Il mostro di Loch Ness esiste veramente?

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Il mostro di Loch Ness esiste veramente? BEST5.IT 2016-12-09 15:23:15
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Agosto 1933. Era una calda giornata estiva quando i coniugi Spicer passarono in automobile vicino al lago di Loch Ness. Improvvisamente apparve una visione mostruosa, amorfa, che barcollò da sinistra a destra con un curioso movimento saltellante.

Più o meno a metà della sua lunghezza c’era un oggetto con un aspetto simile alla testa di un piccolo cervo. 

L’avvistamento degli Spicer fu uno dei primi in cui venne descritto il mostro di Loch Ness, la creatura oggi chiamata amichevolmente anche “Nessie”.

È un episodio classico, che rientra in un ambito – la criptozoologia, la caccia a creature ignote e in genere mostruose – che i suoi sostenitori contrappongono alla scienza ufficiale. Il resoconto degli Spicer è uno dei molti avvistamenti di Nessie, e delle migliaia di osservazioni di mostri in tutto il mondo.

Tra le altre creature c’è il Sasquatch (detto anche Bigfoot o Piedone), lo Yeti, il Mokele-Mbembe del Congo, simile a un dinosauro, e il terrificante Ropen alato della Nuova Guinea. Da un certo punto di vista l’episodio degli Spicer è rappresentativo della criptozoologia in generale.

Più indaghiamo, più dati raccogliamo canalizziamo, e più tutti questi resoconti mostrano una spiegazione che parrebbe logica. Secondo gli scienziati è frutto della fantasia, così come altre creature misteriose. Ma come facciamo a esserne così sicuri? Scopriamolo insieme.

 

Ecco un piccolo, ma utile, glossario:

  • Sasquatch (o Bigfoot)
    Un gigantesco mostro peloso antropomorfofamoso perché lascia impronte simili a quelle dell’uomo. Originario della California, secondo i criptozoologi è apparso in varie parti del Nordamerica e anche altrove.
  • Criptide
    Un animale che secondo i criptozoologi rappresenta una specie o sottospecie ignota, descritto dai testimoni, ma non confermato scientificamente.
  • Criptozoologia
    Il campo di ricerca che intende scoprire e studiare animali di cui si presume l’esistenza ma che finora sono noti solo da indizi aneddotici.
  • Mokele-Mbembe
    Un mostro acquatico delle dimensioni di un elefante che vivrebbe nella regione del Congo. Secondo chi lo descrive sarebbe un erbivoro dal collo lungo e forse si tratterebbe di un dinosauro sauropode giunto fino a noi.
  • Ropen
    Gigantesco animale alato della Nuova Guinea, che secondo le descrizioni sarebbe bioluminescente e si nutrirebbe di cadaveri umani. Chi ne sostiene l’esistenza – per lo più creazionisti – crede che sia uno pterosauro che non si è estinto 66 milioni di anni fa come si ritiene in genere per questi rettili volanti.
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1. Vedere i mostri

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Lo strano incontro dei coniugi Spicer coincise con uno specifico evento culturale, e cioè l'uscita del film King Kong, ormai classico.

Non dimentichiamo che in questo film comparivano anche dinosauri e altri animali, oltre all'antieroe del titolo.

Nell’estate del 1933 tutti parlavano di King Kong e sappiamo che gli Spicer lo avevano visto. Avevano ricevuto una sorta di innesco culturale: nella loro mente si annidavano, metaforicamente, mostri con l'aspetto di dinosauri.

Inoltre, l'osservazione degli Spicer si può spiegare se consideriamo bene ogni dettaglio:
il moto saltellante, la piccola “testa di cervo” e il luogo dell'incontro (che avvenne accanto a una pista nei boschi, dove la vegetazione raggiungeva la strada) fanno pensare che il “mostro” fosse semplicemente un gruppo di cervi che attraversò loro la strada, con in mezzo un cerbiatto.

È esattamente la conclusione a cui giunse Rubert Gould, l'investigatore che aveva portato all'attenzione pubblica l'avvistamento degli Spicer, arrivando a dispiacersi di averlo incluso nel suo libro del 1934, The Loeh Ness Monster and Others. Nel corso degli anni Trenta Nessie fu osservato più volte, creando un clima in cui l’esistenza del mostro veniva presa quasi sul serio.

Questa fase andò avanti nel corso degli anni Sessanta e Settanta. In quei decenni vennero occasionalmente presentati brevi spezzoni filmati e foto sfocate a sostegno dell'esistenza della creatura. Nel 1972 alcune foto subacquee del Loch Ness sembravano mostrare la pinna di una gigantesca creatura simile a un plesiosauro.

I credenti erano convinti che la conferma dell’esistenza di Nessie sarebbe arrivata nel giro di poche settimane. Oggi sembra un’opinione ottimistica, ma mostra quanto la criptozoologia avesse catturato l’immaginazione del pubblico.

Il responsabile di molta di questa attenzione fu Bernard Heuvelmans. A metà degli anni Cinquanta questo zoologo franco-belga pubblicò Sur la piste des bètes ignorées, un libro di grande successo in cui proclamava l'esistenza di animali misteriosi non accettati né presi sul serio dalla scienza.

Descrisse la scoperta, tra l’Ottocento e il Novecento, di vari grandi animali - fra cui l'okapi, il drago di Komodo e il gorilla di montagna - a sostegno della sua tesi che ci fossero altre creature ancora da scoprire. Gli scritti di Heuvelmans ebbero un buon seguito.

L'ipotesi ardita che potessero veramente esistere giganteschi primati misteriosi, mostri lacustri e marini, e persino dinosauri mai estinti - un’idea che era sempre stata presente ai margini del mondo zoologico ma che veniva accantonata per mancanza di prove - raggiunse un minimo di rispettabilità quando, nel 1982, i suoi proponenti decisero di fondare l’lnternational Societv of Cryptozoology (ISC).

Nel corso degli anni vennero presentati pochi dati a sostegno dell’esistenza delle creature misteriose difese da Heuvelmans e dall’ISC. Tra i principali ci sono:
- le presunte foto di Nessie degli anni Trenta, Sessanta e Settanta;
- un'ipotetica impronta di Yeti fotografata sull’Himalaya nel 1951;
- il famoso filmato ripreso in California nel 1967 e che dovrebbe mostrare una Sasquatch (Bigfoot) femmina che cammina lungo un torrente, insieme ad altre orme e presunte prove dell’esistenza di altri esemplari di questa specie.

2. Animali-bufala

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Secondo Heuvelmans e i suoi seguaci la scienza ufficiale aveva un approccio poco interessato, con il paraocchi, nei confronti di queste prove e in generale dello studio degli animali misteriosi.

In realtà tutto il materiale è stato studiato approfonditamente da scienziati seri, che sono giunti alla conclusione che in ognuno di questi casi o c’era un’altra spiegazione oppure qualche problema significativo.

Le foto che rappresenterebbero Nessie si sono rivelate tutte bufale oppure errate interpretazioni di uccelli acquatici, onde, scie di barche o pezzi di legno e altri oggetti in acqua. Gli studi pubblicati dal 1999 mostrano che le foto più famose di Nessie sono in realtà un sottomarino giocattolo, un cigno sfocato, un’onda e un kayak ribaltato.

La presunta orma dello Yeti del 1951 ha delle infossature irregolari sui bordi destro e sinistro e all’altezza del tallone, un chiaro indizio del fatto che non si tratta della vera impronta di uno scimmione ma di un falso creato da mani umane.

Quanto al filmato del 1967 del Sasquatch (nella foto), un’enorme quantità di prove indica che Roger Patterson, l’autore della ripresa, progettava “casualmente” da anni una scena esattamente come quella che poi filmò. Se le prove fotografiche non superano i controlli, che cos’altro potrebbe confermare resistenza dei mostri?

Un’idea diffusa fra i criptozoologi è che Nessie, il Sasquatch e altre bestie misteriose sfuggirebbero all'osservazione perché vivono in regioni del mondo inesplorate. Ma è vero? Il Loch Ness non è un remoto rifugio sulle Highland, bensì, da tempo, una località al centro di campagne militari, trasporti e insediamenti.

Viene attraversato regolarmente da imbarcazioni e a partire dall’Ottocento è collegato ad altri corsi d’acqua, con cui forma nel complesso il Canale della Caledonia, lungo 97 chilometri. Il Loch Ness non va bene neppure come sito in cui potrebbero sopravvivere enormi animali sconosciuti.

Il lago ospita uccelli acquatici, pesci di varie specie e piccoli crostacei; la superficie è frequentata dalle lontre, occasionalmente è visitato dalle foche e a volte i cervi lo attraversano a nuoto, ma è un insieme scarso e poco diversificato di animali, per uno specchio d'acqua di queste dimensioni a questa latitudine.

Anzi, la produttività organica del Loch Ness è così bassa che persino i calcoli più ottimistici mostrano che una popolazione di grandi esemplari acquatici non ci potrebbe sopravvivere, e tanto meno per molte generazioni.

Ragionamenti simili si possono applicare ad altri “mostri”. Ammesso che il Sasquatch viva nelle terre desolate della Columbia Britannica e dell'Alaska, che dire delle centinaia di segnalazioni da New York, dalla Florida e da tutti gli altri Stati continentali degli USA?

Sembrerebbe il più diffuso tra i primati non umani del Pianeta, osservato in luoghi che non avrebbero nessun senso come habitat per un enorme mammifero ancora da scoprire.

Senza contare che vive sotto il naso di centinaia di biologi, ambientalisti ed ecologi professionisti, ognuno dei quali otterrebbe sicuramente fama mondiale (e, cosa più importante, una cattedra) se dimostrasse la sua esistenza.

A differenza di Nessie, i sostenitori del Sasquatch offrono per lo meno qualche prova concreta, ma nessuna ha superato le verifiche, mentre una lunga storia di bufale ed errori fa pensare che non ci sia nulla di convincente a sostegno dell’esistenza della creatura.

Persino le impronte più nitide si sono dimostrate dei falsi. Negli anni Novanta l’antropologo Grover Krantz sostenne che vari calchi in gesso di orme del Sasquatch mostravano segni formati dalle minuscole rughe e solchi dei piedi dei primati, le creste dermiche. Segni analoghi si notarono in altre impronte e gli appassionati le presero come un'importante prova a favore del grosso scimmione.

Nel 2006, però, il ricercatore Matt Crowley mostrò con una serie di esperimenti che i segni erano in realtà creste da essiccazione, che si formano nel gesso mentre si asciuga: non una prova della realtà biologica della creatura, ma una conseguenza accidentale della formazione del calco.

Più di recente è stata portata, a sostegno del resistenza del Sasquatch, la presunta scoperta del suo DNA. Uno studio del 2013 asseriva di aver analizzato sia il DNA mitocondriale sia quello nucleare dell'animale, mostrando che è un ibrido tra Homo sapiens e una seconda specie di discendenza ignota.

Ma controlli indipendenti di vari genetisti hanno rivelato che i risultati sono fasulli, e che il DNA era una miscela proveniente da vari mammiferi nordamericani.

3. Storie incredibili

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Decenni di indagini hanno mostrato che una percentuale significativa degli avvistamenti dei “mostri classici” si può spiegare in termini di bufale o di “abbagli” durante gli incontri con animali o fenomeni conosciuti.

Inoltre quasi tutte le “prove” fotografiche sono spiegabili o scartatali, e la presunta esistenza di queste creature porrebbe persino problemi dal punto di vista ecologico.

Nonostante tutto ciò, però, rimane il fatto che la gente continua a riferire avvistamenti di questi animali. Perché?

Gli studiosi del folclore e gli antropologi affermano da anni che le idee moderne sui mostri rappresentano i resti di credenze popolari antichissime in cui a luoghi pericolosi- laghi profondi, foreste buie, montagne infide- vengono associate creature temibili.

La “biologia” e il “comportamento” di questi animali sono corroborati da storie, aneddoti e manufatti che vengono trasmessi di generazione in generazione.

Questa spiegazione si è diffusa ancor più dopo il 1988, quando Michel Meurger dimostrò che le idee popolari sui mostri lacustri dell’Europa settentrionale erano collegate al folclore delle rispettive culture.

In altre parole, la cultura di ognuno di noi ci prepara a immaginare creature mostruose ogni volta che vediamo sagome scure sotto il pelo dell’acqua, o ombre in una foresta: è quella che in psicologia è detta “attesa percettiva”. La psicologia dà sostegno all'idea che i mostri siano quasi preprogrammati nella nostra coscienza.

Esperimenti controllati pubblicati a partire dal 2010 accertano che la gente “vede” apparizioni mostruose, percepisce deformazioni terrorizzanti di oggetti noti e ha un senso distorto delle dimensioni quando è in preda alla paura o alla confusione, o quando compie osservazioni in condizioni di scarsa luminosità.

Rimane quindi qualche ragione convincente per pensare che esistano veramente animali grandi e misteriosi come Nessie e il Sasquatch (nella foto)?

No, e nonostante gli ampi studi e i decenni di ricerche, né i sostenitori dei mostri né gli scettici sono riusciti a produrre prove anche solo vagamente convincenti per la loro esistenza.

Se c’è una risposta alla vecchia domanda sul perché la gente affermi di vedere mostri, è che ognuno di noi è il prodotto della cultura a cui appartiene.

Siamo creature complesse, pronte alle illusioni, che spesso rifiutano di accettare l'idea che si possa essere ingannati dai sensi, dalla memoria e persino dalla nostra abilità di dare una logica a ciò che vediamo.

4. Nessie cattura l’immaginazione popolare da oltre ottant'anni

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  • 1933 - I coniugi Spicer raccontano di aver visto un grande animale presso il Loch Ness, mentre attraversava la strada davanti alla loro automobile. Nasce il mito del mostro di Loch Ness.
  • IVAN SANDERSON (1911-1973) - Biologo scozzese che insieme a Bernard Heuvelmans diede vita a varie idee sui criptidi. Viaggiò molto in cerca di animali e scrisse numerosi libri.
  • BERNARD HEUVEL MANS (1916-2001) - Scienziato e principale sostenitore della criptozoologia. Scrisse libri e articoli, congegnando molte idee sull'evoluzione dei criptidi.
  • 1967 - A Bluff Creek, in California, Roger Patterson e Bob Cimlin riprendono un grosso bipede che coincide con le descrizioni del Sasquatch (Bigfoot). Infuriano le polemiche sull'autenticità del filmato.
  • TIM DINSDALE (1924-1987) - Ingegnere aeronautico che divenne famoso per il suo vivissimo interesse per il mostro di Loch Ness. Ne andò in cerca in numerose occasioni, con l'intenzione di filmarlo.
  • 1958 - Bernard Heuvelmans pubblica la versione inglese del suo libro, On the Track of Unknown Animals. Sostiene l’autenticità dello Yeti e di altri esseri.
  • MICHEL MEURGER (1946-) - Folclorista secondo cui le nostre idee sui mostri sono la prosecuzione delle storie popolari. Gli avvistamenti di creature, spiega, sono sempre interpretati all'Interno di un "paesaggio culturale".
  • 1972 - Alcune fotografie subacquee scattate nel Loch Ness sembrano mostrare enormi pinne a forma di rombo. Si crede così tanto nell'esistenza di Nessie che due esperti divulgano un nome scientifico per la creatura: Nessiteros rhombopteryx.
  • 1982 - Viene fondata l'International Society of Cryptozoology, che incoraggia un approccio scettico e basato su prove scientifiche all'avvistamento dei mostri, ma attira anche asserzioni bizzarre e dubbie scientificamente. Chiude nel 1988 per problemi finanziari.
  • ADRIAN SHINE, nella foto (1949-) - Scienziato fra i più esperti sulla storia, l'ecologia e la biologia del Loch Ness, nonché noto scettico. Ha condotto numerose spedizioni, fra cui l'Operation Deepscan, e ha messo alla prova molte idee sull'esistenza di Nessie.

5. L'esperimento chiave

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Scienziato: Adrian Shine
Data: 1987
Scoperta: Non c'è un mostro nel Loch Ness

Dato che il Loch Ness è molto grande, l’idea che ci siano pochi animali sfuggenti che si vedono nelle rare occasioni in cui si affacciano alla superficie sembra ragionevole, ma trascura il fatto che il lago è stato sottoposto a una quantità enorme di esami approfonditi.

Nei periodi in cui si parlava di più del mostro, tra gli anni Sessanta e i Settanta, la superficie dello specchio d’acqua veniva tenuta d’occhio in continuazione per settimane di seguito da folti gruppi di persone armate di cannocchiali e binocoli.

Non osservarono né registrarono alcuna prova solida dell’esistenza del mostro.

La conclusione divenne ancora più solida nell’ottobre 1987, quando Adrian Shine, cercatore di Nessie e biologo marino, guidò l'"Operation Deepscan”, la più estesa ricerca nel Loch Ness mai compiuta fino ad allora.

Nel corso di due giorni, una flottiglia di 24 imbarcazioni equipaggiate di sonar passò in rassegna il lago per tutta la sua superficie.

In tre occasioni vi furono contatti con oggetti in profondità che non si riuscì a identificare, né a ritrovare in indagini successive.

Questi “contatti”, sebbene siano inspiegati e quasi sicuramente non si tratti di pesci, erano probabilmente detriti o effetti termici, o magari esemplari di foca.

Infatti, nulla che possa essere interpretato verosimilmente come un animale gigante è mai stato incontrato in nessuno dei vari passaggi al sonar svolti successivamente.



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