Vita da ape

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Vita da ape BEST5.IT 2016-12-04 16:17:40
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Appena le giornate si allungano e i fiori cominciano a decorare i campi, le api (Apis mellifica) diventano tra gli insetti da osservare mentre volano nei prati, sui pendii assolati o nei giardini delle nostre città.

Conosciute per la produzione del miele, sono tra gli invertebrati con la vita sociale più complessa.

Vivono in grandi monarchie “femministe”, comunicano danzando e vantano un’organizzazione del lavoro degna di una moderna fabbrica umana.

La loro esistenza, però, non è pacifica ma piena di sorprese e per molti versi pericolosa.

Ma scopriamo insieme il magnifico mondo delle api. Buona lettura!

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1. La nascita di un nuovo a colonia in un capolavoro di ingegneria

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La nascita di un nuovo a colonia
Tutto comincia con un gruppo di individui nomadi guidati dalla regina.
È lei la fondatrice di una nuova colonia, con la sua corte, spesso costituita da migliaia di api: in massa, hanno abbandonato il vecchio alveare durante la sciamatura.
Ma trovare una nuova casa senza l'aiuto dell'uomo, che in molti luoghi del pianeta fornisce alle api appositi ricoveri, non è semplice.
Le esploratrici cercano una cavità in un albero che possa ospitare la colonia e, appena individuano una adatta, le operaie cominciano a costruire i favi, le strutture di cena destinate a contenere le larve.
Queste nascono da uova prodotte solo dalla regina, in grandissima quantità: fino a 3.000 al giorno per le più produttive.
Le giovani operaie, alla nascita, circa tre settimane dopo la deposizione, sanno già cosa fare: sistemare l'alveare per accudire la regina e le loro sorelle, il primo passo della loro "carriera" lavorativa.

Capolavoro di ingegneria
L'alveare è un capolavoro di razionalità.
La struttura delle cellette, di circa mezzo centimetro di diametro, ha forma esagonale per un motivo preciso: l'esagono è il poligono più adatto per mettere a contatto contenitori adiacenti, risparmiando spazio e materiale di costruzione, la preziosa cera secreta dalle ghiandole delle operaie.
Le singole cellette sono organizzate in strutture simili a una tavoletta chiamate favi, che belle api selvatiche (cioè non selezionate e allevate dall'uomo in apposite strutture) possono avere forme irregolari e modellarsi per meglio aderire alle superfici di un albero, o sfruttare lo spazio disponibile.
I favi fungono anche da dispensa per le api: diverse cellette ospitano infatti le riserve di miele che le api mettono da parte per alimentare l'intera colonia anche nei mesi invernali.
Il sistema è talmente efficiente e robusto che il modello a "nido d'ape" è stato copiato dall'uomo che ne riproduce la struttura per varie applicazioni, dai filtri di depurazione dell'aria fino alla struttura interna delle ali degli aerei.

2. Vita da operaia e il mondo visto da un’ape

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Vita da operaia
Le api, come le altre società di insetti, sono grandi monarchie al femminile.
Nulla è lasciato al caso in una colonia di api, che può contare anche 80.000 individui.
La libertà individuale dei singoli insetti è sacrificata, ma le Apis mellifica non sanno fare diversamente.
Le loro "istruzioni per la vita" sono fissate a livello genetico e tutte le operaie seguono un percorso identico nel corso della loro breve esistenza, della durata di circa 35 giorni nei mesi estivi.
Il primo lavoro consiste nel fare le pulizie: sistemare e levigare le cellette che accolgono le larve deposte dalla regina e i depositi di miele.
I pasti, sotto forma di nettare e polline dei fiori che poi sarà convertito in miele, sono portati dalle compagne più anziane, che si occupano della ricerca del cibo all'esterno.
Nel giro di soli 3-5 giorni le operaie cominciano a occuparsi delle altre larve: prima fornendo nutrimento già accumulato e poi, in seguito allo sviluppo di apposite ghiandole, donando alle larve la pappa reale, un composto molto nutriente e ricco di vitamine, riservato solo ai nuovi nati e alla regina.
A circa 10 giorni di età, l'ape compie i primi voli esplorativi, anche se la sua specialità in questa fase è l'edilizia: riparazioni delle cellette, costruzione di nuovi favi in coordinamento con altre operaie della stessa età, grazie allo sviluppo di altre ghiandole in grado di produrre la cera.
A circa 18-20 giorni di età, le api sono "promosse" al servizio esterno all'alveare, prima per la difesa nelle immediate vicinanze della colonia, poi per diventare bottinatrici, cioè esploratrici e raccoglitrici di nettare, polline e acqua.
È questa una delle fasi più interessanti della vita delle api, ma anche la più pericolosa.

Il mondo visto da un’ape
Da buone esploratrici e volatrici quali sono, le api hanno sviluppato un sistema visivo sofisticato, formato da 2 grandi occhi composti, posizionati ai lati del capo, ciascuno dei quali conta 2-3 mila lenti indipendenti.
L'immagine che si forma è probabilmente simile a un'inquadratura grandangolare divisa in grandi "pixel", come quelli di un vecchio monitor; le immagini sono nitide solo a brevissima distanza (agli insetti non servono troppi dettagli su quanto accade a più di qualche decina di centimetri di distanza).
Anche i colori sono diversi da quelli che percepiamo noi: le api rilevano anche i raggi ultravioletti, che danno più informazioni sullo stato della vegetazione.
Molti fiori, infatti, se osservati nello spettro dell'ultravioletto, presentano disegni particolari per attirare gli insetti impollinatori, come api e farfalle.
Le giovani api esploratrici, per comunicare alle compagne la presenza e la posizione di una fonte di cibo, come una radura fiorita, usano un linguaggio stupefacente: la "danza delle api".
Il codice utilizzato si basa su segnali visivi e olfattivi, cioè il profumo dei fiori scoperti, rilevato dalle altre api con le antenne.
Se la fonte di cibo è vicina, a circa 50 metri dall'alveare o meno, l'ape compie una semplice danza circolare sulla superficie del favo; se invece è distante, l'ape modifica la sua danza, disegnando una sorta di "otto" con pause e oscillazioni dell'addome.
Le api che osservano possono ricavare la distanza dal numero di volte che la danzatrice gira in un dato intervallo di tempo, e anche dai movimenti dell'addome, più rapidi se la sorgente è vicina.
La direzione è indicata dal percorso principale di ondeggiamento che l'ape compie nel cerchio in relazione alla posizione del sole. E se il cielo è coperto? Nessun problema, le api vedono la luce polarizzata e si orientano lo stesso.
Un apicoltore esperto è in grado di interpretare la danza e ricevere le stesse informazioni fomite alle operaie della colonia.

3. Il pungiglione, una spada velenosa e i diversi pericoli

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Una spada velenosa
Le api sono dotate di un pungiglione all'estremità dell'addome, collegato a una ghiandola del veleno.
Se osservato al microscopio, il pungiglione appare seghettato e viene utilizzato dalle operaie per difendersi da altri insetti.
Se però un'ape punge un animale con pelle morbida ed elastica, come noi nomini, il pungiglione rimane nella pelle della vittima insieme a un pezzo di intestino, condannando l'insetto a morte certa.
Il pungiglione infisso nella carne diffonde un feromone di avvertimento, che induce le api nelle immediate vicinanze a pungere per difendere la colonia.
Ogni anno alcune persone muoiono a causa delle punture di ape: di solito le vittime sono state punte decine di volte, o sono allergiche, cioè ipersensibili al veleno.
Il temibile pungiglione di api e vespe è un'arma molto efficace, e temuta. Per questo motivo, imitare vespe e api è una strategia usata da molte specie di insetti.
Ci sono mosche inoffensive che presentano la caratteristica livrea a barre gialle e nere per mettere in guardia possibili predatori. Si tratta di un bluff clamoroso, che però funziona molto bene con gli uccelli, tra i principali predatori degli insetti, e anche con noi uomini.
Il codice "giallo e nero ” è un segnale di allarme internazionale, in natura adottato da molte altre specie tra cui rane, serpenti, ragni e pesci.
Distinguere gli insetti dotati di un pungiglione dalle imitazioni non è semplice per un occhio inesperto. Se non si ha modo di osservare l’insetto da vicino, più che la livrea è importante considerare la tipologia del volo e le abitudini.
Vespe, api e calabroni, per esempio, hanno un volo lento ed esplorativo, mentre le mosche sono abili aviatori. Con un po’ di esperienza, il riconoscimento diventa immediato. Distinguere le vespe dalle api è più semplice.
Esistono in Italia diverse specie di api solitarie, ma la nostra Apis mellifica ha una tinta bruno marrone, barrature meno visibili rispetto alle vespe, peli su tutto il corpo e apposite strutture gialle sulle zampe posteriori per raccogliere il nettare e il polline, che invece mancano nelle loro cugine.

Il pericolo è il mio mestiere
Ogni ape deve visitare diverse decine di fiori per raccogliere abbastanza nettare, che immagazzina in un'apposita sacca nell'esofago.
Il polline depositato sul corpo, invece, viene condensato sulle zampe posteriori, insieme a un po' di nettare che funge da collante.
Appena giunta a casa, deposita il prezioso carico nelle cellette dei favi, per poi ripartire un attimo dopo.
Col pungiglione le api si difendono bene nel corso di questi viaggi, ma non capita a molte di morire di vecchiaia, a 35-40 giorni di vita nei mesi estivi.
Si è calcolato che più della metà degli individui di una colonia muore nel periodo di servizi all'esterno dell'alveare. I gruccioni e altri uccelli insettivori, veloci e dotati di ottima vista, le catturano in volo col lungo becco e poi le sbattono su un ramo per sbarazzarsi del pungiglione.
Sui fiori, i ragni granchio attendono le api di passaggio, mentre i calabroni cercano di afferrarle quando queste manovrano a bassa velocità tra la vegetazione.
Orsi e tassi vanno matti per il miele, ma sono gli animali più piccoli i più pericolosi: l'acaro di origine asiatica Varroa destructor, arrivato in Europa intorno al 1980, si riproduce solo in una colonia di api.
Si attacca al corpo di una giovane o di una larva e la indebolisce succhiandone l'emolinfa (il sangue degli insetti). Una grande infestazione di acari può portare alla morte della colonia: Varroa è il peggiore incubo degli apicoltori.

4. Il miele, un dolce tesoro e il volo nuziale

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Un dolce tesoro
La storia del miele come alimento per l'uomo è molto antica
Gli antichi Egizi, 5.000 anni fa, conoscevano l'apicoltura, che venne poi praticata dai Greci e dai Romani: per il miele, ma anche per la cera (la sostanza impiegata per la costruzione dei favi), utilizzata per fare tavolette per scrivere o come base per unguenti e balsami.
Oggi l'apicoltura non è cambiata tanto rispetto al passato. Sono sempre le api a fare il grosso del lavoro, solo che viene loro fornita una casa su misura, l'arnia: un contenitore in legno con dentro i telai dove le api sistemano i favi, ai quali viene aggiunto in primavera il "melario", il magazzino dove le api porteranno le scorte di miele.
Gli apicoltori spostano le arnie a seconda delle fioriture presenti e le esploratrici si mettono all'opera: danzando, guidano le compagne verso i raccolti migliori.
Gran parte delle api si reca su fiori delle stesse piante e così il melario si riempie di nettare dello stesso tipo: acacia, tiglio, castagno o anche millefiori, frutto della raccolta su diverse specie.
Il miele biologico è (teoricamente) prodotto in zone dove non c'è agricoltura industriale e i pesticidi sono ridotti al minimo.

Il volo nuziale
La vita della regina non è molto interessante: deve solo deporre uova, accudita da una dozzina di operaie che la nutrono con pappa reale per tutta la vita.
Ma le colonie sono in continua evoluzione e, se i raccolti sono abbondanti, all'inizio dell'estate ognuna di queste produce una nuova generazione di regine, che nascono da un uovo fecondato, identico a quello da cui hanno origine le operaie.
La differenza è che la larva di regina è nutrita per tutta la fase di crescita (e non solo per i primi 2-3 giorni) con pappa reale, che determina lo sviluppo completo dell'apparato riproduttore dell'ape, ospitato in un addome più voluminoso di quello delle operaie.
Nello stesso periodo nascono i maschi, chiamati fuchi, che serviranno a fecondare le future regine delle colonie presenti nella zona. Generati da uova non fecondate e privi di pungiglione, hanno il solo scopo di accoppiarsi in volo con una regina.
Solo tre settimane dopo la deposizione dell'uovo da cui sono nate, le regine abbandonano la cella reale e spesso cercano di eliminare le regine rivali col pungiglione.
Nel volo che segue, le regine sopravvissute si accoppiano con i fuchi e possono andare a fondare una nuova colonia, oppure tornare al proprio alveare, per prenderne possesso.
La precedente sovrana è di solito costretta a sciamare e a fondare una nuova comunità o, se è troppo anziana e poco produttiva, può essere eliminata dalle operaie: in un alveare c'è posto per una sola regina.
I fuchi, diventati inutili, non sono più accuditi dalle operaie e vengono cacciati via o eliminati con il pungiglione. L'inverno si avvicina e nella efficiente ma spietata società delle api non servono bocche inutili da sfamare.

5. I servizi delle api e l'unione fa la forza

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I servizi delle api
L'impollinazione delle piante, svolta dalle api nel loro vagabondare fra i fiori, è una parte molto importante del loro lavoro.
Per questo molti frutticoltori e agricoltori chiedono agli apicoltori di portale gli alveari loro terreno.
Circa un terzo della produzione mondiale di cibo di origine vegetale(tra cui le patate e il caffè, per esempio) dipende direttamente dall'impollinazione delle api.
Negli ultimi 10 anni, tuttavia, c'è stata una diminuzione di questi insetti in gran parte del pianeta, soprattutto in Europa occidentale, Cina e in Nord America.
Uno dei principali colpevoli è una famiglia di pesticidi, i neonicotinoidi, che vengono assorbiti e incamerati nei tessuti delle piante(compresi polline e nettare) e aggrediscono il sistema nervoso delle api, facendole morire.
A volte le api sono molto indebolite, ma diventano più esposte agli attacchi dei virus ed è terribile acaro Varroa destructor.
L'agricoltura intensiva, oltre a diffondere questi insetticidi, ricorre a erbicidi che distruggono molte delle piante di cui le api si nutrono.
In più, queste pratiche agricole riducono di molto la presenza di corsi d'acqua bordate da vegetazione, campi fioriti, siepi e filari alberati dove le api vanno a bottinare e da cui dipendono tante altre specie di insetti, uccelli, rettili e mammiferi.
La battaglia per salvare le api è in corso: un numero crescente di neonicotinoidi è oggi vietato e le pratiche agricole più rispettose dell'ambiente si stanno lentamente diffondendo. Ma è meglio non abbassare la guardia.

L'unione fa la forza
Anni fa gli apicoltori giapponesi importarono api europee per aumentare la produttività dei propri raccolti di miele.
Ma non avevano fatto i conti con il calabrone giapponese (Vespa mandarinia iaponica). un predatore di api.
Per trovare le prede, questi calabroni, insetti sociali come le loro vittime, usano degli esploratori che segnalano la posizione degli alveari alla loro colonia.
Appena ne hanno individuato uno, tornano in forze e fanno un vero massacro: molto più grandi e con una spessa corazza che li protegge dalle punture, uccidono quante più api possibile.
Poi portano via i corpi per nutrire le loro larve. Ma le api della varietà giapponese non vengono quasi mai attaccate. Il motivo? Appena le operaie nipponiche scoprono un calabrone esploratore nelle vicinanze del nido, lo attaccano in massa.
La loro puntura, come detto, è inefficace, ma le api usano un’altra strategia: formano una palla compatta di centinaia di individui intorno all’aggressore e vibrano in contemporanea le ali (nella foto sopra), riscaldando l’interno della sfera fino a 45-46°C.
La grande vespa non sopporta queste temperature e muore, insieme alla posizione dell’alveare che doveva comunicare agli altri calabroni.



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