il russo e il tedesco, le lingue della grande letteratura che affollava la biblioteca di casa.

Bambina prodigio capace di leggere e scrivere già all'età di cinque anni, nonostante una malattia all'anca l'avesse costretta a letto per oltre un anno, Rosa respirò fin da piccola l'avversione familiare per l'assolutismo zarista e contemporaneamente dimostrò una spontanea solidarietà verso le classi lavoratrici: trovava spesso il tempo di insegnare a leggere e a scrivere alle domestiche e ai bisognosi che frequentavano la casa di Zamosc.

Fu quindi una scelta naturale, durante gli anni del liceo a Varsavia, quella di avvicinarsi agli ambienti dell'opposizione, e poi entrare a far parte stabilmente del gruppo rivoluzionario clandestino Proletariat.

Un attivismo politico che non mancò di attiragli gli strali delle autorità scolastiche: accusata di ribellismo, le fu negata la medaglia d'oro che pure le spettava per i brillanti risultati ottenuti. Nella foto sotto, Rosa Luxemburg (qui 12enne) fu una studentessa brillante.

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Mentre la giovane socialista perfezionava il suo bagaglio teorico approcciando gli scritti di Marx e Engels, e partecipava all'attività clandestina del Partito socialista rivoluzionario – si era iscritta nel 1887 – la Polonia veniva travolta dagli scioperi e dalle manifestazioni studentesche e operaie che fermavano le fabbriche e riempivano le piazze; un clima al limite della rivolta che venne sedato dalle autorità con il pugno duro.

Il gruppo Proletariat fu falcidiato dagli arresti e, quando la minaccia della galera lambì anche la giovane Luxemburg, il partito decise che una mente così promettente sarebbe stata più utile alla causa del socialismo rimanendo libera.

Così le fu organizzata una rocambolesca fuga attraverso la frontiera russo-tedesca, nascosta nel carro di un contadino, e una volta in Germania si diresse poi a Zurigo dove entrò da subito in contatto con il mondo degli esuli polacchi e si iscrisse all'università.

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Nell'ateneo svizzero seguì corsi di filosofia e matematica, per poi laurearsi in Giurisprudenza con una tesi su “Lo sviluppo industriale della Polonia”, elaborato che anticipava le ragioni del dissenso che l'avrebbero, di lì a breve, contrapposta al programma del neonato Partito socialista polacco, sensibile al tema dell'indipendenza della nazione dalla Russia.

Negli anni della residenza svizzera incontrò Leo Jogiches (foto sotto), rivoluzionario lituano anch'esso esule, con il quale ebbe una storia d'amore e una profonda e duratura collaborazione politica: Rosa la teorica e Leo l'organizzatore presero a diffondere clandestinamente letteratura marxista in Polonia.

Insieme editarono la rivista Sprawa Robotnicza ("La Causa operaia"), comparsa per la prima volta a Parigi nel 1893, dalle cui colonne Rosa Luxemburg, sotto pseudonimo, prese a esternare la sua linea, in contrasto con quella del Partito, che vedeva nell'unione del proletariato polacco con quello russo la via per abbattere l'autarchia zarista, senza invece porre l'accento sulla questione dell'indipendenza.

2. “Il movimento è tutto”

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Ormai divenuta una personalità influente del campo socialista internazionale – l'esilio di Zurigo cominciava a starle stretto – la Luxemburg ambiva continuare la sua battaglia da una tribuna più autorevole, quella della Socialdemocrazia tedesca, il partito più forte e organizzato d'Europa.

Dopo aver vissuto alcuni mesi in Francia, dove strinse legami con i capi del movimento operaio, l'espediente di un matrimonio “bianco” con Gustave Lubeck, figlio di una sua cara amica, le consegnò la cittadinanza tedesca, spalancandole così la possibilità di trasferirsi a Berlino dove si gettò a capofitto nell'attività di partito.

In quegli anni la socialdemocrazia tedesca, intenta a macinare consensi elettorali, era però alle prese con una feroce disputa interna innescata dalle tesi revisioniste di Eduard Bernstein.

In polemica con l'elaborazione marxista, Bernstein si era spinto a sostenere la necessità di un passaggio al morbido socialismo, non rivoluzionario, attraverso lo sviluppo del partito e del sindacato nel quadro della dialettica parlamentare.

Sintetizzate dalla famosa frase “Lo scopo finale è nulla, è il movimento che è tutto”, le tesi revisioniste di Bernstein furono contestate dalla Luxemburg, in un'accesa dialettica che sfociò in articoli di giornale e puntute prese di posizione nelle assise socialdemocratiche.

Per lei la rivoluzione rimaneva un orizzonte irrinunciabile, mentre la dinamica parlamentare soltanto un mezzo attraverso il quale la classe operaia poteva difendere, e insieme prendere coscienza, dei propri interessi di classe e dei compiti storici che l'aspettavano.

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A seguito della sconfitta nella guerra russo-giapponese nel 1905, la Russia zarista fu scossa da una rivolta che divampò violenta per oltre un anno, coinvolgendo operai e contadini. La sollevazione suscitò grandi aspettative in tutti i partiti socialisti europei, in prima fila quello tedesco, e coinvolse direttamente la Luxemburg.

Nel dicembre del 1905 varcò la frontiera con documenti falsi per unirsi alla lotta dei suoi connazionali; arrestata il 4 marzo dell'anno successivo, finì in quelle origioni che aveva evitato da giovanissima soltanto dandosi alla fuga.

L'aggravarsi delle sue condizioni di salute le valsero la scarcerazione: dalla Polonia passò in Russia, dove soggiornò alcuni mesi, per poi fare ritorno in Germania e affrontare la questione politica di più stretta attualità, la guerra imperialista che già appariva ai socialisti inevitabile.

Nel Congresso internazionale di Stoccarda si fece promotrice, insieme a Lenin, di una mozione che impegnava i partiti socialisti a opporsi con tutti i mezzi al conflitto e, qualora la guerra fosse comunque scoppiata, a utilizzare la conseguente crisi economica e politica da essa ingenerata per sollevare le masse in vista della rivoluzione.

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L'attività antimilitarista assorbì la Luxemburg in quegli anni che precedettero il Primo conflitto mondiale. Condannata nel febbraio del 1914 per la sua attività di propaganda, nell'agosto dello stesso anno subì come una ferita profonda il voto favorevole ai crediti di guerra del Partito Socialdemocratico tedesco, di fatto un tradimento della posizione antimilitarista fino ad allora mantenuta.

La svolta lacerò il partito e i successivi voti parlamentari sui crediti videro costituirsi e crescere un'opposizione interna che si astenne o espresse voto contrario. Tra questi deputati dissidenti c'era anche Karl Liebknecht, futuro fondatore con la Luxemburg della Lega Spartachista, dapprima corrente interna alla Spd, poi nucleo del Partito Comunista tedesco a partire dal 1918.

A conflitto esploso, la resistenza contro la politica di guerra divenne ancora più difficile: l'attività degli Spartachisti era chiusa in una morsa tra la repressione del regime e la censura imposta dallo stesso partito socialdemocratico; eppure tra gli operai le tremende condizioni economiche conseguenza del conflitto cominciavano a far germogliare la convinzione della lotta contro l'imperialismo.

La Luxemburg alternava febbrili momenti di attivismo politico – pubblicazioni clandestine, scioperi e dimostrazioni di piazza – a sempre più lunghi intervalli nelle carceri del Reich, prigionie che non sembravano piegarne la tempra, “tempo libero” che utilizzava per redigere i suoi appelli pacifisti, intrattenere una calorosa corrispondenza con gli amici del movimento, proseguire la stesura delle opere di analisi politica ed economica cui era sempre intenta.

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3. Nascita del Partito Comunista

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Quando scoppiò la rivoluzione russa nel 1917 la Luxemburg era ancora in carcere e gli accadimenti del più importante sconvolgimento politico del secolo diventarono da subito il centro delle sue preoccupazioni di rivoluzionaria.

Ne seguiva l'evolversi con passione e lucide analisi, quelle Lettere di Spartakus che riusciva puntualmente a far giungere all'esterno.

Nelle sue riflessioni riconosceva ai bolscevichi il grande merito di aver preso la testa del proletariato conquistando il potere, anche se rimproverava loro di aver opposto la dittatura alla democrazia; temeva, inoltre, per il futuro della rivoluzione, assediata dai nemici interni ed esterni, e si doleva che il grande esempio russo non avesse richiamato tutto il proletariato internazionale sui campi della lotta di classe.

Era ancora in carcere quando la sconfitta degli Imperi centrali e la fine della Prima guerra mondiale venne definitivamente sancita dalla resa dell'esercito tedesco, l'ultimo a farlo tra i belligeranti, l'11 novembre del 1918. In Germania la catastrofe militare si trasformò in rivoluzione, quella passata alla storia come “rivoluzione di novembre”.

Cominciarono i marinai di Kiel ammutinandosi contro la decisione del Comando di sfidare per un'ultima, inutile battaglia la Royal Navy inglese, e dal porto del nord le delegazioni degli insorti sciamarono in tutte le principali città tedesche saldando la loro lotta con quella dei Consigli dei lavoratori. Qua sotto, la Luxemburg con i partecipanti alla Seconda Internazionale del 1904.

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Non si registrarono requisizioni di proprietà e occupazioni di fabbriche soltanto perché si attendevano tali misure dal nuovo governo. Il 9 novembre nacque la Repubblica e ci fu la formale abdicazione del Kaiser, mentre il dirigente socialdemocratico Friedrich Ebert assunse la carica di cancelliere e chiamò un compagno di partito, Philipp Scheidemann, alla presidenza del consiglio.

Ma mentre i Consigli dei soldati e dei lavoratori puntavano all'instaurazione di un nuovo ordine politico socialista, a Berlino i vertici della Spd ritenevano che una radicalizzazione dell'insurrezione avrebbe impedito la ricostruzione dello stato, cui invece il partito voleva dedicarsi anche in alleanza con i partiti borghesi e senza epurare le vecchie élite.

Per settimane si visse una lacerante dicotomia politica tra i Consigli dei lavoratori e dei soldati, dove la Spd era fortemente rappresentata ma non maggioritaria, e il governo di Berlino. In quei concitati giorni tornò libera anche Rosa Luxemburg che già dal carcere non aveva lesinato critiche ad Ebert e ai suoi balbettii.

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Gli Spartachisti chiedevano il sequestro dei beni della monarchia e delle grandi proprietà fondiarie e la nascita di un parlamento degli operai e dei soldati che difendesse e promuovesse la rivoluzione.

Senza pretendere di scimmiottare la rivoluzione russa – Luxemburg aveva ben chiare le peculiarità della Germania industrializzata rispetto al regime semi feudale abbattuto dai bolscevichi – ma in aperta critica alla Spd di governo, gli Spartachisti fondarono insieme ad altri gruppi della sinistra socialista provenienti da tutto l'Impero il Partito Comunista di Germania.

La stessa Rosa Luxemburg redasse il programma di fondazione e lo presentò il 31 dicembre 1918: sosteneva che una presa di potere dei comunisti non sarebbe mai potuta accadere senza una chiara volontà della maggioranza del popolo e per questo chiese la partecipazione del partito alle elezioni parlamentari, ma fu messa in minoranza.

Qua sotto, Rosa Luxemburg parla alla Conferenza femminile dell'Internazionale socialista a Stoccarda (1907).

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4. Un destino segnato

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Nei primi giorni del 1919 si sviluppò una seconda ondata rivoluzionaria, nata spontaneamente a seguito della destituzione del presidente dalla polizia di Berlino, reo di non essere intervenuto contro i lavoratori.

La protesta convocata il giorno seguente superò di gran lunga le aspettative degli organizzatori e infatti sfuggì loro di mano.

La domenica del 5 gennaio centinaia di migliaia di persone affluirono nel centro di Berlino, molte delle quali armate. Nel pomeriggio occuparono le stazioni ferroviarie, così come il quartiere della stampa e la redazione del Vorwärts, quotidiano della Spd. 

I dimostranti elessero un Comitato rivoluzionario che pretese il rovesciamento del governo e la prosecuzione della lotta armata. Qua sotto, la Luxemburg con la leader femminista Clara Zetkin mentre si reca al congresso di Magdeburgo del 1910.

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Gli Spartachisti non erano maggioranza nel Comitato e non poterono indirizzarne le decisioni, finirono oltretutto per dividersi, con Liebknecht su posizioni radicali, mentre la Luxemburg ritenne che la rivolta in quel momento si sarebbe rivelata unacatastrofe.

Il giorno dopo le manifestazioni di piazza furono ancora più numerose, ma la spallata violenta al governo fu impedita dalla neutralità della Marina e dalla fedeltà dei principali stanziamenti militari berlinesi che, inutilmente, i vertici comunisti cercarono di conquistare alla rivoluzione.

Era il segno dell'arenarsi dell'insurrezione e Ebert ne approfittò per dar mandato all'esercito di reprimere il movimento, compito cui furono chiamati anche i Freikorps, milizie paramilitari composte da molti veterani dell'esercito.

Spettò a loro il lavoro sporco: occuparono diversi edifici conquistati dagli insorti e fucilarono gli occupanti, molti si arresero senza per questo evitare l'esecuzione, la maggioranza si disperse. I presunti ideologi della rivolta, i responsabili del Partito Comunista, dovettero nascondersi ma, nonostante le preghiere dei loro compagni, si rifiutarono di lasciare la città.

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L'11 gennaio Liebknecht e la Luxemburg (foto sopra) ripararono in casa di una famiglia operaia, rifugio dove l'attivista scrisse il suo ultimo articolo, “L'ordine regna a Berlino”. Il 15 gennaio la coppia fu scoperta e consegnata alle milizie dei Freikorps.

La donna riunì i suoi pochi effetti personali e i suoi libri, convinta si trattasse dell'ennesima incarcerazione, non sapeva che il suo destino, quanto quello di Liebknecht, era segnato: il governo, avvertito dell'arresto, aveva deciso di lasciare i due oppositori nelle mani dei paramilitari.

La donna che entrò scortata nell'atrio dell'Hotel Eden di Berlino era pallida e affaticata, dimostrava più dei suoi 48 anni, i capelli si erano ingrigiti, ma non per questo abbassò lo sguardo di fronte alla soldataglia insultante.

All'Eden si svolse soltanto una messa in scena già preordinata: la Luxemburg e Liebknecht lasciarono l'albergo in auto, come se si trattasse di un trasferimento verso il carcere, e lungo il tragitto furono storditi con il calcio del fucile e poi trucidati.

I loro aguzzini infierirono sui cadaveri, quindi depositarono i resti di Liebknecht vicino ad un posto di polizia presso il giardino zoologico, mentre quelli della Luxemburg vennero gettati nelle fredde acque di un canale e ritrovati soltanto alla fine di maggio.

Il destino della piccola socialista polacca divenuta una delle voci più apprezzate dell'internazionalismo si era compiuto: barbaramente uccisa dalla soldataglia proto-nazista sotto un governo socialdemocratico.

Nella foto sotto, targa commemorativa di Rosa Luxemburg situata a Francoforte sul Meno: in questa città la leader marxista tenne uno storico discorso il 26 settembre 1913.

 

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5. Ecologista ante litteram e l'incontro scontro con Lenin

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- Ecologista ante litteram
All'università di Zurigo Rosa Luxemburg alternò lo studio di legge e filosofia alla frequenza ad alcuni corsi di scienze naturali, apparentemente un semplice diversivo per l'irriducibile rivoluzionaria polacca, in realtà una circostanza che rivela come la futura leader marxista coltivasse un'intima natura da ecologista ante litteram.
Botanica dilettante, traeva dall'osservazione della natura – dalle piante agli animali – una genuina felicità e corrispondenza con il mondo in grado di rasserenarla anche durante i lunghi periodi di detenzione.
Proprio in carcere collezionava foglie secche e fiori e scriveva - alle amiche come ai compagni attivisti – lunghe lettere estranee alle riflessioni politiche, incentrate invece sull'osservazione della natura.
Commovente quella inviata alla moglie di Liebknecht, Sonja, sua amica personale, riguardo il triste destino dei bufali “arruolati” dall'esercito tedesco durante la guerra, sottoposti a un lavoro estenuante e alla brutale violenza dei soldati. Indicativa del suo ecologismo la riflessione affidata ad un'altra missiva contenuta nelle Lettere contro la guerra: “Tutte le mattine ispeziono scrupolosamente le gemme di ogni mio arbusto e verifico dove ce ne sono; ogni giorno faccio visita a una coccinella rossa con due puntini neri sul dorso che da una settimana mantengo in vita su un ramo, in un batuffolo di calda ovatta nonostante il vento e il freddo; osservo le nuvole, sempre più belle e senza sosta diverse, e in fondo io non mi considero più importante di quella piccola coccinella e, piena del senso della mia infima piccolezza, mi sento ineffabilmente felice”.
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- L’incontro scontro con Lenin
Uniti dall'opposizione rivoluzionaria e internazionalista alla Prima guerra mondiale quanto sulla tattica dell'insurrezione e della conquista del potere, ma divisi e polemici su altri elementi non secondari dell'organizzazione rivoluzionaria, dal delle masse contadine al nazionalismo polacco, fino alla struttura del partito.
Il rapporto tra il padre della Rivoluzione russa e Rosa Luxemburg fu contraddistinto da una lunga catena di dissensi, sui quali i due costruirono una dialettica non priva di asprezze, senza perdere, comunque, la reciproca stima.
La rivoluzionaria polacca riconosceva a Lenin il merito storico di aver guidato il proletariato al potere in Russia, ma non lesinò appunti alla conduzione della rivoluzione.
Mossa da una lucida lungimiranza, quella della Luxemburg si rivela anche oggi una profetica critica libertaria ai capi bolscevichi: “Col soffocamento della vita politica in tutto il paese, anche la vita dei soviet non potrà sfuggire a una paralisi sempre più estesa. Senza elezioni generali, libertà di stampa e di riunione illimitata, libera lotta d’opinione in ogni pubblica istituzione, la vita si spegne, diventa apparente e in essa l’unico elemento attivo rimane la burocrazia. (....) in fondo dunque un predominio di cricche; una dittatura, certo, ma non la dittatura del proletariato bensì la dittatura di un pugno di politici, vale a dire dittatura nel senso borghese, nel senso del dominio giacobino. In tale situazione è fatale che maturi un imbarbarimento della vita pubblica con attentati e fucilazioni”.








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