Eleonora d’Aquitania: la sovrana dei due regni

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Eleonora d’Aquitania: la sovrana dei due regni BEST5.IT 2016-12-03 21:17:39
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Sullo sfondo delle nascenti contese territoriali fra corona francese e corona inglese si staglia la figura della duchessa Eleonora d’Aquitania, uno dei grandi personaggi del XII secolo. 

Considerata un’astuta manipolatrice ma anche vittima dei potenti del suo tempo, ebbe in realtà un ruolo centrale nelle vicende politiche di Francia e Inghilterra, di cui fu regina.

Dalle sue scelte politiche dipesero molte delle vicende successive nella storia di Francia e Inghilterra, dal suo mecenatismo scaturirono i fondamenti della rinascita letteraria della cultura cortese. Il suo mecenatismo fece rinascere la cultura cortese. 

Allo stesso tempo, su Eleonora si è tramandata una leggenda nera che ha origine nelle dicerie del suoi contemporanei, ma che è approdata sino ai nostri giorni. 

In un’epoca nella quale le donne erano relegate a un ruolo servile, Eleonora riuscì ad abbattere le convenzioni sociali, giungendo ad assumere in prima persona l’esercizio del potere, per il quale aveva un’attitudine naturale.

Scopriamola insieme questa grande sovrana dei due regni, la donna che volle farsi due volte regina..

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1. Nascita, matrimonio e incoronazione

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II XII secolo era dominato in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Italia meridionale e nell’Oltremare latino (con il regno di Gerusalemme) da monarchie che andavano lentamente organizzando il proprio governo, ma che dovevano tener conto del potere assunto all’interno dei loro regni dalle aristocrazie locali.

È in questo contesto che, nel 1124, nacque Aliénor/Eleonora: figlia di Guglielmo X duca d’Aquitania e di Aliénor, viscontessa di Châtelleraut, dalla quale prese il nome al tempo poco usuale.

I territori sotto il controllo della famiglia comprendevano buona parte della Francia centro-occidentale: oltre all’Aquitania, il Poitou, la Guascogna, il Limosino, l’Alvernia.

Alla corte dei duchi, il personaggio più noto sino a quel momento era stato suo nonno, Guglielmo IX, conosciuto come uno dei primi trovatori, autore di poemi d’amor cortese spesso assai spinti, secondo i contemporanei adultero incallito. Alla sua corte trovarono ospitalità i poeti dell’epoca, a partire dal celebre Marcabru.

Guglielmo X scomparve prematuramente nel 1137, durante un pellegrinaggio a Santiago de Compostela; l’erede maschio, Guillaume Aigret, era morto bambino nel 1130: così Eleonora si ritrovò erede dei vasti territori del ducato a soli tredici anni. Il re di Francia Luigi VI il Grosso versava in precarie condizioni di salute e difatti morì il 1° agosto del 1137, lasciando a sua volta un erede diciassettenne: il futuro Luigi VII.

Non sappiamo in quali circostanze venne combinato il matrimonio fra i due ragazzi: forse già prima della morte del re, giocando la carta della tutela feudale che si esercita durante la minorità del figlio di un feudatario defunto; in ogni caso l’interesse della corte capetingia è chiaro: il matrimonio avrebbe consentito di mettere direttamente le mani sui territori più ricchi del regno, fino a quel momento fuori del controllo (se non puramente formale) dei capetingi.

D’altro canto, il matrimonio medievale era essenzialmente una questione di rapporti tra famiglie e lignaggi; l’interesse della famiglia doveva prevalere sulla volontà dei singoli, il che comportava un’assenza di passione nelle unioni matrimoniali. Un dato, questo, che conterà nelle vicende successive.

Il matrimonio fu celebrato a Bordeaux il 25 luglio 1137; l’8 agosto Luigi divenne duca d’Aquitania con una cerimonia a Poitiers; e nel Natale dello stesso anno Eleonora fu incoronata regina a Bourges. Tutto, insomma, sembrava perfetto, sebbene la vita alla corte capetingia non fosse completamente confacente alle attese e alle consuetudini della giovane sposa.

La corte d’Aquitania era forse l’apice culturale dell’Europa del tempo; alla promozione della cultura trobadorica si devono aggiungere il gusto per il lusso e una libertà dei costumi maggiore rispetto a quella dell’ambiente capetingio.

Non è difficile pensare che, alla sua età, Eleonora trovasse difficile adattarsi. Ma non c’erano soltanto i divari cultural-caratteriali a creare problemi; la giovane età di entrambi poteva condurre a scelte affrettate.

Nel 1142 Petronilla, sorella minore di Eleonora, andò in sposa al senescalco di Francia Raoul di Vermandois, il quale arrivò al matrimonio ripudiando la prima moglie, della famiglia dei conti di Champagne.

Luigi VII e Eleonora sembrerebbero esser stati dietro l’operazione, che non è di facile lettura: secondo alcuni, Petronilla si sarebbe invaghita del cavaliere più maturo e accasato, e la sorella maggiore l’avrebbe accontentata; ma non è escluso che dietro l’operazione vi fossero motivazioni ben più concrete, quali la volontà di rafforzare i legami fra la corona capetingia e l’Aquitania.

Comunque sia, la vicenda avviò un conflitto armato fra Luigi e i conti di Champagne; solo l’intervento di Bernardo di Chiaravalle sembrò far trovare un accordo. Ma prima di questo intervento, nel gennaio del 1143, le truppe di Luigi avevano preso la cittadina di Vitry-en-Perthois, bruciandola e uccidendo così buona parte degli abitanti.

Non era l’unica azione ad aver attirato gli strali della Chiesa di Francia sulla gestione della corona coppia, perché le mire espansionistiche della giovane avevano toccato anche Tolosa, che Eleonora rivendicava.

Mentre anche a Poitiers, che s’era data un governo comunale, si era sfiorata la carneficina, evitata dall’intervento dell’abate Sugerio di Saint-Denis, consigliere del giovane sovrano, ma secondo alcuni inviso a Eleonora.

2. La crociata

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Nel Vicino Oriente, intanto, il mondo musulmano si andava rioganizzando dopo le conquiste dei latini. La riscossa partì da Aleppo e da Mosul, governate da una dinastia di atabeg fondata da Imad ad-Din Zenqi.

La caduta nel 1146 della città armena di Edessa (oggi Urfa) fu un segnale d’allarme per l’Europa e il papato. Zenqi avrebbe ambito a unificare sotto di lui tutti gli emirati della regione e guardava con ostilità al califfato sciita del Cairo.

La nobiltà franco-siriaca formata dai discendenti della Prima crociata ormai radicati in Terrasanta conosceva bene questa situazione e sapeva che il rafforzarsi del potere di Zenqi stava costituendo un ampio fronte a lui ostile.

Sarebbe stato collegarsi ad esso in un’alleanza cristiano-musulmana per la quale esistevano tutte le condizioni e il regno sarebbe stato, almeno per il momento, al sicuro. Ma le cose, viste dalla sponda europea, si presentavano altrimenti.

Della necessità d’una nuova grande spedizione tesa a tutelare le conquiste si convinse papa Eugenio III e il compito di partire toccò all’imperatore romano-germanico Corrado III, visto il suo ruolo di difensore della Cristianità.

Tuttavia, alla spedizione decise di partecipare anche Luigi VII: forse spinto dalla Chiesa di Francia al fine di espiare le guerre intestine e le brutalità alle quali si era dato negli ultimi anni.

Il re partì con la consorte Eleonora: pellegrinaggio e spedizione militare andavano di pari passo fin dagli inizi di quello che noi chiamiamo “movimento crociato”, e la presenza di donne non era inusuale, per quanto circondata, almeno in Europa, da diffidenza.

Dopo il passaggio da Costantinopoli, dove la coppia incontrò il basileus Manuele Comneno, agli inizi del 1148 cominciarono le ostilità in Asia Minore: le prime battaglie furono un disastro per i Francesi e Luigi corse seri pericoli. Nel marzo dello stesso anno i due vennero accolti ad Antiochia da Raimondo di Poitiers, zio paterno di Eleonora.

L’intesa fu scarsa: Raimondo avrebbe voluto impegnare subito le truppe in battaglia contro Zenqi, mentre Luigi voleva arrivare prima a Gerusalemme e, nonostante il parere contrario di Eleonora, che parteggiava per lo zio, la costrinse a seguirlo.

È in questo contesto che cominciarono le dicerie sul conto della regina; molti cronisti, per coprire la povertà strategica delle scelte del re, accusarono Eleonora di incesto con lo zio. Di fatto, gli screzi nella coppia erano ormai seri.

E si aggravarono quando il monarca capetingio si lasciò convincere ad assediare Damasco, il cui emiro sarebbe stato il naturale alleato dei Franchi contro Zenqi e che invece le scelte errate dei consiglieri di Luigi VII, abbagliati dal miraggio della conquista della ricca capitale della Siria, costrinsero all’alleanza con il suo naturale avversario.

Dopo l’assedio alla città di Damasco le truppe giunte dall’Europa se ne andarono in un clima di discordie e di recriminazioni reciproche, mentre la lunga scia del rancore coinvolse anche i baroni “franco-siriaci” di Terrasanta e determinò la convinzione, tra i principi musulmani di tutta la regione, che fosse ormai giunto il momento di cacciare gli intrusi.

3. Il divorzio

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Il disastro della spedizione crociata era duplice: Luigi VII era rimasto lontano per due anni dal suo regno, spendendo cifre ingenti per una campagna militare che lo aveva visto umiliato; per di più, il suo matrimonio era ormai compromesso.

I due tornarono separatamente in Europa per via di mare e si ritrovarono presso papa Eugenio III, che tentò di riconciliarli, minacciando la scomunica in caso di divorzio.

Luigi ed Eleonora avevano avuto una prima figlia, Maria, nel 1145; durante il periodo che ancora trascorsero insieme nacque Alice, presumibilmente nel 1151. In quello stesso anno morì Sugerio, che era stato un baluardo contro la separazione, e a quel punto ormai la decisione era presa.

Il 21 marzo 1152 i vescovi riuniti a Beaugency dichiararono nullo il matrimonio fra Eleonora e Luigi; la causa addotta fu la consanguineità, ma giocò un ruolo ulteriore l’assenza di un erede maschio. Le due bambine restarono, secondo tradizione, presso il padre.

Eleonora, con i suoi ventotto anni era ancora giovane, anche per i canoni del tempo, assai diversi dai nostri. Soprattutto, era nuovamente l’ereditiera del ducato d’Aquitania e dunque un partito molto ambito.

Tentò infatti di rapirla a scopo matrimoniale il conte Tebaldo V di Blois, più giovane di lei di sei anni (che finirà per sposarne la figlia Alice).

Ma poco prima del divorzio, quando ancora si trovava presso la corte capetingia, Eleonora aveva incontrato Goffredo il Bello conte d’Anjou e suo figlio Enrico, di nove anni più giovane.

Cronisti malevoli le attribuiranno un legame sentimentale anche con Goffredo, il quale non era un conte qualunque; se alla corte di Luigi si era recato per rendere l’omaggio feudale, nel 1128 aveva sposato l’imperatrice Matilde, figlia di Enrico I re d’Inghilterra e vedova dell’imperatore Enrico V. Ed egli già puntava alla corona inglese.

Il 18 maggio 1152, poco più di due mesi dopo il divorzio, Eleonora convolò nuovamente a nozze con Enrico d’Anjou o Plantageneto (nella foto), come veniva designata la sua famiglia dal ramo di ginestra che appare sul loro stemma.

Gli stessi quattro gradi di consanguineità che legavano Luigi a Eleonora, legavano quest’ultima al nuovo consorte. Lo scacco per il re di Francia fu grande, perché il matrimonio portava in dote al potente feudatario i vasti possedimenti di Eleonora.

4. Regina d’Inghilterra

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Ancor maggiore fu lo scacco quando, nel 1153, Enrico varcò la Manica con un pugno di mercenari e, con le armi e la diplomazia, riuscì a impossessarsi della corona d’Inghilterra.

D’altro canto, era una questione interna al suo lignaggio, dal momento che suo cugino Stefano di Blois deteneva il titolo di duca di Normandia e di re d’Inghilterra.

Il 19 dicembre 1154 Enrico (con il titolo di Enrico II) ed Eleonora furono incoronati a Westminster (nella foto).

In questo modo, Normandia, Aquitania, Angiò e altri importanti territori del regno di Francia venivano a dipendere dal re d’Inghilterra, che ne aveva la signoria in quanto vassallo del sovrano francese. Ne derivò una lunga guerra che si sarebbe esaurita soltanto a metà del XV secolo.

Nei primi anni di matrimonio la coppia fu affiatata nella gestione politica del regno e dei possedimenti francesi. Eleonora mise al mondo almeno nove figli, di cui due morti piccoli, tra 1153 e 1166, quindi fu costretta ad assentarsi dalla vita politica per periodi relativamente lunghi.

Ma una volta nati, i figli venivano affidati a nutrici: altro fattore che contribuirà alla leggenda nera di Eleonora, in realtà un costume diffuso a quel tempo.

Presso la corte inglese, inoltre, Eleonora sembrò poter realizzare molto più pienamente che in Francia la sua attitudine al mecenatismo culturale; almeno quattro autori le dedicarono la propria opera letteraria.

Tuttavia, verso la fine degli anni Sessanta, i rapporti tra i due sposi cominciarono a mutare. L’accompagnarsi a concubine era normale per i sovrani del tempo, ma in quegli anni Enrico s’innamorò di una giovane, Rosamund Cliff, di grande bellezza e poco più che ventenne. Una tradizione tarda e infondata attribuirà a Eleonora la morte della ragazza, avvenuta per cause non chiare nel 1176.

Più che le vicende amorose, o insieme a esse, furono tuttavia i rapporti con i figli a dare una svolta definitiva, e negativa, ai rapporti tra i due: nel 1173 i possedimenti francesi e diversi baroni anglonormanni si ribellarono al re; erano capeggiati dai figli di Enrico e certamente appoggiati da Eleonora, che con il secondogenito Riccardo (poi detto Cuor di Leone) tirava le fila dai domini dell’Aquitania.

Ma alla fine dell’anno il re sembrò avere la meglio ed Eleonora fu catturata mentre tentava di fuggire presso il primo marito, certo non estraneo ai piani di rivolta.

5. Gli anni difficili

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Seguirono anni molto duri per la regina, imprigionata in condizioni di vita difficili; nel 1183, alla morte del primogenito Enrico il Giovane, le sue condizioni migliorarono: il giovane aveva infatti chiesto al padre di liberarla.

Ma si dovette attendere la morte di Enrico II, nel 1189, mentre infuriava la rivolta guidata ancora da Riccardo Cuor di Leone in accordo (che non durerà a lungo) con il re di Francia Filippo Augusto, perché Eleonora fosse davvero libera.

Si potrebbe pensare che, a sessantacinque anni e con un passato tanto burrascoso, Eleonora fosse ormai doma, ma in realtà la regina continuò a seguire e spesso a gestire la vita politica delle sue terre; era d’altra parte una necessità, perché la pace restava un miraggio.

Il suo interesse si incentrò sul figlio Riccardo, per il quale nel 1191 organizzò il matrimonio con Berengaria Sanchez di Navarra.

Mentre questi era impegnato con la crociata per riconquistare Gerusalemme, suo fratello Giovanni (detto Senza Terra) tramava contro di lui; inoltre, accusato di aver ordito l’assassinio in Terrasanta di Corrado di Monferrato, Riccardo restò prigioniero dell’imperatore Enrico VI.

Eleonora si rivolse allora al papa Celestino III per implorarne la liberazione, e al contempo organizzò il riscatto.

La fine del secolo fu molto crudele: morirono le due figlie avute con Luigi VII e nel 1199 lo stesso Riccardo; Eleonora, che si era ritirata nell’abbazia di Fontevraud, pur restando laica, fu costretta a uscirne per appoggiare il figlio Giovanni, la cui successione era contestata da un nipote e certamente avversata da Filippo Augusto.

Nel 1202, quasi ottuagenaria, Eleonora dovette resistere all’assedio dei ribelli nel donjon della città di Mirebeau. Due anni più tardi, a cavallo tra marzo e aprile, Eleonora si spense a Fontevraud, mentre la situazione del regno d’Inghilterra e dei suoi possedimenti francesi era lontana dall’esser risolta.

Nel giudizio sulla sua figura molto hanno pesato le maldicenze dei contemporanei che, come già detto, le avevano costruito intorno la fama di manipolatrice.

Allo stesso tempo, alcuni tentativi di riabilitazione in anni più recenti l’hanno trasformata in una vittima di guerre e strategie politiche unicamente maschili: e anche questa pare una forzatura che finisce per negare l’indubbia centralità di Eleonora d’Aquitania nella vita politica e culturale del XII secolo.



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