Inventori geniali vittime delle proprie creazioni

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Inventori geniali vittime delle proprie creazioni BEST5.IT 2017-10-22 13:41:04
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Sfortuna, incoscienza, abuso di ardimento, tralasciare e minimizzare il rischio: non sempre la vita degli inventori è circondata da trionfi e vittorie.

La storia della scienza e della tecnica moderne è fatta di grandi idee e di grandi personalità che le hanno inseguite spesso con grande coraggio.

Sono tantissimi (soprattutto tra il ’700 e il ’900) i casi di scienziati, ingegneri o architetti rimasti vittime delle loro curiose invenzioni.

Mentre oggi ogni invenzione è il risultato di accurati studi da diverse équipe cui si dedicano centri di ricerca, imprese e università, nel passato era perlopiù un procedimento individuale che aveva luogo in piccoli laboratori e in seminterrati anonimi e bui.

Ecco alcuni tra gli inventori più geniali (e sfortunati) vittime delle loro stesse creazioni e idee.

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1. William Bullock e Valerian Abakovsky

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  • William Bullock e la rotativa killer
    Americano di New York, William Bullock (1813-1867), rimasto orfano e cresciuto con il fratello, iniziò la carriera creando una macchina per tagliare le tegole.
    Animato da spirito creativo, nella vita fece diversi lavori, finendo poi per diventare redattore in un giornale di Filadelfia.
    Fu lì che iniziò a interessarsi alla stampa. Ai tempi, c’era la rotativa ideata vent’anni prima da Richard March Hoe, alimentata a fogli singoli: innovativa, ma lenta.
    Bullock, nel 1865, ebbe l’intuito di alimentarla a bobina, rendendo molto più rapido il processo: la macchina arrivò a stampare fino a 12mila fogli l’ora, e in seguito, fatte alcune migliorie, addirittura 30mila.
    Ma un giorno qualcosa andò storto: il 3 aprile di due anni dopo, infatti, mentre stava facendo alcune modifiche a una nuova rotativa installata per il Philadelphia Public Ledger, finì incastrato con la gamba nella macchina.
    L’incidente ebbe conseguenze drammatiche: l’arto andò in cancrena e dopo nove giorni Bullock morì sotto i ferri, mentre cercavano di amputarglielo.

 

  • Valerian Abakovsky e il treno troppo veloce
    Potremmo considerarlo il “nonno dei treni ad alta velocità”.
    Lettone di origine, impiegato alla Ceka, la polizia politica sovietica, Valerian Abakovsky (1895-1921) ideò l’Aerowagon, un treno che viaggiava su rotaie ma era dotato di un’elica e di un motore da aereo.
    Secondo le intenzioni avrebbe dovuto permettere di viaggiare a una velocità maggiore (circa 140 km/h) rispetto ai treni normali.
    L’obiettivo era riservarlo ai funzionari sovietici che avevano l’esigenza di spostarsi rapidamente nei vasti territori dell’Unione Sovietica.
    Il 24 luglio del 1921, Abakovsky testò il suo treno-aereo da Mosca a Tula, su un percorso di circa 190 km.
    Con lui c’erano vari esponenti della dirigenza comunista tra cui Fëdor Sergeev, amico di Stalin e capo del comitato rivoluzionario ucraino.
    Il viaggio di andata fu un successo, ma nel ritorno il mezzo deragliò. Morirono 7 dei 22 passeggeri, incluso l’inventore.
    Tutti furono sepolti nella necropoli del Cremlino, con i personaggi più significativi della rivoluzione.

2. Aleksandr Bogdanov e Franz Reichelt

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  • Aleksandr Bogdanov e l’eterna giovinezza
    Al fianco di Lenin e di altri rivoluzionari, Aleksandr Bogdanov (1873-1928) contribuì alla nascita del bolscevismo.
    Ma poi prese le distanze dal futuro leader, si trasferì a Capri, poi a Bologna, infine tornò in Russia grazie un’amnistia concessa dallo zar Nicola II.
    Allo scoppio della Prima guerra mondiale fece il medico, poi scrisse popolari romanzi di fantascienza e si occupò di scienza e tecnologia.
    Nel 1924, sviluppò però una personale teoria secondo la quale era possibile ringiovanire con le trasfusioni di sangue.
    L’obiettivo era raggiungere “l’eterna giovinezza”, mettendo in circolo nuovo sangue che, a dir suo, migliorava la vista e riduceva la calvizie.
    Ma nel 1928 ricevette il sangue di un giovane malato di malaria e tubercolosi.  Morì dopo una lunga agonia, che documentò giorno per giorno con grande rigore scientifico.

 

  • Franz Reichelt e l'ala che non si aprì
    Era un sarto con la passione del volo. Originario dell’attuale Repubblica Ceca, Franz Reichelt (1879-1912) a fine Ottocento si trasferì a Parigi.
    Qui progettò una tuta-paracadute da indossare per buttarsi da altezze non eccessive (3-4 metri).
    Per testarla, mise a punto dei manichini con ampie ali pieghevoli che lasciò planare dai palazzi; poi sostituì le ali con tute indossabili.
    Ottenne poi il permesso di condurre un test dal primo livello della Torre Eiffel (57 m di altezza). Era il 4 febbraio del 1912.
    Ma quando arrivò, annunciò che a buttarsi sarebbe stato lui stesso invece dei manichini.
    Le cose però non andarono come sperato: Reichelt indossò la tuta e si lanciò, ma il bizzarro paracadute non si aprì bene e lui si schiantò al suolo. Il suo tragico volo è visibile qui.

3. Thomas Andrews, l’uomo del Titanic

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Progettò il Titanic e affondò con esso nella drammatica notte tra il 14 e 15 aprile 1912.

Irlandese di origine, architetto e costruttore navale, Thomas Andrews (1873-1912) fin da piccolo si guadagnò il soprannome di “ammiraglio” per la sua passione per le navi.

Crescendo, il suo hobby divenne una professione e nel 1908 diventò amministratore delegato e capo del reparto di architettura della società incaricata di costruire il famoso transatlantico.

Secondo le ricostruzioni, dopo lo scontro del Titanic con l’iceberg, Andrews mantenne sempre i nervi saldi, e si adoperò per aiutare più persone possibile a salvarsi, invitandole a indossare i giubbotti di salvataggio e a recarsi alle lance.

Sembra che a vederlo per l’ultima volta sia stato John Stewart, un cameriere, nella sala fumatori di prima classe. Forse Andrews lasciò la nave all’ultimo momento, ma non si salvò.

Fu Stewart a raccontare che, durante tutto il viaggio, l’architetto aveva annotato su alcuni fogli le migliorie da apportare alla nave, consegnandoli prima di morire a un assistente che si salvò dal disastro.

Il corpo di Andrews invece non fu mai ritrovato: oggi il suo nome è il primo nel memoriale di Belfast, in Irlanda, dedicato al Titanic.

4. Henry Smolinski e Horace Hunley

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  • Henry Smolinski e l’auto volante
    Il sogno di Henry Smolinski (1933-1973) era costruire un’automobile volante. Ingegnere aeronautico americano, lavorò in aziende per lo sviluppo di aerei e razzi.
    Poi, negli anni ’70, fondò la Advanced Vehicle Engineers (Ave) e mise a punto il prototipo di una “auto con le ali”.
    Come base prese una Ford Pinto: le attaccò due grosse ali e diede vita all’Ave Mizar, a metà tra auto e aereo.
    La curiosa automobile, almeno sulla carta, aveva un grande vantaggio: poteva viaggiare sia in cielo sia sulla terra.
    Le ali infatti potevano essere smontate e la vettura diventava una city car. Ma non arrivò a essere messa in commercio.
    Nell’agosto del 1973, durante un test, poco dopo il decollo, la struttura che reggeva l’ala destra si ruppe e la macchina precipitò al suolo: Smolinski e il socio morirono.

 

  • Horace Hunley e sempre a fondo
    Avvocato di professione e ingegnere marino per passione, Horace Hunley (1823-1863) è famoso perché durante la Guerra di Secessione americana sviluppò per i sudisti uno dei primi sottomarini.
    Lungo 12 metri, l’Hunley – dal nome dell’inventore – fin dai primi test ebbe vita travagliata.
    Affondò in una prova nel maggio del 1863, con 5 persone a bordo, e ancora in ottobre, causando la morte di altre 8 persone, incluso lo stesso Hunley.
    In entrambi i casi il sottomarino fu però riportato a galla.
    Hunley ebbe il proprio momento di gloria, postumo, l’anno successivo: nel febbraio del 1864 il suo sommergibile colpì la nave nordista Uss Housatonic, ma affondò di nuovo mentre rientrava alla base.
    E questa volta non fu ripescato. Fino al 1995, quando fu ritrovato e portato in un museo.

5. Otto Lilienthal e l’aliante instabile

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Sulla sua lapide è scritto “I sacrifici vanno fatti”.

E pare che furono proprio queste le ultime parole di Otto Lilienthal (1848-1896).

Ingegnere tedesco, pioniere dell’aviazione, da piccolo si appassionò al volo degli uccelli. E, da adulto, applicò la meccanica dei volatili alle macchine “più pesanti dell’aria”.

A partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, Lillienthal sviluppò i primi deltaplani, progettando un sistema per controllarli che è alla base di quello utilizzato ancora oggi.

Fu lui, oltre a George Cayley qualche decennio prima, ad aprire la strada che porterà i fratelli Wright alle prime macchine volanti a motore.

A partire dal 1891 fece oltre 2.000 lanci dai tetti delle case e dalle colline, sviluppando i primi alianti e deltaplani. Nel 1893 stabilì il suo record, percorrendo 250 metri su un suo deltaplano.

Ma il 9 agosto 1896, in un lancio dalle colline vicino a Rhinow, a ovest di Berlino, il suo aliante puntò verso il basso senza che fosse possibile controllarlo.

Una corrente d’aria spostò il deltaplano, portandolo in posizione da picchiata. Raddrizzarlo, con il sistema di controllo ancora rudimentale progettato da Lillienthal, era molto complicato.

Lilienthal cadde da 15 metri procurandosi un trauma cranico e una vertebra rotta. Morì il giorno dopo in ospedale. A lui è intitolato l’aeroporto Tegel di Berlino.



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