Paura di volare? L’aereo è il mezzo più sicuro per viaggiare

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Paura di volare? L’aereo è il mezzo più sicuro per viaggiare BEST5.IT 2018-06-21 23:48:43
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Registra il minor numero di incidenti e di morti, ma nonostante questo il 30 per cento dei passeggeri non riesce a togliersi dalla testa alcuni timori.

Per esempio che l’apparecchio possa cadere, perdere quota o esaurire il carburante.

Per fortuna gli esperti chiariscono tutti i dubbi, prove alla mano! L’aereo è infatti il mezzo di trasporto più sicuro.

Tuttavia se tutti prendiamo l’auto senza pensieri, illudendoci che da un incidente sulle quattro ruote si possa uscire incolumi, ancora molti temono di volare.

Ma nelle classi che della pericolosità dei viaggi, come quella calcolata dall’ufficio statistico del Nevada department of employment, training and rehabilitation (Usa) sul numero di morti per miliardo di chilometri percorsi, il mezzo più pericoloso è la moto con 108,9 decessi seguita dai propri piedi con 54,2 morti tra i pedoni.

Poi c’è la bicicletta (44,6), l’auto (3,1), i trasporti su acqua (2,6), il camion (1,2), il treno (0,6), l’autobus urbano (0,4) e, ultimissimo, l’aereo (0,05).

Perché, allora, si ha tanta paura dell’aereo? Scopriamolo insieme!

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1. Sentirsi in trappola

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Alcuni anni fa British Airways equipaggiò un volo da Londra a New York con alcune coperte battezzate Happiness Blanket (coperte della felicità), con cui i passeggeri potevano riscaldarsi nella traversata oceanica.

Grazie a sensori collegati alle loro teste, microscopici led sul tessuto cambiavano colore in funzione del grado di stress psicologico avvertito dai passeggeri.

L’iniziativa mirava a pubblicizzare il grande comfort degli aerei della compagnia britannica, ma fu utile anche a mostrare quanto è variabile il livello di ansia sperimentato dai passeggeri.

Il volo infatti può essere fonte di agitazione o paura: uno studio del 2007 condotto dall’Università di Graz (Austria) mostrava che il 30,5 per cento dei passeggeri occidentali ha paura di volare, mentre dati presentati da Alitalia segnalano addirittura un 53 per cento di “aerofobi”.

Se non ci sono differenze numeriche tra uomini e donne, ce ne sono in termini di cause dell’ansia da aereo.

Da una ricerca condotta su 5mila soggetti da Lucas Van Gerwen, psicologo dell’aeroporto di Amsterdam, è emerso che all’origine di questa fobia c’è per le donne la paura che l’aereo cada, mentre per i maschi l’angoscia di non poterlo controllare.

Questa fobia è ancora molto diffusa ed è spesso legata all’impossibilità di avere il controllo dell’operato del pilota e alla percezione di essere bloccati: in caso di pericolo non possiamo scappare. Eppure non dovremmo aver paura. L’aereo è infatti il mezzo di trasporto più sicuro.

Tuttavia se tutti prendiamo l’auto senza pensieri, illudendoci che da un incidente sulle quattro ruote si possa uscire incolumi, ancora molti temono di volare.

Ma nelle classi che della pericolosità dei viaggi, come quella calcolata dall’ufficio statistico del Nevada department of employment, training and rehabilitation (Usa) sul numero di morti per miliardo di chilometri percorsi, il mezzo più pericoloso è la moto con 108,9 decessi seguita dai propri piedi con 54,2 morti tra i pedoni.

Poi c’è la bicicletta (44,6), l’auto (3,1), i trasporti su acqua (2,6), il camion (1,2), il treno (0,6), l’autobus urbano (0,4) e, ultimissimo, l’aereo (0,05).

 

2. Ma come fa a stare in aria?

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Certo è che chiunque sia salito a bordo si sarà fatto una domanda: come fa questo colosso metallico di svariate tonnellate a stare in aria a 10mila metri di quota?

L’imponente Airbus A 380, uno degli aeromobili più grandi al mondo, può decollare nonostante i suoi circa 575mila chili e 615 passeggeri.

I principi fisici che permettono a un aereo di volare sono abbastanza semplici. Mentre viaggiate in auto a velocità sostenuta, sporgete una mano dal finestrino tenendola orizzontale.

Se la inclinate leggermente verso l’alto sentirete che la forza dell’aria la spinge all’indietro ma anche in alto. Il concetto è lo stesso per un aereo: la forza che lo sostiene è quindi quasi solo quella dell’aria, tecnicamente detta “portanza”.

Durante il decollo i motori servono quindi a far raggiungere all’aereo la velocità necessaria affinché l’aria sostenga l’apparecchio. Durante la fase di crociera, cioè quando l’aereo è in quota, producono invece la propulsione necessaria a farlo avanzare, vincendo la resistenza dell’aria.

La certezza di trovarci su un mezzo sicuro viene anche dalla tecnologia. Il mondo aeronautico è strettamente regolamentato. Dal progetto all’esercizio tutto avviene secondo procedure da cui non ci si può esimere. Inoltre ciascuna fase del volo è scandita da un elevato numero di controlli obbligatori.

Ma se è tutto sotto controllo, allora quali sono le cause dei seppur pochi incidenti? La principale è il fattore umano: errori dovuti al comportamento di piloti, copiloti ma anche personale di manutenzione e di controllo del traffico.

Un tipico fattore negativo è la compliance, cioè la tendenza a tollerare comportamenti o abitudini non perfettamente regolari ma ritenuti di scarsa importanza.

Per questo già durante il rullaggio, cioè la fase di spostamento dell’aeromobile dalla piazzola di sosta dell’aeroporto alla pista, è obbligatoria per i piloti la lettura ad alta voce della check list: si tratta di una lista di controlli da eseguire in modo pedissequo e senza tralasciare nulla sui comandi di volo e sul radar meteo.

Al contrario, i guasti puramente tecnici sono rarissimi. Del resto la sicurezza del trasporto aereo è in continuo miglioramento. Anzi, la cultura della sicurezza di bordo si sta affermando sempre di più evitando così che un singolo errore possa causare una reazione a catena potenzialmente disastrosa.

 

3. I trucchi per tenere a freno l’ansia

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Ecco due piccoli trucchi utili a calmarci a bordo.

Se sentiamo che ci stiamo agitando, osserviamo i passeggeri tranquilli: ciò ridimensionerà la nostra ansia. Oppure volgiamo il pensiero alla tenerezza.

Lo psicologo ed ex capitano dell’aviazione americana Tom Bunn ha infatti messo a punto una tecnica che si basa sulla funzione dell’ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore”.

Immaginare qualcosa che stimoli in noi amorevolezza o piacere fisico attiva il rilascio di questa sostanza, che in questo caso riduce lo stress da volo.

Segnaliamo inoltre che dal 1997 Alitalia aiuta i propri passeggeri a superare la fobia dell’aereo con l’iniziativa Voglia di volare: un ciclo di incontri in cui vengono presentate le tecnologie per la sicurezza ai quali segue un progressivo avvicinamento all’aereo grazie a simulatori di volo e un volo “di battesimo” Roma-Milano e ritorno.

Anche la psicoterapia aiuta, facendo luce su cosa scatena la paura e se questa affonda le radici nella storia del paziente.

Una volta saliti sull’aereo, invece, le tecniche di rilassamento e di tipo cognitivo-comportamentale aiutano a gestire l’ansia. Utile anche la psicoterapia breve strategica.

Si stimola il paziente a immaginare gli scenari più catastrofici. Partendo dall’esasperazione delle paure s’impara infatti a gestirle.

 

4. 7 risposte rassicuranti alle 7 paure più frequenti dei passeggeri

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La prima regola per superare la paura dell’aereo è conoscerne la sicurezza. Ecco le più diffuse (e infondate) paure di chi è nuovo al volo.

  1. E se... un motore andasse in avaria e l’aereo perdesse quota?
    Oggi la maggior parte dei velivoli commerciali sono bimotori e devono poter mantenersi in volo anche con un solo motore attivo.
    Senza un motore, anche in decollo, l’aereo può comunque atterrare al primo aeroporto disponibile.
  2. ... non bastasse il carburante per arrivare a destinazione?
    Il combustibile caricato deve essere sufficiente anche per raggiungere un aeroporto diverso e più lontano di quello di destinazione, in caso di emergenza.
    Il combustibile può venire meno durante il volo solo per un’avaria o per la presenza di venti contrari non prevedibili.
    Tuttavia il pilota è in grado di controllare la quantità di combustibile disponibile e di quello consumato.
    Pertanto può sapere se l’autonomia è insufficiente e quindi decidere di interrompere il volo atterrando su un aeroporto intermedio. In ogni caso si tratta di un’eventualità rarissima e non pericolosa.
  3. ... ci si sentisse male a bordo?
    Si chiama subito il personale di bordo.
    Gli assistenti di volo sono tutti addestrati con nozioni di pronto soccorso, tuttavia si fa sempre un annuncio per cercare un medico a bordo: la probabilità che ci sia è statisticamente alta.
    A bordo c’è sempre un kit di medicinali, alcuni somministrabili direttamente dagli assistenti di volo, altri solo dai medici.
    Se si decide di effettuare un atterraggio di emergenza viene predisposta l’accoglienza all’aeroporto: il medico a terra sale subito a bordo, mentre accanto all’aereo è pronta un’ambulanza.
  4. ... durante il decollo l’aereo non riuscisse a prendere quota?
    Entro i limiti di peso stabiliti, le prestazioni di salita sono assicurate. Ma un aereo non può decollare oltre un certo peso.
    Perciò possono essere lasciati a terra passeggeri o merci o può essere caricato solo il combustibile necessario per la tratta.
  5. ... qualcuno aprisse le porte mentre l’aereo è in quota?
    Impossibile. A 10mila metri di altezza e con una temperatura esterna di -60 gradi a garantire che in cabina ci siano la pressione atmosferica, l’umidità e la composizione dell’aria necessari a respirare ci pensa l’impianto di condizionamento e pressurizzazione.
    L’interno dell’aereo è quindi a maggior pressione rispetto all’esterno: se si aprisse un portellone si verrebbe risucchiati fuori.
    Per questo l’apertura è impedita da sofisticati sistemi di sicurezza.
  6. ... un fulmine colpisse l’aereo?
    Quest’eventualità accade più spesso di quanto si pensi (circa una volta all’anno), eppure raramente causa incidenti.
    Gli aerei sono progettati in modo da non risentirne: hanno infatti una struttura metallica, conduttrice di elettricità.
    La corrente scorre sulla superficie della fusoliera e prosegue fino ai dispositivi fissati lungo il bordo posteriore di ali e coda, dove viene scaricata senza lasciare tracce.
  7. ... l’aereo si schiantasse durante l’atterraggio?
    Le fasi terminali del volo sono le più critiche perché l’aereo è lento e perde quota.
    La possibilità di uscire di pista (a causa di vari fattori: ghiaccio, cedimento del carrello, funzionamento difettoso dei sistemi frenanti o vento laterale forte) è remota.
    Anche eventi di questo genere hanno raramente effetti tragici: le capacità delle strutture di assorbire gli urti e la maggior difficoltà a scatenare incendi garantiscono l’incolumità dei passeggeri.

 

5. Turbolenze, dimensioni degli aeri e piloti

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  • La turbolenza non è pericolosa
    Si tratta di un fenomeno naturale dovuto all’incontro di diversi tipi di masse d’aria.
    Quando si verifica, in aereo s’avvertono scricchiolii e le ali possono flettersi significativamente: segno che la struttura del velivolo è elastica e attutisce le sollecitazioni.
    Nemmeno le rarissime turbolenze forti sono pericolose, ma impongono al pilota una deviazione in altitudine fino a 30 metri.
    I passeggeri, seduti al loro posto, devono mantenere le cinture allacciate.
    I “vuoti d’aria” sono momenti in cui s’incontra una corrente d’aria discendente, che ai passeggeri dà la sensazione di un’improvvisa perdita di quota.
  • Gli aerei piccoli sono meno sicuri
    I voli regionali, effettuati con aerei piccoli come i turboelica, sono in effetti meno sicuri.
    La ragione non è dovuta a una inferiore qualità, ma al fatto che sulle tratte brevi si vola a quote più basse e quindi in condizioni meteorologiche più sfavorevoli con possibile formazione di ghiaccio e aria più turbolenta.
    L’incidentalità aumenta notevolmente invece nei voli privati e con aerei veramente piccoli (da 4-6 posti).
  • I piloti? Devono essere sempre in due
    Nel 2010 l’amministratore delegato di Ryanair proponeva di ridurre ulteriormente i costi delle tratte limitando il numero dei piloti a uno. Si scatenarono proteste indignate.
    Tutti i voli prevedono infatti la presenza obbligatoria di due piloti: primo pilota e copilota. Il motivo?
    Quattro occhi sono meglio di due. Inoltre in caso di malore di uno, l’altro è in grado di far atterrare l’aereo. Entrambi infatti si alternano ai comandi.
    Chi pilota effettua le manovre, mentre l’altro lo assiste svolgendo vari compiti e di fatto può sostituirlo in qualsiasi momento. Di fatto, quindi, sono equivalenti.

 




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