6 coppie assassine: quando un amore malato diventa killer

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6 coppie assassine: quando un amore malato diventa killer BEST5.IT 2020-08-14 22:51:49
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Olindo e Rosa, autori della strage di Erba; Leonardo Cazzaniga e Laura Taroni, il “dottor Morte” e l’infermiera di Saronno.

Erika e Omar, responsabili del delitto di Novi Ligure: sono solo alcune delle coppie di amanti che in nome di un sentimento travolgente che li legava hanno ucciso chi li ostacolava, lasciando dietro di sé una scia di sangue, violenza e morte.

Comune denominatore, la trasformazione dell’amore in un’emozione malata, dominata da rabbia, gelosia e rancore. Ecco le loro storie…

 

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1. Olindo e Rosa: quando le liti tra vicini diventano movente di una strage

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La sera dell’11 dicembre 2006 nulla lasciava presagire che i continui conflitti tra i coniugi Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi e la famiglia di Raffaella Castagna, 30 anni, sposata al tunisino Azouz Marzouk, tutti residenti in una palazzina di via Diaz, a Erba (Como) sarebbero sfociati in una mattanza con 4 vittime: Raffaella, suo figlio di 2 anni Youssef, sua madre Paola Galli e un’altra vicina di casa, Valeria Cherubini. Il marito di Raffaella era assente, trovandosi in Tunisia.

Obiettivo di Olindo e Rosa: dare ai Marzouk una “lezione” dopo che liti e diverbi con loro erano arrivati al limite. La coppia aggredisce Raffaella con una spranga, uccidendola, e poi si accanisce accoltellandola con 12 fendenti.

Stessa sorte tocca a Paola Galli, mentre al piccolo Youssef viene recisa la gola. Non basta. La coppia criminale dà corso al secondo atto del suo letale piano, appiccando un incendio che avrebbe dovuto cancellare ogni traccia delle sue azioni.

Ma proprio in quel momento, un’altra vicina di casa, Valeria Cherubini, scende le scale e nota del fumo.

Chiama allora suo marito, Mario Frigerio: l’uomo cerca di aprire la porta dell’appartamento dei Marzouk dove sta divampando l’incendio, ma viene assalito da Olindo Romano, armato di coltello.

Dopo una colluttazione, l’assassino recide la gola al malcapitato, il quale, grazie a una malformazione alla carotide si salva, diventando l’unico testimone oculare della vicenda, mentre la moglie Valeria, in fuga sulle scale, viene raggiunta dalla coppia che l’aggredisce con la spranga per poi finirla con 34 coltellate.

Le indagini si concentrano subito su Olindo e Rosa, di natura assai litigiosi e da sempre al centro di accese discussioni condominiali.

Messi alle strette, confessano: l’iter processuale, fitto di ritrattazioni e drammatiche testimonianze da parte di Mario Frigerio, si conclude nel 2011 con la sentenza della Corte Suprema di Cassazione di Roma che rende definitiva la condanna dei coniugi Romano all’ergastolo.

 

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2. Il “dottor Morte” e l’infermiera di Saronno: hanno ucciso 13 persone

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Una procedura letale attuata per dare “eterno sollievo” ad anziani affetti da gravi patologie.

E'  questo il metodo “pulito” che il dottor Leonardo Cazzaniga dell’ospedale di Saronno (Varese) ha applicato nel suo reparto per evitare “morti disumane e violente” ad alcuni pazienti e, assieme alla sua amante, Laura Taroni, infermiera, ha usato per eliminare tre parenti di quest’ultima: il marito Massimo Guerra, la madre Maria Rita Clerici e il suocero, Luciano Guerra.

Tutto inizia nel luglio 2014 quando un’infermiera del Pronto Soccorso dell’ospedale di Saronno espone i suoi dubbi sui numerosi decessi che avvengono sotto la “giurisdizione” del dottor Cazzaniga.

Le indagini passano al setaccio decine di cartelle cliniche e prendono in considerazione anche il rapporto personale tra Cazzaniga e Taroni.

Il quadro che emerge è terribile: il medico ha messo a punto il cosiddetto “metodo Cazzaniga”, un sovradosaggio, iniettato in rapida successione, di morfina e farmaci anestetici e sedativi che porta il paziente al decesso.

Non solo: una variante dello stesso metodo viene applicata anche a quanti ostacolano la relazione sentimentale tra lui e Laura. A cominciare dal marito di lei, che dopo essere stato indotto a credere di essere malato, è sottoposto a terapie farmacologiche inutili e letali.

Poi tocca alla madre (la responsabilità del crimine è della stessa Taroni) e al suocero (il colpevole in questo caso è Cazzaniga). Il processo li giudica entrambi colpevoli.

Per quanto riguarda Leonardo Cazzaniga, la sentenza emessa il 27 gennaio 2020 lo condanna all’ergastolo per 12 omicidi a suo carico oltre a 3 anni di isolamento diurno, mentre Laura Taroni, condannata in precedenza con rito abbreviato, continua a scontare 30 anni di carcere per i due omicidi a suo carico, cioè quello di suo marito e quello di sua madre.

 

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3. Erika e Omar: accoltellarono a morte la mamma e il fratello di lei

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Sono stati degli albanesi»: così dice, ancora sotto shock, la sedicenne Erika De Nardo agli investigatori la sera del 21 febbraio 2001 dopo che sua madre, Susanna Cassini, e suo fratello Gianluca, 11 anni, sono stati uccisi in casa a Novi Ligure (Alessandria).

Sulle prime gli inquirenti ipotizzano una rapina degenerata, ma qualcosa non torna: troppi i tasselli mancanti nella ricostruzione che la giovane e il suo fidanzato Mauro Favaro, detto “Omar”, con lei durante lo svolgimento dei fatti, forniscono.

E poi non c’è nessun segno di effrazione, nessun oggetto di valore è stato rubato e i due cani da guardia della famiglia non hanno abbaiato.

C’è anche la testimonianza resa da un passante che la sera degli omicidi ha visto Omar allontanarsi da casa De Nardo in motorino con i pantaloni insanguinati.

Convocati dai carabinieri, i due giovani vengono lasciati soli in anticamera e monitorati attraverso telecamere e microspie. La conversazione tra loro e i gesti confermano i sospetti: gli assassini sono loro.

Arrestati il 23 febbraio, i fidanzati confessano i loro crimini, accusandosi a vicenda. Al processo, che condanna Erika De Nardo a 16 anni e Mauro Favaro a 14, viene ricostruita quella drammatica serata: tornata a casa con il figlio, Susanna Cassini riprende la figlia Erika per lo scarso rendimento scolastico.

Un litigio apparentemente “normale” nell’ambito del difficile rapporto tra madre e figlia, quella sera degenera, scatenando la furia di Erika che uccide la madre con 40 coltellate. Stessa sorte tocca al fratello Gianluca, unico testimone dell’accaduto al quale Erika e Omar infliggono 57 coltellate.

Viene invece scartata l’ipotesi di uccidere anche il padre di lei, Francesco De Nardo, che sarebbe rientrato di lì a poco dal lavoro. Così i due ragazzi cercano di ripulire la scena del delitto e poi si dividono: lui va a casa sua e lei va a chiedere aiuto ai vicini parlando di una fantomatica rapina.

Grazie a riduzioni di pena per buona condotta e indulto, entrambi sono già usciti dal carcere: lui nel 2010, lei nel 2011.

 

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4. Luigia Redoli e Carlo Cappelletti: la Circe della Versilia e il toy boy

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Maria Luigia Redoli, 50 anni all’epoca dei fatti (1989) ha un amante di 23, il carabiniere Carlo Cappelletti, e un marito, Luciano Iacopi, 69.

I coniugi abitano da separati in casa in una villa a Forte dei Marmi (Lucca).

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio, dopo aver trascorso la serata in discoteca, Maria Luigia rientra a casa accompagnata dall’amante, ma ad attenderli in garage c’è una macabra sorpresa: il cadavere di suo marito riverso a terra in una pozza di sangue, colpito da 17 coltellate.

Sconvolta, la signora chiama subito le forze dell’ordine, a cui la ricostruzione dei fatti da lei fornita non suona convincente.

Le indagini, infatti, si concentrano subito sul suo amante, una specie di toy boy, e su di lei, soprannominata la “Circe della Versilia”, come la mitica ammaliatrice dell’Odissea che seduceva gli uomini per poi trasformarli in maiali. Il caso viene risolto grazie alle intercettazioni telefoniche.

I colpevoli sono proprio loro, gli amanti, che hanno commesso un banale errore: dopo aver attirato Luciano Iacopi in garage e averlo ucciso, infatti, sono andati al piano superiore della villa per ripulirsi e hanno chiuso a quattro mandate la porta in cima alle scale che collega l’abitazione con il box.

Ma sul cadavere dell’uomo non vengono trovate le chiavi, quindi solo chi ne è in possesso può aver chiuso la porta. Quella persona non può essere che Maria Luigia Redoli, al corrente dell’esistenza di un patrimonio di 7 miliardi di lire custodito dal marito.

Al processo, Redoli e Cappelletti vengono assolti in primo grado, ma la Corte d’appello ribalta la sentenza: a entrambi viene comminato l’ergastolo, confermato dalla Cassazione.

Dopo aver scontato 24 anni, il tribunale concede la libertà condizionata a Maria Luigia Redoli che, ritiratasi ad Arezzo, muore ottantenne nel gennaio 2019. Carlo Cappelletti, invece, gode attualmente di un regime di semi libertà.

 

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5. Angela Biriukova-Valeri Luchin e Nadia Frigerio-Marco Rancani

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- Angela Biriukova-Valeri Luchin

Il matrimonio tra Angela Biriukova, 28 anni, e il facoltoso avvocato Antonio Colacioppo, 63, non va bene.
Lei ha un amante, Valeri Luchin (26 anni) che con l’amico Iurie Cegolea (28 anni) decide di aiutare la donna assecondando il suo obiettivo: eliminare il marito ed ereditare una cospicua fortuna.
Il 2 febbraio 1999 l’avvocato Colacioppo viene trovato morto nel suo studio, ucciso con 17 coltellate.
A tradire i colpevoli sono le sigarette ritrovate vicino alla scena del delitto, sulle quali tracce di DNA permettono di identificare a chi sono appartenute.
Dopo una rocambolesca fuga, Biriukova e Luchin vengono arrestati in Ucraina e condannati a 30 anni di reclusione.
Iurie Cegola riesce invece a fuggire, ma lo arrestano nel maggio del 2019 dopo anni di latitanza.
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- Nadia Frigerio-Marco Rancani

Nadia Frigerio, 33 anni, lavora saltuariamente e si prostituisce. Marco Rancani, 29, fa il barista.
I due hanno una storia, ma con un matrimonio fallito alle spalle e due figli da mantenere, Nadia deve vivere con la madre, Eleonora Perfranceschi, 57 anni, in un appartamento a San Michele Extra (Verona).
I litigi sono continui. Nadia vuole l’alloggio tutto per sé e per Marco e decide di uccidere la madre.
Il 4 novembre 1994 i due amanti la drogano con una forte dose di sonnifero, poi la
strangolano con il cavo del telefono e ne abbandonano il cadavere in aperta campagna.
Rancani però perde il suo walkman nei dintorni, “firmando” in questo modo il delitto. Catturati e processati, vengono condannati rispettivamente a 22 anni di reclusione (lei) e 16 (lui).
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