Julius Streicher: il nazista disprezzato dai nazisti

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Julius Streicher: il nazista disprezzato dai nazisti BEST5.IT 2020-08-07 15:54:09
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Era un folle pornografo, un sessuomane che si vantava di ricattare i mariti delle proprie amanti, era sempre pronto alla rissa e alle violenze, ma quando divenne Gauleiter (carica corrispondente più o meno a quella di governatore) della Franconia, fece di peggio: una vita libertina e senza freni, furti, speculazioni sui beni degli ebrei, malversazioni negli atti amministrativi, reati penali gravi, che gli crearono intorno una fama oscura.

I gerarchi di Hitler lo disprezzavano e se ne tenevano lontani. Il vicepresidente del partito, Pohner, lo liquidò con una sola parola: “un immondezzaio”.

Otto Strasser scrisse: “ Mai conobbi uomo più ossessionato dagli eccessi erotici”. Insomma, era un uomo odiato anche dai suoi, troppo irruento e prepotente per andare d’accordo con gli altri gerarchi.

Ma chi era veramente Julius Streicher, il nazista disprezzato dai nazisti? Vediamo bene la sua parabola nella storia del Reich.

 

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1. Mangiapreti antisemita

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Julius Streicher nasce nel 1885 a Fleinhausen, in Baviera. Cresce in una famiglia cattolica, ultimo di 9 figli.

Il padre è un istitutore, la madre, che in seguito Streicher definirà “la fortezza della mia infanzia”, ha una piccola dote e un negozio piuttosto modesto.

Il piccolo comincia subito male: è disordinato e ha poca voglia di studiare, tanto da riuscire a conseguire il diploma di insegnante a ben 24 anni di età. Nel 1904, inizia a insegnare.

«Mi sentivo attratto verso la pittura - dirà in seguito - e pensavo di fare il maestro: mi sembrava l’attività più bella che potessi scegliere». La sua carriera scolastica, però, non durerà a lungo.

In quegli anni, si allontana dalla Chiesa, assumendo atteggiamenti anticlericali, anche se solo in privato. Nei suoi scritti, infatti, si proporrà sempre come un difensore del cattolicesimo e userà la fede per combattere gli ebrei.

Nel 1909, si trasferisce a Norimberga e, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruola. Come caporale di un reggimento di fanteria, combatte in Francia e in Italia.

Viene decorato con due Croci di Ferro, l’Ordine bavarese e la Croce al merito austriaca. Su queste medaglie, però, aleggia il dubbio che siano frutto della propaganda nazista.

Altre voci, infatti, dicono che Streicher, ben lungi da essere un eroe, fosse stato degradato per aver violentato una giovane francese. Al processo di Norimberga, in effetti, gli verrà mossa anche l’accusa di stupro, ma lui negherà sempre, con fermezza.

 

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2. Un sodalizio invincibile

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Gli altri capi nazionalsocialisti in realtà vedono di buon occhio Streicher, perché sembra l’unico che possa tenere a freno l’autoritarismo del futuro Führer, ma si tratta di una scommessa persa.

La competizione tra Hitler e Streicher per un "posto in prima fila”, infatti, ben presto si trasforma in un autentico sodalizio che avrà una grande importanza per il futuro boss della Franconia.

Il 9 novembre 1923, giorno del tentato putsch di Monaco, Streicher marcia a fianco di Hitler alla testa della colonna di 3000 SA che assalta il palazzo del governo locale.

Il Führer impugna una pistola. Streicher è dietro di lui. Marciano verso il Ministero della Guerra, ma a un certo punto si trovano davanti la polizia, armata di fucili. Scoppia una vera e propria battaglia.

È una terribile sparatoria che causerà 19 morti (16 nazisti e 3 poliziotti) e più di 100 feriti. Hitler, travolto da uno dei suoi, colpito mortalmente, cade a terra e si sloga la spalla, ma riesce a rialzarsi e a fuggire in taxi. Verrà preso pochi giorni dopo.

Ma chi ha cominciato a sparare? Secondo molti storici, è stato proprio Streicher. Hitler ricorderà per sempre quell’episodio, considerandolo un attestato di fedeltà e, nel corso degli anni, difenderà a spada tratta Streicher, anche quando avrà contro tutto il partito.

Quando i nazisti prendono il potere, Streicher diviene il padrone assoluto della Franconia. Norimberga, che ne è il capoluogo, è la sua città e lì fa quello che vuole.

Stabilisce quali sono i giorni di festa e quelli lavorativi; la sua auto può circolare ignorando qualsiasi senso vietato, non paga un affitto, non paga tasse, le sue guardie del corpo e i suoi favoriti alloggiano e mangiano gratis.

Dopo Hitler, insomma, c’è solo lui, che non deve rispondere ad alcun’altra autorità né civile né militare.

 

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3. Un giornale di propaganda

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Streicher non è un genio della propaganda come Goebbels, non è nemmeno un apostolo della mistica nazista come Himmler o un asso militare come Göring.

Anzi, è volgare, greve, eccessivo, ma è anche un astuto profittatore. Si impossessa dei beni degli ebrei pagandoli una miseria per poi rivenderli al prezzo reale.

Il suo aiutante, Kohl, “arianizza 800 aziende di Norimberga e dintorni e lo stesso Streicher compra le Officine Marx, che valgono più di un milione di marchi, pagandole appena 5000. Le rivenderà il giorno dopo con un guadagno spaventoso.

Streicher sa anche sfruttare la stampa di partito. Dirige «Der Stürmer», giornale in cui dà voce alle pulsioni più sguaiate dell’antisemitismo. La visione del mondo dello «Stürmer» è semplice: gli ebrei sono il male.

Gli avvocati ebrei ingannano i clienti ariani. I medici ebrei infettano i pazienti ariani. E poi c’è sempre il sesso: gli ebrei adescano le suore cattoliche e le ragazze tedesche.

Ma soprattutto fanno sacrifici rituali, uccidono bambini innocenti e bevono il loro sangue ricco di adrenalina, secreta al momento della morte. A volte ne mangiano anche le carni per riti di magia nera in onore di Moloch.

Tutto questo viene pubblicato, insieme a liste di proscrizione con nomi, cognomi e indirizzi di ebrei e delle donne ariane che li frequentano. Questo atteggiamento rozzo e aggressivo in realtà coglie nel segno: nel 1935 «Der Stürmer» vende 40.000 copie, nel 1938 arriva a 600.000!

Streicher fu sottoposto a un'inchiesta voluta da Göring che portò ad accuse di malversazione e di indegnità, ma anche di condotta immorale, adducendo come prova il fatto che sedesse completamente nudo alla scrivania di direttore di «Der Stürmer», ricevendo i collaboratori e le collaboratrici.

Vera o no che fosse l'accusa, Streicher conduceva uno stile di vita estremamente trasgressivo e violento. Dopo la guerra, Streicher spiegò che il vero motivo per cui Göring aveva voluto una commissione di inchiesta contro di lui erano state le rivelazioni su «Der Stürmer» a proposito di sua figlia.

Streicher aveva accusato il potentissimo capo della Luftwaffe di non essere abbastanza virile da riuscire a concepire la figlia in modo naturale e di essere ricorso a tecniche di laboratorio. Göring non la prese bene.

 

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4. Furti al partito e gli scherzi del destino

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Nonostante l’amicizia di Hitler, nel 1939, gli altri gerarchi hanno l’occasione per sbarazzarsi di luì.

Streicher ha esagerato, attingendo a man bassa nelle casse del partito in Franconia. Ha usato la sua carica per arricchirsi personalmente.

Ci sono dieci accuse che lo riguardano, tutte per indegnità e per diversi episodi illegali.

La commissione voluta da Hermann Göring lo giudica colpevole di condotta immorale, perché ha insidiato le mogli di altri gerarchi, e di indegnità per come si è comportato come Gauleiter.

A malincuore, Hitler lo allontana dai suoi incarichi, ma poi frena gli altri attacchi. Rudolph Hess tiene duro e, nel novembre di quell’anno, impone a Streicher di non parlare mai più in pubblico e di trasferirsi nella sua fattoria di Pleikershof in Franconia.

Potrà pubblicare ancora «Der Stürmer» (perché lo vuole Hitler) e potrà anche continuare a scrivere, ma nulla di più. Come ha ordinato Hess, Streicher va a vivere con il figlio Lothar nella fattoria di Pleikershof.

C’è anche la sua segretaria, Adele Tappe, che in seguito sposerà. Quando arriva la notizia della caduta di Mussolini, dice: «Godiamoci la guerra, perché la pace sarà terribile».

Il 28 aprile del 1945, con la Germania in mano agli Alleati, Streicher fugge e si nasconde tra le montagne bavaresi. Il 23 maggio, un capitano dell’esercito statunitense lo riconosce e lo fa prigioniero. Il capitano si chiama Blitt ed è un ebreo di New York (nella foto sotto). 

Streicher viene preso e trasferito a Norimberga, per il processo insieme ad altri criminali nazisti. Accusato di quattro capi di imputazione (complotto, delitti contro la pace, crimini di guerra, crimini contro l’umanità), viene condannato per il quarto alla morte per impiccagione.

La condanna viene eseguita il 16 ottobre 1946. Il suo corpo e quello degli altri condannati verrà bruciato - ironia della sorte - in uno dei forni del campo di Dachau.

 

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5. L'arringa dell'accusa

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A Norimberga Streicher viene riconosciuto colpevole per «crimini contro l'umanità», così come un altro imputato, von Shirach, che però viene condannato "solo" a 20 anni di carcere.

Perché questa differenza? Nessuno lo può dire.

Arrivato il giorno dell'esecuzione Streicher all'inizio non si comporta con dignità. Ci sono 13 gradini per arrivare alla forca e li fa recalcitrando, spinto a forza dai soldati americani.

Nel momento fatale, però, recupera la calma. Grida «Heil Hitler», ride di fronte ai soldati che gli chiedono il suo nome poi viene impiccato.

Le sue ultime parole sono dedicate alla moglie: «Adele, mia cara...». Dopo l'esecuzione i medici, controllata la salma, attesteranno che "il decesso è stato istantaneo".

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Davanti ai giudici di Norimberga, Streicher ammette di aver condiviso le leggi razziali, ma dell'Olocausto non sa niente. E ne ha le prove: è stato per tutta la guerra nella sua fattoria, lontano dalle leve del comando.

Nella sua arringa, il Procuratore generale inglese, sir Hartley Shawcross, sostiene che «per più di 25 anni, ha inculcato nel popolo tedesco la filosofia dell'odio e della brutalità.

Senza di lui gli stermini non sarebbero avvenuti. Da molto tempo Streicher ha perduto il diritto alla vita!».

 

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