Chow-Chow: un cane indipendente, distaccato, altero e dalla sicurezza leonina.

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Chow-Chow: un cane indipendente, distaccato, altero e dalla sicurezza leonina. BEST5.IT 2016-12-06 17:24:44
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Il Chow-Chow è un cane calmo, buon guardiano, indipendente, fedele ma riservato.  Vigile e aggressivo al punto giusto con gli estranei. Silenzioso e taciturno, abbaia poco e quasi mai a sproposito. Un cane antichissimo il quale divenne popolare in Cina circa 2000 anni fa non solo per le sue notevoli doti di fiuto e di grande forza ma anche per la pelliccia e la carne molto ricercata.

Più che la sua utilità per un determinato compito, è la sua personalità fuori del comune che lo rende avvincente. Si sente dire talvolta che questo cane dal portamento di un leone, sarebbe diventato oggi un placido orsacchiotto. Ma scopriamo meglio questa splendida razza canina.

Standard FCI n° 205 – 27 gennaio 2011
CHOW CHOW
PAESE D’ORIGINE Cina
PATROCINIO Gran Bretagna
DATA DELLA PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD UFFICIALE VIGENTE: 13/10/2010
UTILIZZAZIONE: cane da guardia, compagnia
CLASSIFICAZIONE F.C.I.:
Gruppo 5 Cani di tipo spitz e tipo primitivo
Sezione 5 Spitz asiatici e razze affini
Senza prova di lavoro

LEGGI  Anche gli animali hanno la loro personalità

1. Origine

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Appartenente alla famiglia degli Spitz e dei cani nordici sparsi nelle zone settentrionali di America, Europa e Asia, il Chow-chow non manca certo di personalità, se non altro per la sua caratteristica silhouette che ne fa uno dei rappresentanti più originali della specie canina. Alcuni studiosi hanno d'altronde voluto vedere nel "Chow" (è così che lo chiamano gli appassionati, pronunciando la parola "Cio") un ramo particolare della specie canina, facendo riferimento alle sue numerose e curiose particolarità (lingua blu-nera, importanti prolungamenti delle ossa laterali del cranio, arti posteriori diritti), così come ad alcune singolari costanti biologiche, annotate dal dottor Fernand Méry (uno dei sostenitori della razza): temperatura interna spesso leggermente superiore alla norma (39°C), tasso di urea nel sangue inferiore al 50% rispetto a quello rilevato negli altri cani, succhi gastrici più acidi...

Questa originalità, che va al di là delle differenze notate abitualmente fra le razze canine, ha portato molti esperti cinologi a contemplare un'ardita ipotesi: "Razza o specie? Considerando che esistono più differenze fra un Chow-Chow e un cane nordico che fra un lupo e un Pastore Tedesco, classificati, tuttavia, in specie diverse. Hanno, malgrado tutto, lo stesso numero di cromosomi, la stessa struttura dentaria, sono fecondi fra loro e possiedono un aspetto molto simile. Il Chow-Chow ha tutte le caratteristiche in comune con lo Spitz, fatta eccezione per l'aspetto e le sue particolarità di razza uniche, che ci ricordano che gli orsi e i Canidi discendono da un antenato comune.

A partire da quest'ultimo, l'evoluzione non è stata lineare. La maggior parte dei rami di questa evoluzione, "esperimenti della natura", è stata eliminata per selezione naturale. L'isolamento geografico ne ha potuti salvare alcuni, dando loro la possibilità di evolversi a parte e parallelamente ai loro parenti prossimi". L'isolamento della regione che fu la culla originaria del Chow-Chow potrebbe, in effetti, sostenere questa tesi: la zona all'estremità orientale della Siberia, racchiusa fra i monti costieri del Sihote-Alin, il grande fiume Amur e il mare, caratterizzata da un clima molto rigido, fu popolata durante il Neolitico dali Ainous; questi singolari uomini, i soli nell'Estremo Oriente ad avere la pelle bianca e un sistema pilifero molto sviluppato -probabilmente erano Indoeuropei, se ci si basa sui recenti lavori di ricercatori giapponesi-, che praticavano una religione basata sul culto degli orsi, furono poi respinti sulle Isole di Sahalin e di Hokkaido.

Gli Ainous, che utilizzavano gli antenati dei Chow-chow per la caccia, la pesca e il traino delle slitte, avrebbero in questo modo preservato l'esistenza di una specie vicina a quella canina. Questa ipotesi appare ciò nonostante un po' azzardata. Paragonare le differenze e le somiglianze tra il lupo e il Pastore Tedesco, da una parte, con quelle esistenti tra lo Spitz e il Chow-Chow, dall'altra, non è molto convincente, se si cerca di dedurre da questo confronto l'appartenenza del Chow-chow a una specie particolare. Certamente, le razze canine, dalle origini spesso molto antiche, presentano tali diversità nelle loro caratteristiche (morfologia, taglia, peso, pelo, colore..) che si potrebbe essere tentati di pensare che numerose specie di Canidi feconde tra loro, siano intervenute nella loro creazione. 

Attualmente, però, nessun elemento archeologico e paleontologico può confermare queste ipotesi. Per spiegare le differenze fra il Chow-Chow e gli altri cani nordici, si può ricorrere a degli antichi apporti di molossoidi del tipo, per esempio, di quei cani da guardia mongoli con i quali i Cinesi possono confondere il Chow-Chow. Questa possibilità è confermata da un aneddoto: un allevatore francese, desiderando importare qualche anno fa diverse razze canine cinesi, si rivolse all'ambasciata della Cina popolare a Parigi, fornendo delle fotografie di Chow-Chow; gli addetti all'ambasciata gli risposero: "Questa razza somiglia molto ai cani da guardia delle greggi allevati sui pascoli della regione autonoma della Mongolia interna. Dato che sono considerati come perle rare, i guardiani delle greggi generalmente non vogliono venderli".

Questi cani da guardia mongoli sono poco conosciuti. Le fotografie scattate dai membri di una spedizione americana, recatasi nel 1952 in quella regione assai isolata, permettono di comprendere come le autorità cinesi, non disponendo di una scala di valori  per accertare la taglia dei Chow-Chow, avessero potuto confondere gli uni con gli altri. Il cane da pastore mongolo è in effetti completamente nero, con un pelo molto folto e la coda portata sul dorso; dalla morfologia bel solida, è all'apparenza un molossoide, ma non sembra spiccatamente tozzo. Fa parte della famiglia dei Doghi del Tibet che, oggi lo sappiamo bene, non si riducono a un solo tipo di cane, ma offrono, al contrario, un insieme di esemplari molto diversi.

Il Chow-Chow potrebbe essere debitore di certe caratteristiche al pastore mongolo; per esempio, i suoi arti posteriori non angolati, che sono una caratteristica della razza, costituiscono un difetto molto frequente nei cani da montagna, il tipo a cui appartiene il cane mongolo. Non sappiamo, d'altra parte, se quest'ultimo possieda o no una lingua blu-nera, poiché il suo carattere selvaggio e la sua ferocia non hanno permesso agli studiosi americani di verificare da vicino questo dettaglio.

2. Storia

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L'evoluzione storica è a favore di una confluenza fra gli antenati del Chow-Chow e i cani mongoli. In effetti, il territorio inizialmente occupato dagli Ainous fu invaso ben presto da diversi popoli nomadi e guerrieri -Unni, Tartari, Mongoli- che avevano al proprio servizio cani feroci, di grossa taglia; questi popoli, che cominciarono a estendersi verso est, prima di scendere in orde successive in Occidente, incontrarono sul loro percorso gli Ainous; fu in questo modo che i molossi dei nomadi poterono incrociarsi con i cani nordici degli Ainous. A causa dell'isolamento imposto alla Cina degli imperatori manciù per 3 secoli, si ignora quale ruolo abbiano potuto avere i cani tra il II secolo a.C., nel corso del quale il "Libro dei riti" annuncia l'arrivo del "cane tartaro", e il XIX secolo.

Tuttavia, nei caratteri primitivi della scrittura cinese figura il segno del cane, prova che questo animale, se anche non era originario di quel paese, vi fu introdotto molto presto; l'antenato del Chow-Chow, che il dottor Méry considera come "uno dei più diretti discendenti del cane delle torbiere e delle caverne", fu il compagno degli imperatori manciù e dell'aristocrazia. Questo cane sembra però aver conosciuto in seguito una sorte assai meno invidiabile: nel XIX secolo è divenuto sicuramente una pietanza molto difusa (il nome "chow" proviene dal cantonese, con l'intermediazione del pidgin-english, e significa verosimilmente cibo; si sa, d'altronde, che la lingua blu di questo cane era un criterio di commestibilità...).

Questa pratica, che si scontra evidentemente con le nostre abitudini e i nostri valori, non deve essere considerata eccezionale: il Chow-Chow non era, infatti, il solo cane a finire in pentola, perché questa era la sorte comune di molti cani in Cina e in diverse regioni dell'Indonesia e dell'Estremo Oriente (costume ancora oggi in vigore); il Chow doveva, ciò nonostante, essere più apprezzato degli altri, poiché era oggetto di un allevamento intensivo, a fini esclusivamente alimentari. Il Chow-chow era anche uno dei cani da guardia utilizzati in Cina; in effetti, l'aristocrazia Ts'ing possedeva, oltre a cani da manicotto come i Pechinesi, altri cani altrettanto singolari, ma di taglia superiore, che venivano utilizzati per la guardia.

E' appunto ciò che la scoperta dello Shar-Pei da parte degli Americani ha confermato. Questo originale cane, che possiede certe caratteristiche del Chow-chow (una lingua pigmentata di nero e i garretti diritti), ha potuto, malgrado la dissoluzione della società tradizionale, essere allevato all'insaputa degli Occidentali fino all'inizio degli anni 70. Il suo carattere di cane da combattimento, che ha permesso la conservazione della razza, era anche quello del Chow-chow. Allevamenti tradizionali di Chow-chow, concepiti per il combattimento, esistono d'altronde in Cina ancor nel secolo scorso. Questo richiamo storico consente di mettere in dubbio un'opinione tanto diffusa quanto inesatta, secondo la quale il Chow non sarebbe stato in Cina altro che un cane molto comune, destinato soltanto a rifornire i banchi dei macellai.

In effetti, la razza si evolvette nelle mani degli allevatori inglesi del XX secolo, ma non possedeva già più tutte le sue caratteristiche originarie (e originali). E' dunque errato affermare, come fanno taluni, che il Chow-chow moderno è essenzialmente una creazione occidentale. Certo, grazie alla selezione britannica, è diventato più compatto, il suo mantello è diventato più folto, il suo muso si è allargato, la sua fonte è divenuta rugosa e si è sviluppato lo "scowl" (piega arcigna delle sopracciglia); ma questa evoluzione non ha fatto che accentuare certi tratti preesistenti, senza modificare profondamente la silhouette del cane. Si sa così che la prima coppia importata nel 1780 da un ufficiale della Compagnia delle Indie orientali non era composta da comuni Spitz.

Fu nel 1880 che ebbe luogo il vero e proprio ingresso del Chow-Chow sulla scena della cinofilia ufficiale: un esemplare di nome Chinese Puzzle fu esposto al Crystal Palace. Un altro doveva fare grande impressione, 10 anni più tardi, nell'esposizione di Brighton. La razza era ancora molto rara in Inghilterra e i primi Chow vennero iscritti al Kennel Club nel 1894. Lo standard redatto allora dal primo club della razza (fondato nel 1895) si basava sulla fedele descrizione del campione Chow VIII, un maschio rosso importato direttamente dalla Cina. In seguito un nuovo standard, che com portava modifiche essenziali rispetto al precedente, è stato corretto e diffuso dalla FCI.

In Italia la prima iscrizione risale al 1901: era un soggetto maschio importato direttamente dalla Cina. Da quell'anno sono stati importati degli ottimi esemplari da Olanda, Svizzera e Inghilterra che hanno dato alla luce delle cucciolate di elevata qualità. Ultimamente questa razza sta riscuotendo un discreto successo viste le iscrizioni al LOI nel 2012 (161).

3. Comportamento

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Per capire il comportamento di una razza è necessario conoscere le funzioni che essa ha svolto nel corso della storia. Il Chow-Chow, oggigiorno cane da compagnia e nel secolo scorso  allevato in Cina soltanto per il suo mantello e la sua carne, è stato per lungo tempo utilizzato per altri scopi. Cane da guardia dei palazzi e delle dimore signorili, era anche cacciatore (particolarmente apprezzato nell'Asia settentrionale per la caccia allo zibellino). I Giapponesi, che fortunatamente hanno salvato alcune delle loro razze imparentate al Chow-Chow, sostengono che questi erano essenzialmente cani da caccia, capaci di individuare e accerchiare la grossa selvaggina. Ceti  Chow attuali mostrano ancora, in determinate occasioni, un vero temperamento da cacciatori. 

Era forse cane da traino? Qualunque sia la verità la vocazione attuale del Chow-Chow non è certo quella di "locomotiva delle nevi", ma piuttosto di cane da compagnia e da guardia. Se si ha qualche dubbio su quest'ultima predisposizione, è sufficiente ricordare la sua atavica diffidenza, il suo indiscutibile coraggio e il suo stoico atteggiamento nei confronti del dolore. Nel dissuadere l'intruso, la sua taglia media viene compensata dal suo volume (non si potrebbe confonderlo con un piccolo cane) e, anche se non abbaia, i suoi avvertimenti sono assai significativi e del tutto degni di essere presi in considerazione. Più che la sua utilità per un determinato compito, è la sua personalità fuori del comune che lo rende avvincente.

Si sente dire talvolta che questo cane dal portamento di un leone, sarebbe diventato oggi un placido orsacchiotto. Certo l'uomo ha potuto agire sul suo aspetto, ma non ha modificato che in minima parte una sicurezza e una fierezza del tutto leonine. Possiede ancor oggi quel lato asiatico, fatto di impassibilità, di falsa indifferenza; il suo affetto, molto sentito e profondo, viene dimostrato poco. Il suo amore per l'indipendenza è assai radicato. Generalmente molto calmo, è comunque capace di vivaci reazioni e i suoi riflessi possono essere, in caso i necessità, rapidissimi. E' chiaro che il Chow-Chow non accontenterà i padroni che richiedono numerose e straripanti manifestazioni di tenerezza, ma nemmeno quelli che vogliono soddisfare un bisogno maniacale di autoritarismo; questo cane non troppo "tenero" è sconsigliabile anche alle persone troppo bonarie, che potrebbero esserne "schiavizzate", obbligate continuamente a transigere con lui.

Ma è proprio per questo  comportamento indipendente, distaccato, altero, che taluni amano paragonare a quello del leone, del gatto o dell'orso, che il Chow-Chow si dimostra assai affascinante. Al suo fisico bonario corrisponde un carattere molto diverso: prima di obbedire, si prende del tempo per riflettere; non bisogna trattarlo bruscamente -ancor meno con brutalità- perché non è il genere di cane che perdona questo atteggiamento. Ciò non significa, peraltro, che ci si debba abituare costantemente alla sua connaturata disobbedienza. Si deve, al contrario, educarlo molto presto, fin dall'età di 3 mesi (anche prima se è possibile), con dolcezza, comprensione, pazienza, ma sempre con fermezza. La sua vivace intelligenza e la sua sorprendente memoria, gli consentono di assimilare facilmente il richiamo e l'invito "a cuccia", vale a dire gli ordini fondamentali che ogni cane deve capire e rispettare.

Con il Chow-Chow bisogna prima di tutto giocare la carta della fiducia. L'abitudine assunta assai presto di spazzolare regolarmente la sua pelliccia, per esempio - ben prima che raggiunga il suo splendore-, può favorire rapporti di complicità, che non sono affatto incompatibili con una personalità fortemente spiccata: un Chow non mostrerà mai servile; si darà lentamente, certo, ma totalmente, al punto di mal sopportare una separazione dal suo padrone. "E' il cane di coloro che disdegnano le conquiste troppo facili", è stato detto giustamente, o, per riprendere la battuta del dottor Fernand Méry, "se volete un cane, non prendete un Chow-Chow". Ma una vita in comune di 10 anni e oltre con un Chow difficilmente si dimentica.

A coloro che volessero entrare nell'universo del Chow-Chow è consigliabile, per la prima esperienza, lasciarsi guidare da una femmina, più dolce e più obbediente. Questa scelta è particolarmente raccomandata in una casa in cui ci sono bambini, con i quali il Chow-Chow può intendersi perfettamente, a condizione che i piccoli non abbiano troppo la tendenza a prenderlo per un orsacchiotto di peluche. Il maschio non ha sempre uno spiccato gusto per il gioco (detesta il chiasso e le grida), mentre la femmina si sa mostrare materna. Il Chow manifesta generalmente una superba indifferenza nei confronti dei suoi congeneri; questi ultimi, dal canto loro, non lo trovano molto simpatico e sono tentati di dimostrarglielo; si rischiano in questo caso degli incidenti, poiché il Chow non è un cane che si tira indietro.

Per quanto riguarda, infine, il colore del pelo, il futuro acquirente può scegliere fra 6 colori, più o meno diffusi: il fulvo, che predomina (oltre il 70%), poi il nero e il rosso (10% ciascuno), il blu (5%), il crema (2%) e il bianco che è rarissimo. Esiste anche una varietà a pelo corto, che ha incontrato un certo interesse, ma che resta ancora molto rara. Quanto ai dettagli pratici della vita quotidiana, il Chow-Chow sarà a sua agio, per dormire, sulle piastrelle della cucina o del bagno. Per le passeggiate, i finimenti non sono raccomandabili, anche se sono assai diffusi, perché possono causare danni alle spalle.

4. Una questione di personalità

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Tale cane tale padrone. Questo adagio è spesso citato nel caso del Chow-Chow, il cui comportamento molto particolare è suscettibile di attirare padroni dalla personalità fuori del comune e spesso quanto meno complessa, come nel caso di Sigmund Freud. Il fondatore della psicanalisi aveva un amatissimo Chow-Chow e in una fotografia assai celebre (qui accanto) è ritratto nel suo studio mentre distoglie lo sguardo dalla scrivania per chinarsi verso il suo vecchio cane.

Il padre dell'etologia, l'eminente scienziato Konrad Lorenz, si dichiara sedotto dal carattere un po' bizzarro e selvatico di questa razza, al punto che ha immaginato in suo onore una teoria sull'origine del cane, tendente a spiegare i comportamenti chiave di tutta la specie canina. Questo cane condivide con le celebri oche dello scienziato il privilegio di aver fatto compiere passi decisivi all'etologia. Ma il Chow-Chow dà a Lorenz, che non ha generalmente peli sulla lingua, anche lo spunto per criticare aspramente l'allevamento dei cani di razza e le mode canine: "Ho una cattiva opinione", scrive, "del moderno allevamento con la sua ossessione per l'estetica, che non tiene alcun conto dell'intelligenza. Ma il problema diventa grave quando la moda di mette a dettare imperativi su ciò che i cani devono somigliare [...]. Il Chow-Chow. che è diventato un cane alla moda soltanto negli ultimi 20 anni, ne è un ottimo esempio. Negli anni Venti i Chow-Chow erano cani perfettamente naturali, ancora molto vicini al tipo selvaggio, muso appuntito, occhi a mandorla, orecchie strette e affilate [...]. Preso a carico dell'allevamento moderno, il Chow-Chow ha oggi l'aspetto di un grosso orso sovralimentato, il muso è più largo e più corto, come quello di un mastino; la compressione del muso ha fatto perdere agli occhi il loro bel taglio obliquo e le orecchio sono quasi scomparse nell'eccesso di pelo. Per quanto riguarda le qualità mentali, questi bizzarri animali, che conservavano tracce del loro passato selvaggio, sono diventati imprevedibili quasi quanto degli orsi di peluche".

In questa accusa bisogna evidentemente tener conto della verve polemica dello scienziato. Attraverso questo critica, radicale e, senza dubbio, un po eccessiva (che compare nella celebre opera "Tous les chiens, tous les chats" edita nel 1950), Lorenz sottolinea soprattutto l'eccessiva attenzione che certi allevatori prestano alle caratteristiche fisiche della razza, senza preoccuparsi delle loro qualità mentali. Si riconosce, comunque, nel tono appassionato di Lorenz, l'eccezionale interesse che nutriva per il Chow-Chow.

5. Lo Standard del Chow-Chow

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ASPETTO GENERALE
Attivo, compatto, raccolto e soprattutto ben proporzionato, dall'aspetto leonino, fiero, dal portamento altero, con struttura solida; la coda è portata nettamente sopra il dorso. Deve sempre essere in grado di muoversi liberamente e non deve avere così tanto pelo da impedirne l’attività o causare sofferenza alle alte temperature. La lingua nero bluastra è caratteristica di razza.

PROPORZIONI IMPORTANTI
La distanza dal garrese al gomito è uguale alla distanza dal gomito al suolo.

COMPORTAMENTO E TEMPERAMENTO
Cane calmo, buon guardiano. Indipendente, fedele ma riservato.

TESTA
REGIONE CRANIALE

Cranio: piatto e largo.
Stop: non pronunciato.
REGIONE FACCIALE
Tartufo: grosso e largo in ogni caso, nero, tranne nei soggetti crema e in quelli quasi bianchi dove è ammesso un tartufo più chiaro, così come nei blu e nei fulvi diluiti (cannella) dove è intonato al colore del mantello, (ma il nero è preferibile in ogni caso).
Muso: di lunghezza moderata, largo dagli occhi fino all'estremità (non appuntito come quello della volpe). Ben piena la regione sottorbitale.
Labbra: ideale una bocca completamente nera, inclusi il palato e le labbra, con la lingua nero bluastra. Tuttavia una certa diluizione potrebbe essere presente nelle gengive dei soggetti blu e fulvi diluiti e questa diluizione potrebbe essere ancor più accentuata nei crema e nei bianchi.
Mascelle/denti: denti forti e allineati, mascelle forti con una perfetta, regolare e completa chiusura a forbice, cioè con gli incisivi superiori che strettamente si sovrappongono gli inferiori e sono impiantati perpendicolarmente alle mascelle.
Occhi: scuri, di forma ovale, di media dimensione e puliti. Nei blu e nei fulvi diluiti è ammesso un colore intonato al mantello. Occhio pulito, esente da entropion, che non deve mai essere penalizzato solo per la dimensione.
Orecchie: piccole, spesse, leggermente arrotondate all'estremità, portate erette e ben distanziate, ma inclinate ben in avanti sopra gli occhi e leggermente convergenti, che conferiscono la tipica espressione accigliata della razza. Questa espressione detta “scowl” non deve essere data dal rilassamento delle pliche della pelle della fronte.

COLLO: forte, massiccio, non corto, ben inserito nelle spalle e leggermente arcuato. Di lunghezza sufficiente 
per permettere un portamento altero della testa al di sopra della linea dorsale.

CORPO
Dorso: corto, orizzontale e forte.
Regione lombare: potente.
Torace: largo e ben disceso, con costole ben cerchiate, ma non a botte.

CODA: inserita alta e portata nettamente sul dorso. 

ARTI
ANTERIORI

Spalle: muscolose e oblique.
Gomito: equidistante fra il garrese e il suolo.
Avambraccio: anteriori perfettamente diritti con buona ossatura.
Piedi anteriori: piccoli, rotondi, da gatto, che appoggiano proprio sulle dita.
POSTERIORI
Aspetto generale: visto di profilo il piede è in appiombo con l’articolazione dell’anca.
Coscia: ben sviluppata.
Ginocchio: poco angolato.
Gamba: ben sviluppata.
Metatarso: garretti ben discesi. Dal garretto in giù l’arto è diritto, non si flette mai in avanti.
Piedi posteriori: piccoli, rotondi, da gatto, l'appoggio è proprio sulle dita.

ANDATURA E MOVIMENTO
Passo relativamente corto, la levata dei piedi posteriori non si spinge in alto, ma sembra che essi sfiorino il terreno, visto di profilo, il movimento sembra quello di un pendolo. Il suo tipico movimento a passi corti gli permette di muoversi liberamente, mai goffamente, e con una eccellente resistenza. Gli arti anteriori e posteriori si muovono in avanti su piani paralleli. I cani devono essere sempre in grado di muoversi liberamente e agevolmente senza alcun segno di fatica.

MANTELLO
Pelo: il pelo può essere lungo o corto.
Pelo lungo: pelo abbondante, fitto, diritto ed eretto, ma non di eccessiva lunghezza. Pelo di copertura ruvido, con sottopelo soffice e lanoso. Il pelo è particolarmente fitto attorno al collo dove forma criniera o collare e sulla parte esterna e posteriore delle cosce forma "culottes".
Pelo corto: corto, fitto, diritto, eretto, non piatto, di tessitura felpata. Qualsiasi accorciamento artificiale del pelo che alteri il naturale profilo o l'espressione sarà penalizzato, ad eccezione dei piedi che possono essere “regolati”.
Colore: mantello unicolore nero, rosso, blu, fulvo diluito (cannella), crema o bianco, spesso sfumato ma non macchiato o pluricolore (la parte inferiore della coda e delle cosce è spesso di colore più chiaro).

TAGLIA
Altezza al garrese
Maschi: da 48 a 56 cm (19-22 inches)
Femmine: da 46 a 51 cm ( 18-20 inches)

DIFETTI
Qualsiasi deviazione dai punti sopraindicati deve essere considerato come difetto e la severità con cui va penalizzato deve essere in proporzione alla sua gravità ed ai suoi effetti sulla salute e sul benessere del cane.

DIFETTI DA SQUALIFICA

  • cane aggressivo o eccessivamente timido
  • qualsiasi cane che mostri chiaramente delle anomalie d’ordine fisico o comportamentale sarà squalificato.

N.B. I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale, completamente discesi nello scroto.



Note

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