San Bernardo: il cane salva vite per eccellenza

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San Bernardo: il cane salva vite per eccellenza BEST5.IT 2016-12-03 21:59:21
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Poche razze possono andar fiere di una reputazione così leggendaria e di origini altrettanto romanzesche come il San Bernardo.

Il buon Barry e il suo barilotto di rhum sono entrati nella leggenda, al punto che, in occasione di un sondaggio, alla domanda che chiedeva di cosa abbia bisogno uno sciatore in montagna, numerose persone hanno risposto senza esitazione: di un san Bernardo!

Se domandate ad un proprietario di San Bernardo cosa l’abbia spinto ad acquistare un cane così grande, così grosso, così… ingombrante, vi risponderà (fra le altre ragioni): la sua personalità così interessante.

Molte razze hanno adepti incondizionati, ma l’adorazione che i proprietari di San Bernardo hanno per il loro cane è poco comune. È per il fatto che ricorda un orsacchiotto? O forse la leggenda del coraggioso cane Barry riesce ancora a convincere e a far sognare molte persone?

Un San Bernardo è per definizione grande e grosso. Si sarebbe dunque tentati di pensare che la sua psiche sia ad immagine del suo fisico tozzo. «Falso! — affermano gli amatori — il San Bernardo è dotato di un’intelligenza finissima e in più è molto delicato per un cane della sua taglia».

Si capirà che è consapevole della sua massa, e non è il tipo capace di fare il pazzo in un salotto o di mandare sottosopra i soprammobili con un colpo di coda. Dotato di un carattere calmo e posato, tenta di farsi “piccolo piccolo”, quando l’ambiente ve lo costringe.

Oggi scopriremo tutto su questa straordinaria razza canina: il cane di San Bernardo. Un cane amabile, tranquillo, vigile, altruista e tanto, ma tanto… tenero!

LEGGI  Come riconoscere e gestire le situazioni di emergenza del nostro cane

1. Origine e storia

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Poche razze possono andar fiere di una reputazione così leggendaria e di origini altrettanto romanzesche come il San Bernardo.

Il buon Barry e il suo barilotto di rhum sono entrati nella leggenda, al punto che, in occasione di un sondaggio, alla domanda che chiedeva di cosa abbia bisogno uno sciatore in montagna, numerose persone hanno risposto senza esitazione: di un san Bernardo!

Ma da dove viene questo signore delle nevi? Sul suo conto per molto tempo sono corse le dicerie più folli: si è detto che sarebbe derivato da una sola coppia straordinariamente prolifica, o anche che san Bernardo in persona l’avrebbe avuto per compagno.

Una cosa è sicura: benché il nome attuale del cane sia relativamente recente, l’ospizio del Gran San Bernardo ha avuto un ruolo decisivo nell’evoluzione della razza. Ma la storia d’amore che unisce da secoli il San Bernardo all’ospizio che gli diede il proprio nome, ha un prologo che iniziò più di duemila e cinquecento anni fa, nell’Alta Assiria.

I mastini assiri viaggiarono verso la Grecia, poi verso l’Italia. Una volta arrivati a Roma, furono chiamati "molossi". Quando le legioni romane traversarono le Alpi per raggiungere l’Elvezia, erano accompagnate dai famosi molossi che si piazzavano in gruppi con i soldati e che, specialmente la notte, sorvegliavano gli ingressi dei valichi; ma potevano anche condurre le greggi dei coloni.

Questi mastini si diffusero poco a poco in tutta la Svizzera, particolarmente nei cantoni di Valais e di Vaud, come pure nell’Oberland bernese. Il clima rigoroso e l’isolamento estremo di queste vallate contribuirono senza dubbio a far sì che una razza pura, caratterizzata dalla rusticità, fosse fissata e si sviluppasse notevolmente.

Nel 962 il signor Bernard de Menthon, essendo fuggito dal suo castello savoiardo, si rifugiò presso il vescovo d’Aosta e fu subito nominato arcidiacono. Il futuro san Bernardo doveva cominciare una dura esistenza di montanaro, che l’avrebbe visto, da una valle all’altra, portare la buona parola e il conforto alle popolazioni locali.

I colli delle Alpi avevano una tremenda reputazione in quell’epoca; i banditi infatti li avevano da moltissimo tempo trasformati in autentici scannatoi. Per rimediare a questa situazione il signore di Menthon fondò, nel X secolo, due ospizi la cui vocazione era quella di raccogliere tutti i viaggiatori spossati. I colli divennero finalmente più sicuri e migliaia di soldati, mercanti e pellegrini poterono di nuovo attraversarli in tutta serenità.

Poiché i più antichi archivi che riguardano l’ospizio e il convento del Gran San Bernardo e la sua missione di salvataggio furono distrutti in un incendio, si può solamente supporre che i grandi cani vi fossero menzionati dall’inizio. Al giorno d’oggi i visitatori ammirano sul posto un quadro datato 1695 che rappresenta un cane bianco con chiazze scure, verosimilmente un San Bernardo.

Sarebbe attorno al 1600 che i monaci del Gran San Bernardo avrebbero cominciato a farsi aiutare dai cani, ai quali affidarono un primo compito: la sorveglianza dell’ospizio. Dovendo i monaci, per tradizione, accogliere indiscriminatamente tutti i viaggiatori che sollecitavano la loro ospitalità, per forza capitava loro di aprire la porta a dei briganti più o meno mascherati. I cani rappresentavano allora una protezione molto apprezzata.

Si cita il caso di trenta banditi che nel 1787 esigettero l’apertura della cassaforte dell’ospizio, dopo aver prima di tutto approfittato dell’accoglienza dei buoni canonici. La sola vista dei cani che furono lanciati contro di loro li indusse alla fuga.

I San Bernardo non inaugurarono la loro carriera di salvatori delle nevi che verso la metà del XVIII secolo. Ogni anno i monaci ingaggiavano un "valletto" che chiamavano "ospedaliero" o "frate guida", che doveva discendere tutti i giorni fino a Bourg-Saint-Pierre, da dove guidava tutti coloro che attraversavano la montagna. Se veniva a sapere che dei viaggiatori erano in difficoltà, spossati o sorpresi da una valanga, il "frate guida" partiva a cercarli.

Numerose vite erano così salvate ogni inverno. Sfortunatamente, capitava che non potessero ritrovare le vittime, troppo profondamente seppellite sotto la neve o perdute nei colli tortuosi. Fu così che nel 1750 uno di questi ospedalieri ebbe l’idea di addestrare i cani che sorvegliavano l’ospizio al fine di renderli anche capaci di contribuire al duro compito del salvatore.

Il loro fiuto molto sviluppato gli permetteva di eludere la nebbia come pure la tempesta e di ritrovare i malcapitati. Talvolta questi ultimi non potevano più camminare: allora i "frati guida" li confortavano, mentre i loro ausiliari andavano a cercare altri soccorsi. I cani cominciarono anche ad effettuare dei salvataggi di loro iniziativa, quando sentivano una persona in pericolo.

Si conserva d’altra parte una testimonianza di quest’epoca, quella di Horace Benedict de Saussure, celebre geologo svizzero, che scriveva nel 1789: «Il frate guida è accompagnato da uno o due grandi cani che sono addestrati a riconoscere la strada nella nebbia, nelle tempeste e nelle bufere di neve, come pure a scoprire i passanti che si sono smarriti.

Quando le vittime non sono troppo sprofondate nella neve, i cani le scoprono agevolmente, ma il loro istinto e il loro odorato possono penetrare ad una grande profondità; allora i religiosi sondano qua e là la valanga per mezzo di lunghe pertiche». Questi metodi di salvataggio apparivano già molto moderni, appena differenti da quelli impiegati oggi.

Il pastore Bridel, del paese di Vaud, loda anche lui «questi cani celebri in tutta Europa, di una razza così ammirevole e così preziosa, dal carattere estremamente dolce; non mordono mai e abbaiano all’arrivo dei viaggiatori. Vanno spesso loro incontro ai piedi della montagna, li accolgono, fan loro la guida e li accompagnano al convento».

Chi dice San Bernardo in missione dice barilotto di rhum, questo è ciò che vuole l’immagine fantasiosa. Si ritiene che i cani avrebbero fatto bere i passanti mezzi congelati per rianimarli. Come molto spesso accade, la realtà è meno romantica della leggenda e i San Bernardo dell’ospizio non hanno mai portato la famosa botticella di rhum. Da una parte l’etica dei monaci si sarebbe forse opposta, dall’altra l’alcool non è affatto indicato per chiunque soffra seriamente a causa del freddo.

Se si ritrova la piccola botte in molti dei proprietari di San Bernardo, è unicamente per decoro. Infatti i cani avevano per missione, in prim o luogo, di ritrovare le vittime perdute nella neve o nella tempesta, poi di tracciare, con l’aiuto del petto, un solco nella neve fresca e pigiarla sotto i piedi.

Il più neofita dei cinofili, anche se ignora qualunque cosa sul San Bernardo, sa chi era Barry. È in parte grazie a questo eccezionale salvatore, divenuto celebre in tutto il mondo, che la razza ha acquistato le sue indiscusse doti di nobiltà.

Il nome Barry ha una propria storia. Viene in effetti da una parola del vernacolo tedesco bari, che a sua volta proviene da bar che vuol dire orso. Il famoso Barry doveva essere predestinato, perché la sua nascita coincise con il passaggio di Napoleone Bonaparte dal Colle del Gran San Bernardo, nel maggio 1800. Barry si mostrò molto veloce, naturalmente dotato per il lavoro in montagna, il che non stupì molto i monaci, che lo sapevano derivato da una vecchia famiglia di salvatori.

Meissner testimoniò nel 1916, nell'Alpenrosen: «Per dodici anni lavorò e fu fedele al suo servizio verso gli sfortunati. Da solo, ha salvato nel corso della sua vita più di quaranta persone. Lo zelo che mostrava era straordinario. Non lo si è mai dovuto esortare al lavoro. Sentiva un uomo in pericolo, partiva in suo aiuto; se non poteva fare nulla, ripartiva alla volta del convento e chiamava soccorso con il suo abbaiare e le sue posizioni».

Il suo impiego più conosciuto è senza dubbio il salvataggio di quel ragazzino che trasse dal sonno leccandolo e che accompagnò all’ospizio... sul proprio dorso! L'aneddoto secondo il quale Barry sarebbe morto tentando di salvare un viaggiatore non corrisponde a verità. In effetti il priore dell’ospizio, essendosi reso conto che era divenuto troppo vecchio per proseguire nella sua mansione, lo inviò a Berna, dove morì nel 1814, dopo due anni di pensione ben meritata.

Nel 1815 fu esposto, impagliato, al museo di Berna. Recentemente la sua spoglia tassidermizzata fu rimpiazzata da un modello fatto secondo natura, che è quello di un grande cane, abbastanza leggero di costituzione in rapporto agli esemplari attuali, ma la cui testa massiccia e l’insieme della struttura si iscrivono bene nell’attuale standard. Altri monumenti gli furono innalzati, specialmente al cimitero dei cani di Asnières, non lontano da Parigi.

La tradizione non si estinse con Barry, poiché gli succedettero Barry II e Barry III. Il primo, nato all’inizio del XX secolo, era un animale notevole, di grandissima taglia. Il secondo morì nel corso di una missione, il 30 agosto 1910, quando un pezzo di ghiaccio traditore lo spinse in un burrone. Nondimeno altri valenti San Bernardo presero il testimone.

Tuttavia le perdite furono numerose a causa dei terribili inverni, delle epidemie o dei problemi di sterilità (dovuti alla consanguineità molto stretta). Così la metà del XIX secolo segnò un periodo difficile per la razza. Già nel 1820 il re di Danimarca aveva offerto dei cani salvatori ai monaci che non ne avevano più a sufficienza. Ma, nel luglio 1855, la situazione divenne particolarmente allarmante poiché non restava all’ospizio che una sola coppia di animali.

Fu impiegata allora una coppia di Terranova della varietà rosso e bianco (all’epoca esistente). Questi cani, provenienti da Stoccarda, erano stati scelti da una parte per il loro mantello (i monaci speravano di ottenere cuccioli simili a dei San Bernardo puri) e dall’altra parte per la loro attitudine al salvataggio in montagna (erano infatti impiegati con successo nei passi vicini).

Mamma San Bernardo e papà Terranova (o l’inverso) ebbero due cucciolate di dieci piccoli, fra i quali due dal pelo lanuginoso (reminiscenza del gene pelo lungo dovuto all’apporto del sangue Terranova). Come dopo i precedenti incroci, i monaci non conservarono che i soggetti dal pelo corto, dal momento che il pelo lungo è di impedimento al cane in montagna, a causa della neve che si raggruma.

I San Bernardo dal pelo lungo avevano viceversa molto successo nelle vallate, anche se i loro proprietari non rifiutavano di incrociarli con quelli dell’ospizio per conservare il tipo della razza.

All’epoca i San Bernardo non portavano ancora questo nome. Li si chiamava cani sacri, cani da montagna, mastini alpini, cani dell’ospizio o anche cani da macellaio (a causa del loro appetito impressionante). Quando i successi di Barry furono conosciuti nel mondo intero, cane-Barry divenne il loro nome più frequente. Fu durante l’esposizione canina di Birmingham, nel 1862, che furono chiamati San Bernardo, nome che divenne ufficiale nel 1880.

Poi, nel 1887, Henry Schumacher, l’allevatore che fu il vero artefice del salvataggio della razza, ottenne il riconoscimento ufficiale e riuscì a farle ottenere la nazionalità svizzera al congresso internazionale dei club della razza, che si tenne a Zurigo. Questo San Bernardo da leggenda ha dunque una storia assai movimentata. In Europa gli allevatori e i club della razza cercano di promuovere un cane sano e robusto, senza esagerazione di taglia e di peso.

Viceversa, dal 1815, data nella quale cominciarono a interessarsi della razza, gli Inglesi hanno tentato di ottenere degli esemplari sempre più grandi, mostrandosi fastidiosamente inclini a trascurare i colori e a consacrare senza difficoltà "campioni" dei cani che non presentavano l’indispensabile banda bianca attorno al naso.

Tuttavia apprezzano molto la razza, dal momento che fra più di 8.000 concorrenti, un San Bernardo ha guadagnato nel 1974 il titolo di Best in Show alla prestigiosa esposizione del Cruft’s a Londra. Si trattava di Ch. Burtonswood Bossyboots, appartenente a Miss Hinde.

E che fu dei cani dell’ospizio? Che gli appassionati della tradizione si rassicurino: i monaci del Gran San Bernardo continuano anche oggi ad allevare questi giganti delle nevi. Certo, i viaggiatori contemporanei prendono più volentieri il tunnel scavato sotto la montagna e i cani non hanno quasi più pellegrini spossati da guidare nella neve.

Una ventina di San Bernardo vive comunque sempre all’ospizio. Da tutti i paesi giungono al colle turisti che vogliono ammirare questi salvatori leggendari. La domanda che riguarda i cuccioli dell’ospizio è così grande che i compratori devono subito iscriversi in una lunga lista d’attesa.

Queste vendite costituiscono una fonte non disprezzabile di profitti per la congregazione. Prova che, mentre non possono più compiere la loro tradizionale missione, i San Bernardo sanno ancora rendersi utili!

2. Comportamento

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Misurare la montagna, trovare i viandanti perduti nel la tormenta, scavare un solco nella neve fresca con il proprio petto al modo di uno spazzaneve, tutto questo richiede forza e rusticità, ma anche un bel carattere!

Se domandate ad un proprietario di San Bernardo cosa l’abbia spinto ad acquistare un cane così grande, così grosso, così... ingombrante, vi risponderà (fra le altre ragioni): la sua personalità così interessante.

Molte razze hanno adepti incondizionati, ma l’adorazione che i proprietari di San Bernardo hanno per il loro cane è poco comune. È per il fatto che ricorda un orsacchiotto? O forse la leggenda del coraggioso cane Barry riesce ancora a convincere e a far sognare molte persone?

Un
San Bernardo è per definizione grande e grosso. Si sarebbe dunque tentati di pensare che la sua psiche sia ad immagine del suo fisico tozzo. «Falso! — affermano gli amatori — il San Bernardo è dotato di un’intelligenza finissima e in più è molto delicato per un cane della sua taglia».

Si capirà che è consapevole della sua massa, e non è il tipo capace di fare il pazzo in un salotto o di mandare sottosopra i soprammobili con un colpo di coda. Dotato di un carattere calmo e posato, tenta di farsi ‘piccolo piccolo’, quando l’ambiente ve lo costringe.

Il conte Henri de Bylandt, l’eminente cinofilo belga, diceva del Leongberg che era «un grande cane... nel quale, eccettuata la grandezza, ogni esagerazione è esclusa». Questo commento potrebbe assai facilmente applicarsi al San Bernardo perché, nei molossidi, quest’attitudine ponderata è quasi una seconda natura.

Allora, si sarebbe tentati di chiedere, può rivelarsi un efficace guardiano? Tutti coloro che hanno avuto, un giorno, a che fare con un San Bernardo che protegge la loro casa, risponderanno di sì. Anche se non corrisponde alle razze da guardia e da difesa (non può partecipare alle prove di lavoro in corso), questo cane possiede uno sviluppato senso del territorio.

Dal lato dissuasione, nessun problema. Un "San" ben piazzato sulle zampe che vi guarda diritto negli occhi non fa ridere. E se le sue messe in guardia non sono sufficienti, non si dubiti che passerà all’azione senza esitare. Il difficile sarà allora fargli lasciare la sua sventurata vittima... Perché la mascella di un San Bernardo, è potentissima! Non si deve dimenticare che i suoi antenati combattevano al seguito dei soldati romani, e che l’Alano è uno dei sui cugini, lontano d’accordo, ma fa lo stesso.

Fortunatamente, questo gigante delle nevi esce dai gangheri solo quando è veramente spinto. E vero che certe linee hanno, in passato, prodotto soggetti suscettibili, ma una selezione rigorosa ha permesso di eliminare questo difetto. Il San Bernardo non abbaia ad oltranza, e si serve piuttosto della sua grossa voce quando ha scoperto un ferito nella neve.

Per il resto del tempo, è un poco ciarlone e il suo ringhio, particolarmente sordo ed inquietante, è in genere sufficiente a far fuggire gli indesiderabili: ecco dunque un cane cui ci si può affidare in ogni circostanza.

Si può dire che quel che lo caratterizza di più è l’attaccamento senza limiti che lo unisce ai suoi padroni. Molto sensibile e affettuoso, adora passare delle ore con la sua enorme testa sulle vostre ginocchia, a farsi grattare il cranio.

Apprezza, anche le lunghe sieste, il che spinge qualche malalingua a trattarlo come un nullafacente. Ciò che non è, come provano le lunghe corse che fa senza mostrare il minimo segno di fatica. È tuttavia vero che non ha niente del cane da pastore che deve trottare per ore per sentirsi al meglio.

Le lunghe passeggiate gli piacciono, ma non gli sono indispensabili e i suoi padroni possono lasciarlo a casa senza troppi rimorsi. Sarebbe al contrario una crudeltà metterlo alla catena o in canile.

Perché, se è accomodante quando si tratta di soddisfare il padrone, non sopporta d'esserne allontanato. Anche un recinto pulito e ben dotato di rete non può soddisfarlo e quanto alla catena, non se ne parla nemmeno. La presenza del suo padrone è la condizione numero uno per il suo benessere.

Questo ritratto non dovrebbe spingere certi cittadini che vivono in appartamento ad acquistare questo gigante. Certamente, vi si adatta assai bene ed è noto che il San Bernardo ama vivere in casa, anche quando può usufruire di un grande terreno. Tuttavia è auspicabile offrirgli almeno un giardino, in modo che possa uscire all’aperto ogni volta lo desideri.

Si dice anche che il riscaldamento centrale del quale dispongono la maggior parte degli stabili nelle nostre città può favorire la comparsa di eczema. Infine il cane non si rasserena psicologicamente quando il suo spazio vitale è ristretto. Aria dunque, e posto in abbondanza!

Dal punto di vista delle relazioni con gli umani, non ci sono problemi. Eccettuate le sue naturali reazioni di protezione dei padroni, il San Bernardo non mostra alcuna aggressività. Se fosse questo il caso, la sua taglia e la sua forza lo renderebbero troppo temibile; perciò gli allevatori si impegnano a produrre soggetti equilibrati e calmi.

Si può dire, come regola generale, che il San Bernardo è l'amico dell'uomo. Ma là dove rivela le sue reali qualità di cuore, e con i bambini. Questa enorme bestia possente sa all'improvviso divenire la dolcezza impersonificata, davanti ad un piccolo malsicuro.

In più se ha talvolta l'aspetto grave in compagnia di adulti, manifesta la sua natura gaia, persino biricchina, davanti ai bambini. Scomparsa ogni saggezza, ogni serietà, è allora un San Bernardo trasfigurato che si può osservare pieno di vita e di energia. Tuttavia, non si lascia mai andare alla brutalità e resta sempre consapevole della sua forza.

È il confidente dei più grandi, veglia su di loro durante le loro passeggiate, è la nutrice dei più piccoli, l'assistente dei loro spostamenti talvolta poco sicuri. Quanti figli di allevatori hanno fatto i loro primi passi, attaccati alla pelliccia di un attento San Bernardo? E ci si è dimenticati del grosso cane balia del film di Walt Disney, Peter Pan? Era appunto il nostro San Bernardo!

Se si mostra naturalmente un ardente difensore dei suoi padroni e un meraviglioso compagno per i loro bimbi, il San Bernardo deve anche imparare alcune cose grazie all’addestramento. La prima è la pulizia.

Il cucciolo San Bernardo è relativamente pulito e in più apprende velocemente. Occorre dunque approfittare di queste due disposizioni per insegnargli, dal suo arrivo in casa, le buone maniere dell’igiene.

Quando si possiede un giardino, tutto si svolge facilmente. La miglior soluzione consiste nel farlo uscire subito dopo i pasti, e anche quando ha appena bevuto, giocato o si è appena svegliato. In appartamento è su fogli di giornali stesi a questo scopo, che lo si accompagnerà nei momenti menzionati.

Calorose congratulazioni quando ha eseguito il tutto nel luogo giusto, gli faciliteranno l’apprendimento. Per quel che riguarda il guinzaglio e il collare, si procederà con dolcezza e a tappe. Essendo il San Bernardo particolarmente sensibile, ogni sua educazione dovrà svolgersi in tranquillità, regolarità e comprensione.

Se i suoi padroni desiderano sottoporlo a un addestramento più impegnativo, il San Bernardo si mostra pronto a collaborare. E docile e di buona volontà e non chiede che di comprendere ciò che si attende da lui. I novizi in fatto di educazione canina, potranno rivolgersi ad un club specializzato dove troveranno eccellenti consigli.

Così come non obbedisce che per far piacere ai suoi padroni, il San Bernardo non deve essere "tormentato" con ordini da un padrone testardo. La dolcezza è con lui più efficace della brutalità, che è meglio evitare.

Contrariamente ai cani da pastore che attendono costantemente le richieste del loro padrone, i molossi sono grandi animali calmi cui occorre offrire momenti di ricreazione. Tuttavia, tenuto conto della possenza di un San Bernardo adulto, è indispensabile che i padroni abbiano pienamente il controllo del loro cane.

Per questo devono dominare il cucciolo, con dolcezza ma fermezza, dalla sua più tenera età. Non si dovrebbe soprattutto far sì che divenga il padrone, cosa che avrebbe la tendenza a fare se lo si allevasse senza fargli rispettare alcuna regola.

Attenzione anche agli incidenti, lo scontro con una vettura non sarebbe senza conseguenze. Il San Bernardo deve sempre essere tenuto al guinzaglio ed educato al richiamo il più presto possibile.

Ecco dunque un cane intelligente, dotato, e pronto a tutto per piacere ai suoi padroni. Il San Bernardo guadagna ad essere conosciuto e rivelerà, a chi vuol scoprirlo, tesori di tenerezza e di complicità. Per poco che si sia sensibili con lui, la vita con questo cane può essere un vero paradiso. Normale, per un santo...

3. Attenzione alla sua crescita e il suo mantenimento

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  • Attenzione alla sua crescita
    Benché non sia il più grande dei cani (l'Irish Wolfhound e l’Alano Tedesco lo superano in altezza), il san Bernardo è il rappresentante della specie canina che ha la crescita più rapida.
    Infatti da 500 a 700 grammi di peso alla nascita, raggiunge in età adulta, cioè verso i due anni, un peso che oscilla fra i 60 e i 90 chilogrammi.
    Il che vuol dire una crescita ponderale di 1-3 chili alla settimana durante i primi mesi, periodo nel quale il cucciolo forma le ossa, i muscoli e poi i tessuti di riserva.
    Per raggiungere il suddetto peso, non ci sono ricette né medicinali miracolosi. È dunque imperativo che il cucciolo benefici, almeno durante il suo primo anno, di una alimentazione ricca, equilibrata, e la cui qualità non escluderà la quantità.
    Le proteine, che costituiscono il numero uno del muscolo, saranno certamente al primo posto. La carne dovrà essere la componente principale della pappa del piccolo san Bernardo.
    Dai due mesi fino all’adolescenza, la razione di carne crescerà da 800 grammi a un chilo e mezzo e dovrà essere rossa e magra (né maiale né cavallo), servita a cubi e non tritata, cruda o leggermente grigliata.
    Il pesce è ugualmente eccellente, perché ricco di iodio, fattore indispensabile della crescita che non è presente nella carne; è generalmente assai gradito, a condizione di essere cotto o seccato ed evidentemente pulito dalle lische; di valore calorico medio, deve essere dato, almeno una volta alla settimana.
    Altra fonte di proteine, le uova possono essere servite cotte o crude e mescolate con il guscio, in ragione di due o quattro al giorno, tre volte la settimana (secondo la taglia del cane); apporteranno al vostro cucciolo indispensabili acidi aminati (oltre a essere poco costose).
    I prodotti del latte, fonti di calcio e di proteine, saranno di preferenza dati sotto forma di formaggi magri, sfortunatamente assai costosi. Il latte va somministrato scremato, concentrato, o sotto forma di yogurt e di formaggio bianco.
    Le frattaglie sono da sconsigliare, eccezion fatta per il fegato; la razione ragionevole sarà dai 100 ai 500 grammi alla settimana, secondo la taglia dell’animale; occorrerà tuttavia sorvegliare la loro perfetta freschezza e stare attenti ai loro effetti leggermente lassativi.
    A parte il riso, che deve essere ben cotto e sufficientemente scolato, i cereali cederanno il posto ai legumi, apportatori di vitamine. Le 'scatolette', che non hanno una concentrazione proteica sufficiente, si addicono male al San Bernardo.
    Gli alimenti secchi, al contrario, possono essere una soluzione. Tuttavia, se si hanno i mezzi, non si deve esitare a dare la miglior alimentazione possibile a questo molosso, che ha bisogno di un solido scheletro.
    La crescita dei cani non dovrebbe mai far le spese del senso economico dei padroni. Occorre egualmente evitare il rachitismo e l’osteoporosi giovanile. Entrambi possono sopraggiungere fra il secondo e il sesto mese del cucciolo, mettendo in pericolo la sua crescita.
    Il rachitismo, carenza di vitamina D, causa un cattivo assorbimento del calcio e del fosforo. Le ossa si calcificano dunque male, in particolare quelle, molto lunghe, delle zampe. Il cane rischia allora di avere delle zampe che, al posto di allungarsi, si accorciano e s'incurvano, cosa molto grave.
    Attenzione tuttavia: una eccesso di vitamina D può anche provocare delle fughe di calcio e di fosforo dalie ossa nuovamente costituite.
    Sarebbe meglio somministrare una debole dose di vitamina D quotidianamente piuttosto che una forte dose una volta la settimana. L’osteoporosi giovanile è dovuta a una carenza di calcio. L’osso, demineralizzato, non è più rigido.
    Schiacciato dal peso del corpo, si deforma pur continuando ad allungarsi. Dopo le quattro zampe è la volta della colonna vertebrale. A questo stadio il cane incontra delle difficoltà a spostarsi.
    Tale malattia è spesso causata da una alimentazione esclusivamente a base di carne (la carne è ricca di fosforo ma povera di calcio).
    La miglior soluzione consiste nell’equilibrare i pasti del giovane San Bernardo utilizzando i complementi minerali che sono in grado di apportare insieme il fosforo, il calcio e una quantità ragionevole di vitamina D.
  • Il mantenimento
    Se il San Bernardo è ingombrante e gran mangiatore, c’è una grande facilità nel mantenerlo. La toilette, non la conosce (è logico per una razza da lavoro).
    Dal punto di vista pelliccia: una spazzolata in profondità, una volta alla settimana, è sufficiente a condizione dì non dimenticarsene una settimana su due. Tuttavia il cane muta il mantello due volte l'anno e perde allora i suoi peli sul vostro tappeto orientale.
    Ora, i peli corti sono più difficili da raccogliere, perché s'infilano nelle fibre della moquette, cosa che non avviene coi peli lunghi che rimangono in superficie. Tutto questo riguarda più le casalinghe che i cinofili ma occorre tenerne conto al momento dell’acquisto, al fine di non rimpiangere la propria scelta in seguito.
    Attenzione anche all’impetigine cui i San Bernardo sono malauguratamente abbastanza sensibili. Si tratta di una specie di eczema infettivo, molto doloroso per il cane.
    I periodi di muta come pure le stagioni calde e umide sono particolarmente favorevoli allo sviluppo di questa malattia, che si concreta in placche purulente nelle diverse zone del corpo dell'animale.
    Quest'ultimo si gratta furiosamente, non facendo che aggravare il male. Alcuni eczemi sono di ordine digestivo, e sono state approntate delle diete per evitarli.
    Tuttavia, se il cane è già colpito, il trattamento assocerà un desensibilizzante a un antibiotico. Per quel che concerne gli occhi e le orecchie, devono essere regolarmente esaminati e puliti con prodotti adeguati che si trovano in farmacia o dal veterinario.
    Le palpebre del San Bernardo sono naturalmente cascanti, ma ogni eccesso deve essere oggetto di una visita dello specialista. Potrebbe in effetti trattarsi di entropion o d’ectropio che si operano senza problemi in età adulta.
    Si baderà egualmente a che le unghie del cane non divengano troppo lunghe al punto da intralciarlo nei movimenti. Per questo un solo rimedio: tagliarle, facendo molta attenzione a non asportare che la parte cornea lasciando intatta la carne, infine come regola generale si eviterà di lavare questo cane.
    Se fosse proprio indispensabile, lo si bagnerà con acqua tiepida e lo si laverà con il sapone di Marsiglia (benché alcuni shampoo dolci vadano pure bene), la sua pelle sarà meno aggredita.
    Soprattutto lo si risciacquerà abbondantemente.

4. Razze affini

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La famiglia dei molossidi conta numerare razze.

  • Fra esse il Terranova, alla pari del San Bernardo, gode di una seria reputazione di salvatore, ma a differenza di lui non opera nella neve ma nell’acqua.
    La sua impressionante pelliccia, resa stagna da un lungo pelo piatto e un sottopelo lanuginoso, come pure i suoi piedi palmati, sono ben adatti a questo ruolo.
    Nel 1919 d'altronde fu donata una medaglia ad un Terranova che aveva salvato venti persone dall’annegamento! Il maschio misura almeno 70 centimetri al garrese, la femmina 65 centimetri. Il peso si situa fra i 54 e i 68 chilogrammi.
    La sua testa massiccia dallo stop molto pronunciato ricorda quella del San Bernardo. I suoi arti sono al contrario più corti e più robusti. I colori sono il nero, il marrone (molto raro), e il nero e bianco (varietà detta Landseer, da non confondere con il Landeseer di tipo continentale, razza tedesca).
  • Il Cane da Montagna dei Pirenei merita anche lui il titolo di cugino del San Bernardo. La sua testa imponente, la sua struttura solida e la sua spessa pelliccia sono tipiche dei montanari. Questo cane è calmo ed affettuoso e soprattutto si presta bene all’addestramento.
    Il maschio misura fra i 69 e gli 81 centimetri al garrese, la femmina, meno massiccia, fra i 64 e i 74 centrimetri. Il Cane da Montagna dei Pirenei può esser bianco a tinta unita, o bianco chiazzato di grigio, di pelo di tasso, o di giallo pallido ’biscotto’.
  • Altro cugino prestigioso, il Leonberger. Se si crede alla leggenda, sarebbe derivato da un sapiente incrocio fra San Bernardo, Montagna dei Pirenei e Terranova.
    "Creato" da un certo Heinrich Essig, il Leonberger fu oggetto di una vera moda, e lo stesso imperatore Napoleone III ne possedette uno. I tempi e le mode cambiano velocemente: il Leonberger perse di colpo la sua fama e fu per molto tempo tacciato di essere un bastardo del San Bernardo!
    Al giorno d'oggi ha ritrovato il favore del pubblico grazie ad una politica rigorosa dei club della razza. Raggiungendo talvolta più di 80 centimetri al garrese, questo grande cane fulvo sotto maschera nera potrebbe oggi passare per un falso san Bernardo.
    Le sue linee eleganti e il muso allungato in effetti fanno di lui un "lupo-molossoide" cioè un cane di tipo da montagna, ma non Dogo, che ricorda piuttosto il cane da pastore.
  • Ma il più prossimo cugino del San Bernardo è senza dubbio il Tibetan Mastiff (o almeno la sua forma più recente) anche se lo si considera anche un po' come... il suo antenato.
    Quello che Marco Polo comparava per la sua taglia ad un asino e per la sua voce a un leone, è infatti un meraviglioso compagno, sebbene dotato di un carattere indipendente e dunque riservato ad un padrone di polso.
    Benché gli ‘asini’ di Marco Polo non siano state che chimere, il Tibetan Mastiff è incontestabilmente un cane davvero imponente, poiché il maschio misura fino a 75 centimetri al garrese (anche se lo standard, modesto, non impone che un minimo di 66 centimetri).
    I colori ammessi variano dal nero intenso al grigio, passando per il nero e fuoco, il marrone, il dorato, e il grigio con o senza chiazze fulve.
    Questo cane si caratterizza soprattutto per la sua ossatura massiccia, la sua enorme testa e la sua coda portata a forma di pennacchio sopra la groppa.
  • Infine c'è un cane giapponese il cui aspetto non può non ricordare quello del San Bernardo. È il Tosa. Del resto la storia ci insegna che il ‘San’ entrò nella 'fabbrica’ del Tosa il quale è di recente creazione (fra il 1868 e il 1912).
    Questo cane dalla dominante rossa è sfortunatamente impiegato nel suo paese d'origine per i combattimenti fra cani.

5. Lo Standard del cane di San Bernardo

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FCI Standard N° 61 / 21.01.2004
CANE DI S. BERNARDO
ORIGINE: Svizzera
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 29.10.2003
UTILIZZAZIONE: Cane di accompagnamento, da guardia e da fattoria
CLASSIFICAZIONE F.C.I.: Gruppo 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer
Molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione 2.2 Molossoidi, tipo cane da montagna
Senza prova di lavoro

ASPETTO GENERALE
Esistono due varietà di San Bernardo
• Varietà a pelo corto (doppio pelo)
• Varietà a pelo lungo
Ambedue sono di taglia considerevole e hanno un aspetto maestoso. Il corpo è forte, asciutto,e muscoloso e armonioso; la testa è imponente; l’ espressione sveglia.

PROPORZIONI IMPORTANTI
• Proporzione ideale fra l’altezza al garrese : lunghezza del corpo (misurata dalla punta della spalla alla punta della natica) = 9 : 10
• Proporzione ideale fra l’altezza al garrese e la profondità del torace = come da schizzo seguente.
• La lunghezza totale della testa è leggermente superiore a un terzo dell’altezza al garrese.
• Il rapporto tra la profondità del muso (misurata alla sua radice) e la sua lunghezza è vicino a 2 : 1
• La lunghezza del muso è leggermente superiore a un terzo della lunghezza totale della testa.

COMPORTAMENTO – CARATTERE
Di carattere amabile, di temperamento da tranquillo a vivace, vigile.

TESTA Nell’insieme potente, espressiva e d’aspetto imponente

REGIONE DEL CRANIO
Cranio: vista dal davanti e di profilo, la parte superiore del cranio, robusto e largo, è leggermente convessa; quando il cane è in attenzione, l’attacco degli orecchi forma una linea diritta con la parte superiore del cranio; il cranio si fonde da ogni lato con morbida rotondità nelle parti alte delle guance, fortemente sviluppate. Sul davanti, la fronte cade in ripida pendenza sulla radice del muso. La cresta occipitale è solo moderatamente marcata, mentre le arcate sopra orbitali sono molto sviluppate. Dalla radice del muso, la sutura metopica, nettamente pronunciata, si prolunga in mezzo al cranio. La pelle della fronte forma sopra gli occhi delle pieghe leggere che convergono verso la sutura metopica. Quando il cane è in attenzione, si evidenziano maggiormente; normalmente sono piuttosto discrete.
Stop: ben marcato.

REGIONE DEL MUSO
Tartufo: ampio e angolato; di colore nero. Le narici sono molto aperte.
Muso: di una larghezza che si mantiene uguale; canna nasale diritta, con una leggera scanalatura.
Labbra: il bordo delle labbra è pigmentato di nero. Le labbra superiori, molto sviluppate, sono tese e non esageratamente pendenti; formano, verso il tartufo, un arco di ampio raggio. La commessura labiale è evidente.
Mascelle/Denti: mascella superiore e inferiore forti, larghe e della stessa lunghezza. Denti ben sviluppati. Regolare e completa chiusura a forbice o a tenaglia. Un prognatismo inferiore poco marcato senza perdita di contatto è ammesso. La mancanza dei PM1 (premolari 1) e dei M3 è tollerata.
Occhi: di media misura, dal color marrone scuro al nocciola, e moderatamente infossati nelle orbite; l‘espressione è amabile. Le rime palpebrali sono completamente pigmentate. È ricercata una chiusura naturale e ferma delle palpebre; una piccola piega sulla palpebra superiore e una piccola piega che lascia intravedere un pochino di congiuntiva sulla palpebra inferiore, sono ammesse.
Orecchi: di media misura, con attaccatura alta e larga. Conca auricolare molto sviluppata. L’estremità del padiglione, morbido e di forma triangolare, è arrotondata; il margine posteriore è leggermente scostato, quello anteriore aderente alle guance

COLLO: potente e di sufficiente lunghezza. Giogaia della gola e pelle del collo moderatamente sviluppate

CORPO
Nell’insieme: l’aspetto generale è imponente e armonico, di bella apparenza e molto muscoloso
Garrese: ben marcato.
Dorso: largo, potente e fermo. La linea dorsale è diritta e orizzontale fino alla regione lombare
Groppa: lunga, lievemente cadente; si fonde armoniosamente nell’inserzione della coda.
Torace: cassa toracica moderatamente discesa con costole ben cerchiate, ma non a botte; non deve scendere sotto il gomito
Ventre: e linea inferiore leggermente rialzata verso il posteriore

CODA: radice ampia e robusta. Coda lunga e grossa, con le ultime vertebre caudali che devono arrivare almeno fino al garretto. A riposo la coda è portata pendente o con il suo terzo inferiore leggermente curvato verso l’alto; in azione è portata più in alto.

ARTI
ANTERIORI
Nell’insieme: cane dall’anteriore piuttosto aperto; visti dal davanti gli arti sono diritti e paralleli
Spalla: scapola obliqua, muscolosa e ben aderente alla parete toracica
Braccio: più lungo della scapola. L’angolo tra la scapola e il braccio non è troppo aperto.
Gomito: aderente
Avambraccio: diritto, di forte ossatura, con muscoli asciutti
Metacarpo: visto dal davanti, perpendicolare nel prolungamento dell’avambraccio; visto di lato leggermente obliquo.
Piedi: anteriori larghi, con dita chiuse, robuste e molto arcuate.
POSTERIORI
Nell’insieme: posteriore moderatamente angolato e molto muscoloso; visti da dietro gli arti sono paralleli e non chiusi.
Coscia: robusta, molto muscolosa e larga.
Ginocchio: ben angolato, non diretto in fuori né in dentro
Gamba: inclinata, abbastanza lunga
Garretto: leggermente angolato e fermo
Metatarsi: visti da dietro perpendicolari e paralleli .
Piedi posteriori: larghi, con dita chiuse, robuste e molto arcuate. Tollerati gli speroni, purché non intralcino il movimento dei posteriori.

ANDATURA: movimento armonioso con buon allungo e buona spinta del posteriore. La linea dorsale è ferma, senza cedimenti rimarchevoli. Gli anteriori e i posteriori si muovono su linee parallele al piano mediano..

MANTELLO
PELO
• Varietà a pelo corto (doppio pelo): pelo di copertura fitto, lucente, aderente e rude; sottopelo abbondante. Leggere culotte alle natiche; pelo fitto alla coda.
• Varietà a pelo lungo: pelo di copertura diritto, di media lunghezza; sottopelo abbondante; nella regione dell’anca e sulla groppa di solito il pelo è un po’ondulato; arti anteriori con frange. Natiche con folte culottes. Muso e orecchi con pelo corto; la coda ha folto pelo
COLORE: colore di fondo bianco con macchie più o meno grandi marrone rossiccio (cane pezzato) fino a formare una gualdrappa ininterrotta marrone rossiccio sul dorso e fianchi (cane con gualdrappa). Una gualdrappa “marezzata” (miscelata col bianco) è ugualmente valida. Permesso il marrone rossiccio tigrato. È tollerato il marrone dorato. Le carbonature sulla testa sono ricercate; sono tollerate leggere tracce di nero sul corpo.
Marcature bianche obbligatorie: petto, piedi, punta della coda, banda attorno al muso, lista (che dalla canna nasale si prolunga sulla testa) e nuca..
Marcature ricercate: Collare bianco Maschera scura simmetrica

TAGLIA
Limite inferiore: Maschi 70 cm. - Femmine 65 cm
Limite superiore: Maschi 90 cm - Femmine. 80 cm
I cani che superano l’altezza massima, non devono essere penalizzati, purché nell’aspetto generale siano armoniosi e presentino un corretto movimento.

DIFETTI: qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerata come difetto che sarà penalizzato a seconda della sua gravità
• Insufficiente impronta del sesso
• Aspetto generale mancante d’ armonia
• Arti troppo corti rispetto alla taglia (cane basso sugli arti)
• Eccessive rughe sulla testa e collo
• Muso troppo corto o troppo lungo
• Labbra inferiori pendenti verso l’esterno alla mandibola
• Mancanza di denti, all’infuori dei premolari PM1 e degli M3. Denti piccoli (specialmente gli incisivi)
• Leggero prognatismo
• Occhi chiari
• Chiusura delle palpebre difettosa
• Dorso insellato o cifotico
• Groppa sopraelevata o avvallata
• Coda portata arrotolata sul dorso
• Assenza delle marcature richieste
• Anteriori torti o molto deviati in fuori (mancini)
• Posteriori troppo diritti, cagnoli o vaccini
• Movimento non corretto
• Pelo riccio
• Incompleto o mancante pigmento al tartufo o attorno al tartufo, alle labbra e alle rime palpebrali
• Colore di fondo difettoso, per esempio : moschettature o piccole macchie marrone rossiccio nel bianco

DIFETTI ELIMINATORI
• Cane pauroso, cane aggressivo
• Enognatismo, prognatismo accentuato
• Occhio blu, occhio gazzuolo
• Entropion, ectropion
• Mantello completamente bianco o completamente marrone rossiccio (mancanza del colore di fondo)
• Mantello di altri colori
• Taglia al di sotto del limite inferiore
Qualsiasi cane che presenti, in modo evidente, delle anomalie d’ordine fisico o comportamentale, sarà squalificato.

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali completamente discesi nello scroto



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