Tutankhamon: ecco come è morto

Le molte ipotesi sulla morte di Tutankhamon3-800x400
   
    

Tutankhamon: ecco come è morto BEST5.IT 2016-12-09 14:52:04
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Quella di Tutankhamon è, quasi certamente, la mummia più studiata della Storia.

Forse proprio per questo, nel corso degli anni sono emerse diverse ipotesi circa la morte del faraone, talvolta contrastanti, ma sempre più precise man mano che gli esami scientifici che era possibile condurre sulla mummia si facevano più sofisticati.

Vale la pena ripercorrerle per arrivare a capire, forse definitivamente, come successe che il più celebre dei faraoni morì improvvisamente a soli diciotto anni. Scopriamole insieme.

Curiosità: E’ nell’immaginario di tutti l’aspetto di Tutankhamon. Ma la famosa maschera funeraria del faraone apparteneva a lui solo in parte. Si è scoperto infatti che la faccia del giovane re fu sovrapposta a una testa e a un copricapo preesistenti.
Lo proverebbe il fatto che l’oro di faccia e testa sono lievemente diversi. Inoltre restano tracce della rivettatura e della saldatura tra le due parti. Questo rimaneggiamento fa pensare che Tutankhamon morì in maniera inattesa: perciò la sua maschera fu adattata al copricapo già pronto per qualcun altro.

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1. Cadavere eccellente, ma in condizioni precarie

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Il corpo di Tutankhamon si trovava all’interno di tre sarcofagi antropoidi, in legno, oro e pietre preziose, che si incastravano l’uno nell’altro come in una gigantesca matrioska.

A contenerli era un catafalco scolpito da un blocco massiccio di quarzo giallo finissimo.

Quando la squadra di Howard Carter, lo scopritore della tomba, giunse al terzo sarcofago in oro massiccio scoprì che era bloccato da uno spesso strato di resina nera simile a pece.

Ciò che restava di un unguento versato durante la cerimonia funebre e che aveva avuto l’effetto di incollare il sarcofago interno alla base di quello medio. 

Si intervenne con solventi, calore fino a 650 °C e colpi di martello per riuscire a separarli. Questi sistemi poco ortodossi ebbero come effetto anche quello di rompere e calcinare le ossa.

Finalmente, all’interno dell’ultimo sarcofago apparve la mummia con il viso coperto dalla maschera funeraria in oro, lapislazzuli e pietre vitree che ancora oggi si può ammirare insieme alle altre ricchezze della tomba di Tutankhamon al Museo Egizio del Cairo.

Anche la salma era praticamente incollata al fondo del sarcofago a causa degli unguenti usati nel bendaggio. Si decise così di esaminarla in situ.

Fu il dottor Douglas Derry, assistito dal collega Saleh Bey Hamdi, a fare la prima incisione nelle bende l'11 novembre 1925. Il tessuto infatti si era carbonizzato quasi completamente e non era dunque possibile srotolarlo per capire in che ordine fosse avvenuto il bendaggio.

Si prese nota comunque che le dita delle mani, dei piedi e gli arti erano stati fasciati singolarmente, mentre il pene era stato fasciato in posizione eretta. Le braccia erano state incrociate sul petto, con il sinistro appoggiato sul destro.

All’interno di ogni singolo strato di benda erano stati inseriti numerosissimi oggetti, tra amuleti d’oro, pugnali, parti di corazza, che avrebbero dovuto accompagnare il viaggio del re nell’aldilà: in totale, ben 97 tipologie diverse di reperti.

2. Fin dall’inizio sorse un dubbio: quale fu la causa della morte?

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Una volta messo a nudo, si dovette smembrare il corpo del re per poterlo estrarre dal sarcofago.

La maschera, saldata anch’essa al sarcofago, fu scalzata usando coltelli arroventati e per la prima volta, dopo tremila anni, tornò alla luce il volto di Tutankhamon.

Il re aveva un viso di ragazzo, con la nuca rasata, il cuoio capelluto coperto da un acido grasso biancastro, il naso appiattito dal bendaggio e i lobi delle orecchie con fori di 0,75 cm di diametro, per l’usanza di portare orecchini.

Labbra, narici e occhi erano sigillati con tela resinosa. La cute era mal conservata e friabile, di color grigio-bianco, la faccia più scura e con la superficie ricoperta da crepe e sfigurata da macchie di carbonato di sodio, residuo del processo di imbalsamazione. Il cranio era vuoto, a eccezione di una piccola quantità di resina, filtrata dal naso.

Carter e gli altri notarono che la struttura del volto ricordava da vicino quella riprodotta nei monumenti del faraone Akhenaton.

Una volta ricomposto lo snello corpo risultò misurare un metro e 63 centimetri di altezza, la stessa delle due “statue-guardiano” poste all’entrata della camera funeraria.

Aveva la spina dorsale leggermente curva e il fatto che le ossa lunghe non fossero saldate indicava che al momento della morte Tutankhamon dovesse avere tra i diciassette e i diciannove anni. Le cause del decesso non erano evidenti.

Furono le indagini ai raggi X del 1968, condotte all’interno della tomba con una macchina portatile da Ronald G. Harrison, professore di anatomia all’Università di Liverpool, a sollevare i primi interrogativi circa le cause della morte del faraone.

Harrison si rese conto che dal 1925 la mummia non era stata più rifasciata, il che aveva contribuito a deteriorare i resti. Inoltre, si accorse che da allora erano spariti sia l’orecchio destro sia il pene del re.

Dall’esame ai raggi X si scoprì che mancava una parte della cassa toracica, forse andata perduta nella Casa della Morte, il luogo in cui era avvenuta l’imbalsamazione. 

Anche un pezzo d’osso staccatosi dal teschio, forse durante quella procedura, fu trovato all’interno della cavità cranica.

La stessa curvatura della spina dorsale poteva essere imputata all’imbalsamazione. In mancanza di cause evidenti di morte, Harrison ipotizzò che Tutankhamon potesse essere stato vittima di un incidente.

3. Detective al lavoro: scatta l’ipotesi assassinio e l'epilessia

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Fu l’egittologo Bob Brier, docente di filosofia alla Long Island University di Bnookville (New York) e specialista in paleopatologia, a ipotizzare, nel 1998, una morte violenta per il faraone.

Esaminando con cura le radiografie, che non erano mai state pubblicate in ambito accadentico, scoprì una conformazione anomala nell’ossatura cranica, una sorta di ispessimento all’estremità inferiore dell’osso occipitale.

Potrebbe essersi trattato di un trauma accidentale, ma l’urto era avvenuto nel punto in cui il collo si unisce al cranio, una zona protetta che è difficile battere per errore.

Tuttavia, era anche presente una zona di maggiore densità, quello che si definisce un ematoma subdurale cronico, un fenomeno che impiega del tempo a svilupparsi.

Ciò significa che se Tutankhamon fu davvero colpito alla nuca, non morì subito ma certo si trovò in uno stato di prostrazione tale che avrebbe potuto condurre, in seguito, al decesso.

Brier arrivò a ipotizzare un possibile colpevole per il regicidio: forse il visir Ay, che sogna va di diventare re, o il generale Horemheb. Entrambi, effettivamente, dominarono l’Egitto, uno dopo l’altro, al posto dello scomparso faraone.

Si tratta però di congetture che i raggi X non possono né confermare né smentire. Ci sarebbe un ultimo capitolo da aggiornare sulle condizioni di salute di Tutankhamon.

Nel 2012, Hutan Ashrafian, chirurgo all'Imperial College di Londra, ha dichiarato di aver individuato la possibile causa della caduta che provocò la frattura al faraone. Secondo Ashrafian, il faraone soffriva di una forma ereditaria di epilessia del lobo temporale.

Lo dimostrerebbero il fatto che Tutankhamon fu rappresentato con tratti femminei e seno pronunciato (una condizione nota come ginecomastia), i decessi precoci dei suoi familiari, le "visioni religiose" che avrebbe avuto il padre Akhenaton e i bastoni presenti nella tomba (indicatori di problemi con la deambulazione).

"Le persone che soffrono di epilessia" spiega il medico "sono più facilmente vittime di incidenti e, in generale, hanno una maggiore probabilità di morire da giovani".

L'epilessia del lobo temporale spiegherebbe anche le visioni mistiche di Akhenaton, promotore del culto del Sole, prima religione monoteistica della Storia. Il lobo temporale, inoltre, è direttamente connesso con l'ipotalamo, l'organo che influenza lo sviluppo sessuale.

Alla base di morte precoce, aspetto femmineo e visioni mistiche, conclude il chirurgo inglese, potrebbero quindi esserci la stessa malattia ereditaria.

4. Le rivelazioni della Tac: soffriva di malformazioni congenite

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Nel gennaio 2005, la mummia di Tutankhamon fu sottoposta a una nuova serie di esami.

Questa volta il corpo fu portato fuori dalla tomba ed esaminato con una Tac sotto la direzione di Madeeha Khattab, preside della Scuola di medicina dell’Università del Cairo, e la supervisioni di Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie.

L’esame accurato del corpo e della testa di Tutankhamon ottenuto attraverso più di 1.700 immagini digitali, ha potuto accertare che il re soffriva di una leggera forma di palatoschitosi, una malformazione congenita del palato, e che la forma allungata del teschio era probabilmente un tratto di famiglia, visto che era stato trovato anche su altre mummie che si presume appartenessero a persone imparentate con il faraone.

Inoltre, fu chiarito che non erano presenti ferite traumatiche alla testa e che, dunque, Tutankhamon non era stato assassinato. Almeno non in modo violento.

Tuttavia, venne alla luce anche una frattura alla gamba sinistra, prodottasi poco prima del decesso. Forse anche questa, insieme ad altri malanni, finì per portare il corpo malandato di Tutankhamon alla morte.

5. I test del Dna: equinismo e malaria

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Un’ulteriore serie di test, questa volta di tipo genetico, fu condotta negli anni successivi e fu pubblicata nel febbraio 2010 su Jama, il Journal of the American Medical Association.

Sotto la guida di Hawass, fu esaminato il Dna di 11 mummie della XVIII dinastia, Tutankhamon compreso, al fine di evidenziare eventuali legami di parentela e possibili malattie genetiche.

Si potè stabilire che il re era figlio proprio di quel faraone Akhenaton con cui già Carter e i suoi colleghi avevano notato la somiglianza. Sua madre era Kiya, una sorella di Akhenaton.

Nelle dinastie reali i matrimoni tra consanguinei erano ritenuti normali, anche perché non erano note le conseguenze genetiche e le probabili gravi malformazioni sui discendenti. Oggi puntualmente trovate nei test del genoma.

L’analisi genetica ha permesso di stabilire che Tutankhamon non fu un faraone forte: di certo non avrebbe potuto guidare un carro da guerra. Fu invece un bambino fragile e debole.

Nella sua tomba stati rinvenuti 130 bastoni da passeggio, particolare che ha insospettito il team di scienziati inducendolo a svolgere altri studi che hanno confermato una malformazione al piede.

Tutankhamon, dunque, soffriva di equinismo al piede sinistro, una malattia ossea non invalidante ma tale da rendere impossibile camminare normalmente. Forse anche per questo è quasi sempre ritratto seduto, e si sono trovati tanti bastoni nella sua tomba.

Caso chiuso? Forse sì, e senza sorprese.

Sulla base delle analisi del Dna oggi si può affermare che la sua morte è probabilmente da imputare alla malaria, malattia endemica a quell'epoca sul Nilo, ma che probabilmente ebbe la meglio sul fragile corpo del faraone indebolito da un'insufficienza immunitaria e dalla frattura alla gamba.

Da tutto questo si può dedurre che Tutankhamon fu un faraone davvero sfortunato. Almeno in vita, perché da morto riuscì in un'impresa che sfuggì a tutti gli altri faraoni.

Grazie al fatto della sua fu l'unica tomba a essere ritrovata pressocché intatta, divenne universalmente famoso oltre 3mila anni dopo la sua morte.

Regnò solo pochi anni, il giovane Tut, ma nel ricordo del mondo il suo nome è l'unico ad avere raggiunto l'eternità.



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