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Fiat: tutto cominciò con 250 auto

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Fiat: tutto cominciò con 250 auto BEST5.IT 2021-07-28 09:02:38
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Correva l’anno 1899 quando fu fondata a Torino la Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili su iniziativa di Giovanni Agnelli e di altri 29 aristocratici appassionati di motori, che con un capitale di 800mila lire volevano rivoluzionare l’industria meccanica italiana producendo auto su larga scala.

L’atto costitutivo fu firmato l’11 luglio al Banco Sconto e Sete, di cui gli Agnelli, commercianti in seta, erano soci.

Giovanni Francesco Luigi Edoardo Aniceto Lorenzo Agnelli (1866 – 1945) fu nominato amministratore delegato, mentre solo pochi mesi dopo si coniò l’acronimo FIAT con il quale la nuova azienda avrebbe trainato l’Italia al boom economico del Dopoguerra e contribuito nel tempo a trasformarla nella quinta potenza mondiale.

 

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LEGGI  Gli eroi sconosciuti della storia dell'astronomia

1. Il capostipite della dinastia e il “modello Ford”

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Nel 1902 il senatore Giovanni Agnelli (foto accanto) diventa presidente della FIAT, alla cui guida resterà per oltre 40 anni.

È lui ad assicurarne il successo con la produzione di automobili, veicoli industriali, camion, autobus e trattori agricoli inizialmente prodotti all’officina Ceirano e poi all’opificio di Corso Dante Alighieri , costruito nel 1900.

Nel 1903 la FIAT viene quotata in Borsa, ma le auto che escono dalla fabbrica sono poco più di 250. In un decennio, però, la produzione aumenta in modo esponenziale e si arriva a oltre 2.500 unità che corrispondono a più della metà della produzione totale di auto italiane.

Ma non è tutto oro quello che luccica: in quegli anni, infatti, la FIAT decolla anche grazie ad alcune operazioni bancarie al limite della liceità, come la ricapitalizzazione della società attraverso l’ingresso del 30 per cento di capitale di un nuovo fantomatico azionista milanese, tale Attilio Bossi, un prestanome della Banca Commerciale Italiana.

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Se Giovanni Agnelli ha nel DNA il desiderio di vincere anche le sfide più difficili, è nel viaggio del 1912 a Detroit (USA) che trova un’autentica fonte di ispirazione: la sede della Ford, protagonista del più grande miracolo automobilistico mondiale.

Qui viene a conoscere il cosiddetto Modello Ford (vale a dire l’introduzione nell’industria metalmeccanica della catena di montaggio) e nel 1916 decide di applicarlo anche alla FIAT, avviando così una produzione di massa portatrice di risultati sorprendenti.

A tal fine in quello stesso anno fa costruire lo stabilimento del Lingotto, operativo dal 1923. Dovrà però superare la diffidenza e le opposizioni degli operai all’incremento dell’orario lavorativo.

Sono gli anni in cui la FIAT diversifica le proprie attività diventando non solo leader nel campo automobilistico, ma anche la più grande azienda italiana in assoluto.

 

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2. Avanti nonostante il lutto

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Nel 1923 Giovanni Agnelli acquista la società calcistica Juventus (fondata nel 1897 da studenti torinesi e diventata in poco più di 25 anni un club prestigioso) e ne affida la presidenza al figlio Edoardo (1892 – 1935).

Nel 1927 fonda la IFI, una finanziaria che controlla tante società afferenti ai maggiori settori produttivi italiani, nel comparto cantieristico, ferrovia- rio e aeronautico.

Nel 1926 rileva la proprietà del quotidiano torinese La Stampa. Il fulcro di interessi della FIAT rimane però l’automobile e in quell’anno viene lanciato un modello accessibile a tutti: la Fiat 508 Balilla (in produzione dal 1932 al 1939), cui seguirà la famosa Fiat 500 Topolino (in produzione dal 1936 al 1955, foto sotto) firmata dall’ingegner Dante Giacosa.

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Il folgorante successo della FIAT è purtroppo funestato dai primi di una serie di lutti che colpiranno la famiglia Agnelli: nel 1928 muore di parto la figlia di Giovanni, Aniceta, mentre nel 1935, Edoardo, l’altro figlio, muore colpito dall’elica di un aereo.

Ciò non frena l’avanzata del padre, che il 15 maggio 1939, con la partecipazione di Benito Mussolini (foto sotto), capo del governo italiano, inaugura lo stabilimento di Mirafiori nella periferia meridionale di Torino: misura 430mila metri quadri e ha una capacità di 15mila operai.

In quegli anni vengono progettati diversi modelli di auto, tra cui la FIAT 700, mai entrata in produzione a causa della dichiarazione di guerra alla Germania da parte di Francia e Inghilterra.

Sebbene inizialmente l’Italia non partecipi al conflitto, il divieto di circolazione per tutte le automobili private determina in FIAT la sospensione della produzione di nuove vetture a vantaggio di veicoli militari da utilizzare in guerra.

 

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3. Il cambio della guardia

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Nel 1935 a Gianni Agnelli (1921 – 2003), figlio di Edoardo, il nonno Giovanni promette che sarà il suo erede alla guida della FIAT. Gianni ha solo 14 anni, ma non dovrà attendere molto.

Dopo aver combattuto nella Seconda Guerra mondiale come sottotenente dell’esercito mussoliniano in Russia e in Libia, si schiera in seguito con gli Alleati.

Nel 1943 subentra nel consiglio di amministrazione al nonno Giovanni, ormai stanco. È un uomo diverso da lui: non altrettanto audace e ambizioso, ma piuttosto fascinoso e seduttore.

Infatti diventa un’icona del jet-set, finisce sulle copertine di tutto il mondo, lancia e impone il suo stile, come portare l’orologio sul polsino della camicia. Nel 1947 sale alla presidenza della Juventus e nel 1953 sposa la principessa Marella Caracciolo di Castagneto, da cui ha due figli: Edoardo (1954 – 2000) e Margherita (1955).

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“Mettetelo su un cavallo e somiglierà a un re”! Così diceva il grande regista Federico Fellini di lui: Gianni Agnelli era una leggenda nell’industria italiana, considerato alla stregua di un re perché non era solo il presidente della FIAT, ma anche l’erede di una dinastia potente, il titolare di un cospicuo patrimonio e uomo di gusto e di cultura.

Gianni possedeva vaste collezioni di pittura, scultura e mobili d’epoca.

La vita che conduceva era davvero una “dolce vita”: nel 1953 sposò Marella, ma il matrimonio non gli impedì di continuare a essere un impenitente seduttore che contava tra le sue “vittime” alcune delle donne più famose del pianeta: dalla first lady americana Jackie Kennedy all’attrice Anita Ekberg.

Allora gli Agnelli venivano chiamati “i Kennedy italiani” perché al pari della grande dinastia statunitense conducevano una vita grandiosa e apparivano felici. Tuttavia, proprio come i Kennedy, dietro le apparenze nascondevano incomprensioni e sofferenze.

 

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4. Gli anni d’oro, gli anni Novanta e la crisi degli Anni Duemila

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Siamo a metà degli anni Cinquanta e le fabbriche FIAT diffuse in tutto il mondo producono 400mila auto all’anno tra FIAT 600 (1955 – 69) 500 (1957 – 75), 850 (1964 – 71), 124 (1966 – 74) e 128 (1969 – 83).

Il più clamoroso successo è quello della 600, disegnata dall’ingegner Giacosa, lo stesso che aveva firmato la Topolino. In cinque anni ne escono ben un milione.

Negli anni Settanta è la volta della 127, negli anni Ottanta fanno furore nuovi modelli come Panda e Uno.

Colui che è passato alla storia come “l’avvocato” trasforma la FIAT da più grande azienda in Italia a principale costruttore di automobili in Europa, acquisendo e lanciando marchi come Lancia, Autobianchi, Ferrari (che entra nel Gruppo FIAT nel 1969) e Abarth.

Grazie a un’alleanza con Ford il gruppo si diversifica: debuttano Iveco, Avio, FIAT Engineers, Fiat Auto.

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Alla fine degli anni Sessanta, i ragazzi di casa Agnelli sono inquieti e “trasgressori”: mentre Margherita si limita a dipingere e scrivere poesie, Edoardo rifiuta qualsiasi ruolo nella società di famiglia, studia letteratura indù a Princeton, vuole convertirsi all’islam, si mostra instabile, fa uso di eroina, è poco incline ai rapporti sociali: nel 2000 si suicida lanciandosi da un viadotto.

Sarà sepolto, come tutti gli Agnelli, a Villar Perosa. Tre anni prima, nel 1997, è morto, stroncato da un cancro ad appena 33 anni, anche Giovannino Agnelli, nipote di Gianni e figlio di Umberto, designato come successore in FIAT.

Le tragedie incupiscono l’atmosfera in famiglia, ma non sono solo anni bui. Nel 1993 FIAT acquisisce infatti il marchio sportivo Maserati. Nel 1999, a un secolo esatto dalla fondazione, conta 221mila dipendenti.

Per tutti gli anni Duemila si registra un rallentamento nella corsa dell’azienda torinese, che conta perdite finanziarie, raggiungendo il punto più basso nel 2002, quando la famiglia Agnelli diventa azionista minoritaria.

Il tentativo di siglare un accordo con la General Motor fallisce. Gianni muore nel 2003, suo fratello Umberto nel 2004.

 

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5. La riscossa di John e la trasformazione in holding

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La svolta arriva con il riassetto della società impostato da John Philip Jacob Elkann, nato a New York nel 1976. Figlio di Margherita Agnelli e di Alain Elkann, era il nipote prediletto di Gianni.

La squadra dirigente dell’azienda viene rivoluzionata: Luca Cordero di Montezemolo, patron della Ferrari, diventa presidente, John Elkann vicepresidente, mentre Sergio Marchionne (Chieti 1952 – Zurigo 2018) viene nominato amministratore delegato.

Si adottano misure per ridurre il debito e rilanciare il marchio. Vengono lanciati vecchi modelli rinnovati, come per esempio la mitica 500, e siglati accordi preziosi per l’azienda con nuovi partner tecnologici. Chrysler entra nel capitale sociale. Il gruppo italiano è salvo e John Elkann ne diventa presidente nel 2014.

È comunque a Sergio Marchionne (foto sotto), nei suoi quattordici anni di presenza in FIAT, che si devono i cambiamenti più radicali dell’azienda, grazie ai quali dopo aver sfiorato la bancarotta, si trasforma in una multinazionale.

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La FIAT viene da lui portata in salvo dopo anni di stagno nel 2005 siglando un accordo con l’americana General Motors (GM), in virtù del quale quest’ultima versa nelle casse dell’azienda torinese 2 miliardi di dollari. Grazie a questo capitale FIAT può coprire i buchi nei bilanci e ripartire.

L’altra operazione strategica firmata Marchionne è quella del 2009, all’indomani della crisi economica globale del 2008, quando acquista il pacchetto azionario di maggioranza dell’americana Chrysler (in profonda crisi), grazie a un prestito concesso dal governo americano.

Nel 2014 FIAT e Chrysler si fondono, formando la FIAT Chrysler Automobiles (FCA). Grazie agli utili prodotti viene restituito il prestito agli USA e FCA decolla. Nel 2016 Ferrari viene scorporata da FCA.

FCA viene controllata da EXOR, una holding finanziaria italiana di diritto olandese, figlia della finanziaria IFI, guidata dagli Agnelli e comprendente tutte le società della famiglia. Nel giugno 2018, alla morte di Marchionne, John Elkann diventa PDG (presidente e direttore generale) della EXOR.

Le società che ne fanno parte sono ora il gruppo PartnerRe (una società di assicurazioni sita nelle Bermuda), Juventus e il gruppo media Economist Group. L’area di interessi maggioritari rimane però quella automobilistica con FIAT, Lancia, Alfa Romeo, Maserati, Abarth, Chrysler, Dodge, Jeep, RAM. Il 31 ottobre scorso FCA ha siglato un’intesa con Peugeot per la fusione, in virtù della quale diventeranno il quarto gruppo al mondo con 8,7 milioni di veicoli venduti.

La fusione darà vita a una holding con presidente John Elkann e amministratore delegato Carlos Tavares. Il gruppo potenzierà anche la mobilità sostenibile. C’è altra storia da scrivere.

 

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